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La signorina Crovato – Recensione

La scrittrice e giornalista di moda Luciana Crovato, nota ai più come Luciana Boccardi, ci ha donato La signorina Crovato, la sua autobiografia edita da Fazi editore. Nata in una Venezia in cui iniziano a dilagare le ideologie di Mussolini, la Boccardi è figlia di un noto antifascista. La sua famiglia è vittima di numerose difficoltà sin dagli anni che precedono lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Luciana non ha neanche quattro anni quando sua madre Marcella la costringe a lasciare Venezia: un terribile incidente ha fatto cadere sul lastrico l’intera famiglia. Il padre, Raoul Crovato, non potrà più lavorare e Marcella, con l’appoggio dei nonni, decide di mandare la piccola in campagna.

Una volta lontana dai suoi cari, per la bambina inizia un lungo periodo d’isolamento che la porta inizialmente a passare le notti in una cesta per tacchini e a svolgere il compito di aiuto parrucchiera. Affidata infine alle cure di una famiglia di contadini, impara a svegliarsi alle cinque del mattino per dedicarsi ai vari impegni come fare il pane, lavare i panni con la cenere e badare alle bestie.

Tempo dopo, in seguito al suo ritorno a Venezia, è costretta a rimboccarsi le maniche per iniziare a lavorare e mantenere la famiglia. La madre, con il suo misero stipendio da insegnante di pianoforte, non può farcela da sola. Luciana aiuta come può, occupandosi di impieghi di vario tipo come fare la commessa in una panetteria o dare ripetizioni a bambine di ricche famiglie. Le vengono così privati gli anni più belli dell’infanzia. I Crovato subiscono inoltre le privazioni causate dalla guerra, la paura dei bombardamenti, le incursioni in casa di fascisti e nazisti. Ciononostante Luciana non si dà mai per vinta e la sua determinazione la porta ad esercitarsi nella dattilografia nella speranza di riuscire a trovare un lavoro fisso.

Luciana Boccardi ha così descritto la sorte che ha subito durante i primi anni della sua vita. L’insegnamento che se ne trae è l’importanza a non piegarsi al dolore sottomettendosi ad esso ma continuare a lottare per migliorare sé stessi.

Un’infanzia rubata

Con La signorina Crovato Luciana Boccardi ci offre un romanzo di formazione ambientato in un periodo storico non molto distante da quello in cui viviamo. L’opera è suddivisa in tre atti.

Quello iniziale si occupa di approfondire l’infanzia di Luciana, la cui vita cambia radicalmente non appena viene a conoscenza di un terribile evento. Suo padre Raoul, a causa di un incendio scoppiato nel teatro in cui lavora, ha riportato ferite gravissime e potrebbe non riuscire a sopravvivere. La bambina, seppur molto piccola, sente le conversazioni degli adulti intuendo la situazione ma nessuno si offre di dirle la verità.

Le condizioni di Raoul sono terribili e il futuro di tutta la famiglia è incerto. La bambina viene allontanata da Venezia e, una volta abituatasi alla vita in campagna nella quale è stata mandata, spera addirittura di non dover più tornare a casa. Nella sua ingenuità infantile, Luciana non crede possibile che sua madre Marcella debba essere costretta a stare notte e giorno in ospedale con il padre, senza poter badare a lei.

Nei due atti successivi c’è il ritorno a Venezia e l’inizio della sua istruzione scolastica grazie all’appoggio dei nonni materni. La madre non le permette di frequentare il Liceo Classico. Marcella vuole, infatti, che sua figlia faccia una scuola che le garantisca di trovare subito un impiego. Ciò non si rivela tuttavia facile dal momento che Luciana è figlia di un comunista ed è anche troppo giovane per essere assunta in un’azienda o in un negozio. Ad aumentare maggiormente la paura è la dichiarazione di guerra annunciata da Mussolini che rende le condizioni di tutti loro ancora più precarie.

Raoul Crovato

L’autrice fa una rapida esposizione della famiglia, partendo dai bisnonni paterni e soffermandosi infine sul passato di suo padre Raoul Covato.

Raoul partecipa alla spedizione dannunziana per la liberazione di Fiume nel 1919, ricevendo parole di elogio da parte dello stesso D’Annunzio. Nel 1921 diventa un antifascista affermato, contribuendo alla fondazione del Partito Comunista Italiano. Sono queste le motivazioni che lo portano a perdere il suo impiego di primo clarinettista dell’orchestra di Venezia. Inizia ad avere notevoli difficoltà nel trovare un altro modo per procacciarsi il pane.

Innamoratosi di Marcella, è però ostacolato dai genitori di quest’ultima i quali, ultracattolici e fascisti, sono contrari a far convolare a nozze la loro figlia con il musicista ateo e non battezzato. Il giovane è dunque costretto dalle evenienze a placare il suo credo comunista. In caso contrario non potrebbe né sposare la donna che ama né trovare un lavoro che gli permetta di mantenersi.

Pochi anni dopo la nascita di Luciana, Raoul lavora in un teatro ma perde la vista in seguito ad un incendio scaturito all’interno della struttura.

Ormai cieco non può più svolgere alcun impiego lavorativo ma, piuttosto che commiserare sé stesso per la propria impotenza e abbandonare la musica, inventa un metodo ingegnoso che gli permette di continuare a suonare il clarinetto e il sassofono. Durante gli anni della guerra tra lui e Luciana inizia ad instaurarsi una forte complicità. E’ proprio Raoul che fa comprendere alla figlia l’importanza di non essere vittime del dolore e di impegnarsi per migliorare la propria condizione.

“Per quanto fosse malridotto, e cieco, la sua presenza mi fece sentire in salvo. Mio padre era l’approdo, il porto sicuro, l’Onnipotente. Era l’unico in cui credevo: era la forza della sua intelligenza che, ai miei occhi, lo rendeva un eroe”

In seguito all’incidente però non è stato facile per lui accettare la realtà dei fatti, consapevole che non avrebbe più potuto svolgere alcun mestiere. Nasce così un problema al quale Raoul non riesce più ad uscire, diventandone dipendente. Inizia a frequentare assiduamente locande, a volte sperperando i pochi soldi che possiede per del vino scadente. Questi sono gli unici momenti in cui l’uomo non è più se stesso, parla con la mente annebbiata dall’alcool ed è facile all’ira. Luciana soffre tanto nell’avere un padre alcolizzato che, durante la guerra, può non tornare a casa dopo un’intera notte passata fuori a bere.

Quando il fascismo inizia a diventare una minaccia, si inizia a parlare della nascita della Resistenza, la quale secondo Raoul è organizzata da uomini antifascisti non per convinzione ma per evenienza. Nonostante questo non ha mai negato loro aiuto. Sfruttando la sua cecità, riesce a superare i posti di blocco fascisti con la scusa di essersi perso per la città. Grazie a questo stratagemma riesce a salvare numerose vite, portando messaggi ai suoi amici comunisti. “La staffetta cieca” è il nome con cui viene appellato Raoul Crovato nel libro sulla Resistenza a Venezia scritto da Zanon dal Bo e a questo fa riferimento la stessa Luciana Boccardi.

“Se qualcuno, per qualsiasi ragione, ha l’opportunità di condurre una vita straordinaria, ha il dovere di non tenerla per sé”

Ne La signorina Crovato è narrata la storia di una bambina la cui infanzia è stata molto più dura rispetto a quella dei suoi coetanei. L’autrice presenta una Venezia all’interno di un arco temporale che va dagli anni ’30 al Secondo Dopoguerra, con tutti i problemi e le condizioni in cui versava la città sia prima che in seguito il Conflitto Mondiale.

Quello che traspare dal romanzo di Luciana Boccardi è l’immenso amore verso la sua famiglia, il desiderio impellente di lottare per sopravvivere e di superare gli ostacoli che il destino le ha posto davanti. La Boccardi, con una scrittura scorrevole e vivace, ha sentito la necessità di narrare del suo passato, riportando alla memoria un ambiente e un periodo storico il cui ricordo ormai appartiene a pochi.

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