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Le cronache dell’acero e del ciliegio: La maschera del Nō – Recensione

Le cronache dell’acero e del ciliegio di Camille Monceaux, edito da Ippocampo Edizioni, è una nuova tetralogia affascinante e ambiziosa. Questo primo libro si intitola La maschera del Nō e sin dalle prime pagine verrete catapultati in un periodo storico dove l’onore, il rispetto e la vendetta, sono cose serie su cui non bisogna scherzare. Parliamo del Giappone del XVII secolo.

Abbandonato da piccolo, Ichirō viene allevato come un figlio da un misterioso samurai che gli insegna la via della spada. Recluso tra le montagne, in mezzo a una natura selvaggia, cresce al ritmo delle stagioni tra una felice spensieratezza e un addestramento che esige perseveranza e coraggio. Ma una terribile notte Ichirō vede la propria vita cambiare da cima a fondo. Deve voltare le spalle all’infanzia per affrontare il mondo e il proprio destino.

Bisogna solcare il mare all’insaputa del cielo…

Con Le cronache dell’acero e del ciliegio – La maschera del Nō si aprono le porte a un romanzo crossover appassionante e avvincente dove gli aspetti tipici del Giappone del periodo Edo riecheggiano a ogni rigo. Leggende, folklore, onore, tutto quel guazzabuglio di aspetti che assolutizzano da sempre l’aspetto nipponico culturale e storico che incuriosisce e affascina. L’autrice, Camille Monceaux, fornisce al lettore un racconto di formazione dove il genere narrativo, in questo caso, descrive l’evoluzione, i cambiamenti e le esperienze dei vari personaggi, Ichirō su tutti, nel suo passaggio dall’età infantile e adolescenziale a quella un po’ più adulta. Una storia semplice, ma che cela la complessità capace di creare letteralmente una fame viscerale, una sorta di dipendenza/empatia senza pari. Non ne potrete fare a meno. Divorerete l’opera in un battibaleno!

La Monceaux, nelle prime pagine soprattutto, è molto dettagliata nel raccontare la storia di Ichirō, per poi – ad un certo punto – mutare in una trasposizione pienamente narrativa. Da narratore, la storia inizierà a essere raccontata dalla prospettiva del personaggio stesso e senza rendervene conto vi troverete immersi fino alla gola nella storia. Ma nonostante tutto questo dettagliare e cambiare “approccio”, il lessico utilizzato è sempre lo stesso: semplice, variegato e diretto, non manca mai di spessore. Appaga, informa e vi sarà palese che l’autrice ha fatto un gradevole lavoro di ricerca storica e culturale.

In questo primo libro de Le cronache dell’acero e del ciliegio sono presenti molte dinamiche esistenziali e profondamente importanti per la vita di ogni essere umano, come quelli dell’abbandono, dell’amicizia, del tradimento, della passione, della vendetta, della solitudine, del crescere da soli e tanto altro. Per esempio, Ichirō, ad appena due anni di vita, viene ritrovato con addosso solo un ciondolo a forma di foglia di acero, da quella persona che poi diventerà il suo Maestro di spada. Un Samurai che ormai ha deciso di trascorrere il resto della sua vita, dopo mille battaglie, come un anacoreta, ovvero un eremita.

La cosa davvero straordinaria de Le cronache dell’acero e del ciliegio e la realisticità di tutto l’insieme.

Il rapporto tra i due potrebbe essere contemplato come quello di un padre misterioso, severo ma giusto, amorevole ma di poche parole, che racconta davvero poco del suo passato. Un po’ come il rapporto tra Daniel san e il maestro Miyagi in Karate Kid. E del resto si sa, in un mondo perfetto il papà è la persona a cui ci affidiamo per avere una guida, che ci ama incondizionatamente e che cerca di farci sorridere. Purtroppo, nella vita reale, quella figura genitoriale, non ha sempre queste qualità.

E anche per la “guida” di Ichirō sarà così. Ma fortunatamente con lui ci sarà anche Oba, un’anziana donna tuttofare che segue da sempre il Maestro. Il rapporto tra Ichirō e Oba è ben diverso da quello creato con il Maestro, che principalmente si proietta verso la filosofia dei samurai e la disciplina della spada e, come detto, risulta essere severo ma comprensivo. Quello tra l’anziana donna e il nostro personaggio principale sarà un rapporto d’amore e affetto, come quello di una nonna verso il proprio nipote che cura con sentimenti puri e incondizionati.

L’atmosfera che Camille Monceaux crea è totalmente evocativa. L’ambientazione del Giappone del XVII secolo si dimostra essere accurata e sempre affascinante. Un periodo molto ammaliante dove la tradizione e la disciplina della katana erano sempre al centro di tutto in una società politicamente divisa in due. Un paese tradizionalista, in un periodo storico molto particolare. La società, gli usi, i costumi, i ruoli nella comunità, i quartieri, i locali e ovviamente il teatro Nō e quello del Kabuki, nell’opera, vengono descritti dall’autrice egregiamente. Un’accuratezza molto soddisfacente che si traduce – per il lettore – in una full immersion narrativa assolutamente esplosiva e gradevole.

Un nuovo giorno. Una nuova speranza.

Quello che invoglierà il lettore, appagandolo, capitolo dopo capitolo, sarà proprio l’insieme di queste soluzioni narrative che porteranno l’esperienza di lettura a un livello molto alto di intrattenimento. Questo perché ne Le cronache dell’acero e del ciliegio avrete l’occasione di vivere e riscoprire il piacere di una lettura fresca ma non distante da un canone di formazione tecnica, nella quale la Monceaux rende presente la sua idea di romanzo, attraverso la sua scrittura coinvolgente e mai banale. Il ritmo dell’opera per alcuni potrebbe sembrare a tratti lento. Attenzione, non scambiate questa illusione con la determinazione dell’autrice di colpire e fare breccia nel vostro animo da lettori affamati, facendovi accomodare su una nuvola e gustare la storia, in totale relax.

Ma aldilà di tutto l’aspetto delizioso che l’opera potrà offrire, sarà proprio la storia che farà la differenza. Un’avventura che risulta essere carismatica nel suo complesso, affascinante e sorprendente. Ormai lo sappiamo, in ogni testo narrativo che si rispetti, per rendere avvincente il racconto, l’autore fa riferimento a un preciso schema narrativo, per rendere il tutto logico e coerente. Le cronache dell’acero e del ciliegio e, dunque, Camille Monceaux, non sono da meno. Ripagano totalmente le aspettative (aspettative che iniziano dalla meravigliosa copertina, la mappa e le decorazione sempre realizzate dalla stessa). Uno stile di scrittura che cattura e ammalia piano piano, prendendosi tutto il tempo di cui necessita, in un crescendo continuo.

Dalla copertina alla carta scelta, dalla grandezza del font agli ornamenti sul taglio del libro sia di testa che superiore, l’edizione fisica di Ippocampo è deliziosa. Il libro potrebbe benissimo essere utilizzato come arredo design per le sale da tè.

In conclusione, l’opera di cui state leggendo la nostra recensione è una storia che porta sicuramente una ventata d’aria fresca nell’universo del genere. Un racconto che si prende il suo tempo per poter regalare al lettore un’esperienza unica. Un tuffo nel Giappone del diciassettesimo secolo carico di sensazioni, emozioni, cultura e decisamente tanta storia. Il finale vi lascerà talmente sospesi che non vedrete l’ora di avere tra le mani il secondo libro, bramosi e avidi di scoprire il prosieguo.

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By Paolo Monticciolo

Tutto tutto, va bene… vi racconto tutto. Quando ero in terza ho copiato all'esame di storia. Quando ero in quarta ho rubato il parrucchino di mio zio Max e me lo sono messo sul mento per fare Mosè alla recita della scuola. Quando ero in quinta ho buttato per le scale mia sorella Heidi e poi ho dato la colpa al cane… Allora mia madre mi mandò a un campeggio estivo per bambini grassi e poi una volta non ho resistito, ho mangiato due chili di panna e mi hanno cacciato” (I Goonies, 1985)

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