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L’Altro – Recensione

l'altro

In pochi conoscono Thomas Tryon quanto Stephen King, eppure si potrebbe dire che King non sarebbe lo stesso Re che è divenuto senza che prima ci fosse stato Tryon. L’altro è uno tra i più grandi classici della letteratura horror americana mai scritti, tornato in auge in Italia grazie a Fazi lo scorso 11 marzo. Una lettura che ben mescola quel senso di inquietudine del presente alla calma del passato donando, a chi lo scorge, quel senso di suspense tipica del genere

Holland e Niles Perry sono gemelli identici di tredici anni. Molto legati, tanto da poter quasi leggere il pensiero l’uno dell’altro, ma anche molto diversi: Holland, audace e dispettoso, negli occhi una luce sinistra, esercita il suo carisma sul fratello Niles, gentile e remissivo, desideroso di compiacere gli altri, il tipo di ragazzo che rende orgogliosi i genitori. Hanno da poco perso il padre in un tragico incidente e vivono in una fattoria del New England con la madre e la nonna.

Le giornate estive in campagna sono lunghe e noiose ma la fantasia multiforme dei ragazzi è un’arma efficace, che si alimenta di oggetti preziosi custoditi gelosamente in una vecchia scatola di latta, assi che scricchiolano e orecchie tese a percepire passi misteriosi, spettacoli macabri inscenati in cantina e vecchie storie che sembravano dimenticate. Ecco però che l’incantesimo dell’infanzia si spezza: una dopo l’altra, una serie di figure vicine ai ragazzi vengono coinvolte in cruenti fatti di sangue. E diventerà presto chiaro che la mano dietro a queste inquietanti tragedie può essere una sola…

«Ecco. Che vi avevo detto. Quella casa galleggia sull’alcol».

Il concetto di altro in filosofia è una nozione antica, pensiamo a Socrate, Platone o Aristotele che lo contestualizzano in un rapporto opposto a quello di identità, fino ad arrivare ad un epoca più moderna con Cartesio e l’essenza del cogito unicamente soggettivo, e più recentemente con l’esistenzialismo di Heidegger. Proprio il filosofo tedesco, Heidegger, con il suo concetto di esserci (DASAIN – essere gettato nel mondo, essere nel senso di relazionarsi ad ALTRO) pone l’attenzione sulla nostra vita e sulla caratteristica dell’essere “gettato nel mondo”, essere in rapporto agli altri.

Attraverso questo particolare dualismo de il sé e l’altro, l’autore guida il lettore nella conoscenza di due fratelli gemelli, uniti da un legame unico e speciale. Ai due protagonisti basta uno sguardo l’uno negli occhi dell’altro per intendere le intenzioni reciproche. Holland e Niles Perry, tredicenni gemelli in perfetta simbiosi, hanno un legame singolare e nonostante le marcate differenze caratteriali l’uno non esiste senza l’altro.

Holland è audace, dispettoso, coraggioso, ambiguo, sfacciato e cinico ed in grado di esercitare una forza sinistra sul fratello. Niles, all’opposto, è dolce, comprensivo, amorevole e accomodante, con un indole assertiva non atta ai litigi ma più al compiacimento degli altri. Grazie a queste sue particolarità, Niles rende orgogliosa la madre e tutte le persone che gli sono attorno.  Due ragazzi distinti ma inscindibili, come si vedrà percorrendo le pagine del romanzo. Tryon marca in modo evidente e anche fuorviante, soprattutto nella prima parte del libro, il tema del doppio.

«Ci si aiuta l’un l’altro con la comprensione; è l’unico aiuto che esiste. E anche l’unica speranza».

Niles è un sognatore, si possono scorgere dialoghi, con la nonna Ada o con la madre, nei quali si perde in sproloqui come se si immedesimasse nell’ambiente circostante, divenendo un tutt’uno con esso e rimarcando talune volte la dipendenza del legame con il fratello. Holland, infatti, è quasi sempre presente nei suoi discorsi con gli altri. Sottolineando sempre più quel rapporto un po’ tossico e dipendente che lo lega al fratello. L’unica persona che potrebbe destare sospetti nel lettore, seminando briciole di pane lungo il percorso, è Nonna Ada. Talvolta circospetta attraverso i confronti che avvengono unicamente con Niles butta qui e là qualche indizio.

In quest’ottica si può presumere che Niles, essendo nell’occhio del ciclone nella narrazione, sia il diverso, l’alienato, mentre il fratello è l’Altro. Il fatto, quindi, di relazionarsi con l’altro significa avere un contatto con altre identità, qualcuno che è “diverso”. Così facendo entra più profondamente nella comprensione di sé stesso e alla sua abnegazione.

L’autore preferisce quindi un approccio più psicologico al racconto, il profilo di tutti i protagonisti è ben delineato seppur inizialmente ingannevole. Infatti da principio sembra tutto perfetto, che nulla possa scalfire la tranquillità di questo scenario. Ambientazione idilliaca, tipica dei luoghi di quel tempo. [Pequot Landing… sono sicuro che saprete già com’è, una tipica cittadina fluviale del Connecticut, piccola, senza pretese, vecchiotta. Splendidi olmi che formavano passaggi ombreggiati lungo le vie – questo, prima della moria dovuta alla grafiosi – prati spaziosi e ben curati, promettenti a giugno, già secchi entro settembre, case di legno o di mattoni o di stucco, talvolta tutti e tre.] Un lettore attento, però, e particolarmente abituato a questo genere, potrebbe scorgere i vari indizi ancor prima che arrivi il plot twist sconvolgente.

Parzialmente coperta dai rami degli olmi, la luna tracciava sulla distesa d’erba scura come l’acciaio dei sottili tratteggi argentei.

Pensando però che il romanzo è nato nel lontano 1972 tutta la certezza di oggi vien meno. Sicuramente all’avanguardia, un testo nel cui titolo è racchiusa l’intera essenza del racconto e con calma pacifica apparente, racconta fatti inquietanti e angoscianti. Una dualità costante – bene e male, io e l’altro, calma e agitazione –  un vero capolavoro della letteratura. Alla fine, inoltre, ci si imbatte in una postfazione di Dan Chaon il quale aggiunge vari spunti di lettura che approfondiscono diligentemente il lavoro di Tryon.

La scrittura è piacevole e suggestiva, punta all’insinuare il dubbio e a sorprendere il lettore, tecnica che calza a pennello con la parte orrorifica del racconto.  Il piano narrativo varia; c’è una parte introduttiva all’inizio di ognuna delle tre parti in cui è suddiviso il romanzo, scritta in prima persona di un narratore ignoto. L’identità di costui la si scoprirà solo nelle battute finali del libro. Questo incipit metanarrativo non è altro che un artificio adoperato per proseguire con il corso degli eventi narranti in terza persona al passato.

Tryon si dilunga in descrizioni paesaggistiche e nella caratterizzazione dei personaggi con periodi che si dilungano per pagine, rendendo così un po’ più lenta l’azione e riducendola ai minimi termini. Tutto porta però ad un vero colpo di scena che farà rimanere basiti in particolar modo i lettori meno attenti. Sicuramente però, nel 1972 tutto questo potrebbe essere sembrato decisamente scioccante.

Non ricordate la casa dei Perry, vero? Adesso non esiste più, mi dicono.

Casa Perry, solida, grande, di forma irregolare. Assi di legno un tempo bianche ingrigite dalla sporcizia, vernice a bolle sulle imposte verdi che incorniciavano alte finestre, i vetri butterati e sbiaditi, le grondaie patinate che intascavano le ultime foglie di ottobre. Una casa comoda: veranda, portico a colonne da un lato, caminetti nella maggior parte delle stanze dai soffitti alti, tende di pizzo ovunque, perfino agli abbaini della soffitta. Macchie d’umidità sull’intonaco in alto. Il fienile era vecchissimo, incurvato, chiazzato di licheni, muffoso, situato su una piccola altura accanto alla strada della ghiacciaia. Sopra la trave del tetto c’era una cupola, una struttura a quattro finestre dove venivano ospitati i piccioni. Era il punto più alto nei dintorni, e sulla sommità era posto un segnavento, un falco pellegrino, emblema dei Perry, a dominare il paesaggio.

Nel complesso L’Altro di Thomas Tryon è un libro cardine, un passaggio obbligato, per gli amanti della letteratura thriller e horror, in particolar modo di quegli horror psicologici nei quali ogni riga cela qualcosa, un indizio, un sospetto. Un romanzo che ha scritto le basi di molti suoi successori, basti soffermarsi alla descrizione di Casa Perry ripresa successivamente in molte opere e film del genere. Grazie a Fazi editore ora questa piccola perla è disponibile e da non perdere assolutamente.

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By Maria V.

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