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La Taverna di Mezzanotte – Recensione

Nei vicoletti di Shinjuku, si nasconde un piccolo ristorante. Il suo menù offre solo un piatto, ma chi ci va sa che lo chef cucinerà qualunque cosa i clienti chiedano, se ha a disposizione i giusti ingredienti. La Taverna di Mezzanotte – Tokyo Stories di Yaro Abe, è il primo di 23 volumi ancora in corso della linea Aiken, editi da Bao Publishing, e pubblicati per la prima volta in Italia il 16 luglio 2020.

Approdato come un uragano estivo, le Tokyo Stories hanno rapito tutto il pubblico italiano con il loro velo incantato e nostalgico, trasportandoci in quel vicoletto di Shinjuku dove l’oste della Taverna, apre le sue porte dalla mezzanotte fino alle sette di mattina, ospitando gli avventori più disparati in cerca di un posto caldo e confortevole dove condividere le loro vite. Il tema principale della storia? Il cibo naturalmente, che si pone come principale filo conduttore capace avvicinare ed intrecciare le vite delle persone che finalmente riescono a fermarsi dalla frenesia delle loro vite per assaporare un pasto caldo in questa singolare Taverna.

Yaro Abe ci fa entrare nella Taverna dell’affascinante e misterioso locandiere del quale non conosciamo il nome, lasciandoci godere appieno le luci soffuse ed il silenzio caratterizzano le notti di questo vicoletto della grande metropoli giapponese. Noi siamo lì, scostiamo la tenda noren della Taverna ed entriamo assieme allo chef, cominciando a preparare il necessario per esser pronti ad accogliere i nostri primi ospiti. La taverna è un luogo essenziale ma accogliente, è confortevole e familiare e si può ordinare quello che si vuole a patto che lo chef abbia tutti gli ingredienti necessari.

Tra un capitolo e l’altro vi sono un susseguirsi di piatti della tradizione, dal Katsudon al Neko-Manma e Nattō e Tarako fino a scoprire come tagliare più carinamente dei semplici würstel a forma di polpo. Ogni storia corrisponde ad una ricetta diversa, e per ogni ricetta vi si rispecchia l’immagine di chi la ordina.

Attorno ad una zuppa di miso o ad una ciotola di katsu-curry vediamo ruotare le storie di quelle persone che vivono la notte, con il cibo che fa da nodo al loro intreccio, avvicinando personalità eccentriche e strampalate che tornano a casa dopo una giornata stressante di lavoro. Passerete dal capo di una banda criminale al gestore di un locale gay, dalla spogliarellista, alla modella e allo studente Erasmus, al poliziotto e al rockettaro. I clienti della Taverna non sono mai gli stessi a parte gli affezionati che tornano di volta in volta, i quali una volta trovato il loro posto sicuro nel cuore della città decidono di godersi le prelibatezze inaspettate che l’oste prepara con le sue mani.

Tutte queste vite si intersecano in trenta affascinanti capitoli, per un totale di 300 pagine che non cesseranno di farci sorridere, emozionare e lasciarci la curiosità di sapere come le loro storie proseguiranno.

Le prime tavole che Yaro Abe ci propone sono a colori per farci addentrare nei colori della città, la pagina d’apertura è in pergamena serigrafata bianca trasparente come ad aggiungere un velo alla tavola nera in notturna di Shinjuku e la meravigliosa suddivisione in capitoli con un piatto diverso. L’immancabile trascrizione in giapponese della Taverna di Mezzanotte ed il logo-mascotte Cliff, che “Aiken” ha deciso di adottare fondendolo ad un daruma, sono i primi elementi simbolo che figurano sul dorso e appena apriamo il tankobon. La sovraccoperta del manga è in carta naturale, rispecchiando il design dell’edizione giapponese edita da Shogakukan.

Lo stile del disegno è semplice e raffinato, con un tocco leggero e linee sottili che danno spazio a molto bianco e poche ombreggiature, proprio ad esaltare la bellezza e minuziosità del cibo e dei volti (a volte) grotteschi dei personaggi. Evocative sono le tavole in cui vengono raffigurati i vicoletti di Tokyo con le lanterne che danzano al vento e le tende noren mosse dalla brezza notturna. Ad intervallare i capitoli, una pagina nera con solo un orologio a pendolo da parete che scocca l’ora, quasi ad introdurci ad un nuovo tempo, ad una nuova storia e, naturalmente ad un nuovo avventore affamato.

 La Taverna di Mezzanotte, è stato inoltre vincitore del 39° Japan Cartoonist Award Grand Prize, consacrando Yaro Abe come uno dei mangaka più influenti del panorama letterario.

L’opera, riadattata da Netflix e rilasciata nel 2016 con il titolo Midnight Diner, ha uno degli intro musicali più emozionanti e suggestivi tipici della saudade giapponese e che più racchiudono il senso della storia: “Omoide (思ひで)” di Ludens, originariamente cantata da Tsunekichi Suzuki(鈴木常吉).

In conclusione, ciò che Yaro Abe ci sta proponendo è un vero e proprio tesoro letterario, che con la sua apparente semplicità riesce ad arrivare al cuore delle persone, che porta il lettore ad incuriosirsi, e a lasciargli quel velo di mistero che ruota attorno alla personalità dell’affascinante locandiere dalla cicatrice sull’occhio.

“Per chi ha perso la gioia di godersi ogni giorno,

Per chi è perseguitato dal lavoro,

Per chi vuole solo lamentarsi che i superiori lo trattano male,

Per chi è tanto felice da toccare il cielo con un dito,

Esiste un angolo di tranquillità da cui escono col sorriso sulle labbra, sazi nello stomaco e nell’anima”.

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