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Le Ombre – Recensione

Alex North torna con un nuovo inquietante thriller, Le Ombre. Edito da Mondadori, è il secondo romanzo dell’autore, dopo L’uomo dei Sussurri.

Nella cittadina di Featherbank un ragazzino viene assassinato da due coetanei, in circostanze orribili. Per la detective Amanda Beck, responsabile delle indagini, davanti a un simile orrore il dovere di scoprire la verità diventa un bisogno. Un obiettivo da raggiungere ad ogni costo.

Quasi nello stesso momento, Paul Adams torna a Gritten per la prima volta dopo vent’anni. Le condizioni di salute della sua anziana madre si sono aggravate improvvisamente e, per quanto contrario, è costretto al rientro.
Paul ha ritrovato un posto nel mondo un passo alla volta, dopo i terribili eventi che hanno ridotto in pezzi la sua vita e sconvolto la piccola cittadina in cui viveva.
Era stata tutta colpa di Charlie Crabtree. Un ragazzino inquietante, quasi disturbante. Aveva impiegato poco a separare Paul e il suo migliore amico, James. A coinvolgerli in fantasie sempre più pericolose, fatte di strane teorie sui sogni e il loro effetto sulla realtà. “Sogni lucidi”, li chiamava. Pur sapendo di dover fare qualcosa per fermarlo, Paul ha scelto di voltare le spalle agli eventi. E ha finito col perdere qualcuno a lui caro.

Avviene improvvisamente un altro omicidio. La storia sembra ripetersi. Il passato che Paul credeva di essersi lasciato alle spalle, rivela di non averlo mai abbandonato. E la domanda che gli grava sul cuore dal terribile omicidio di allora, torna più cupa che mai: come fece a sparire Charlie Crabtree?

Con Le Ombre, Alex North si riconferma un abile narratore e maestro del brivido. Il lettore è immerso in un clima di inquietudine profonda e disagio sin dalle prime pagine, favorito dalla scelta peculiare della trama. Regna un dubbio costante, ci si chiede se gli eventi siano reali, se ci si possa fidare di ciò che è scritto tra le pagine. I sogni possono davvero influire sulla realtà?

“Tutto ciò che avevo o non avevo fatto aveva proiettato da allora un’ombra sulla mia esistenza.”

Paul è un uomo spezzato, in fuga da venti lunghi anni. E’ scappato dal proprio passato appena ne ha avuto la possibilità, allontanandosi da Gritten per non farvi mai più ritorno. Tornare a casa per lui significa rivivere le colpe e gli errori commessi. Nonostante il trascorrere del tempo, ciò che è accaduto resta ancora profondamente tangibile in quei luoghi. Nulla è stato realmente dimenticato, quasi come se l’orrore di quegli eventi fosse ancora presente nell’aria, nascosto e incerto. Quasi come incubi in attesa, lì, tra le Ombre, il bosco al limitare di Gritten.
I ricordi tornano a bussare alla porta di Paul con violenza, ferocia, per mettergli davanti la cruda verità. E cioè che non potrà mai dimenticare. Quel senso di colpa che ha continuato a divorarlo lentamente, senza tregua, non svanirà.

Attraverso questo groviglio di dolore ed emozione che pesa sulla sua anima, Paul racconta in prima persona ciò che è e ciò che è passato, oscillando tra la dura realtà e i sogni angoscianti.

Nell’intimità del racconto del protagonista si intromettono dei capitoli raccontati invece in terza persona, incentrati sulla figura della detective di Featherbank, Amanda Back.

Anche Amanda, come Paul, è costretta a rivivere in modo distorto la realtà nei sogni. Le vittime, i crimini, tornano a perseguitarla nella notte, impedendole quel distacco professionale che tanto desidererebbe. Quella qualità che tanto ammirava in suo padre, poliziotto a sua volta.
Ma scavando nel passato, ricercando così fortemente la verità, si chiede se l’assenza di questa tanto agognata imparzialità sia davvero un difetto e non, magari il suo più grande punto di forza.

L’inganno della narrativa

È in particolar modo sul piano narrativo che Alex North brilla. Propone un thriller costruito con attenzione, con una precisione quasi matematica. Lo stile lento e compassato sviluppa una narrazione intenzionalmente graduale, che favorisce un’immersione nei fatti quasi totale. Sin dalle prime righe inizia uno sviluppo in crescendo dell’inquietudine, che avvolge il lettore in modo subdolo, fino a divenire soffocante. 

L’ambientazione e i personaggi sono comuni, quasi anonimi. Ma questa assenza di peculiarità valorizza potentemente l’effetto disturbante degli eventi. Attraverso lo sconvolgimento della più assoluta normalità, l’orrore sa farsi strada con effetti devastanti, ottenendo un risultato ben più crudele agli occhi di chi legge. E l’aspetto sovrannaturale della storia è un prezioso espediente dell’inganno.

Dimostrazione di una costruzione attenta sta anche nella presenza di quelli che sembrano essere veri e propri difetti. In diversi momenti la storia raccontata sembra perdere senso, istigando una forte irritazione. Lascia il presentimento di non aver capito a fondo quello che si è letto e viene quasi voglia di tornare indietro di alcune pagine, per risolvere tale fastidiosa sensazione.

In verità, questi “falsi difetti” sono una delle maggiori qualità del romanzo ed è in gran parte ad essi che si deve l’impatto enorme del colpo di scena. La soluzione del mistero è di una semplicità disarmante. Tale semplicità, però, amplifica enormemente l’impatto del momento. L’illusione si rompe e ci si ritrova in uno stato di confusione e torpore. Quasi come a svegliarsi da un sogno.

In conclusione, North è un maestro dell’inganno. Presente e passato si mischiano con attenzione, in un’angosciante incertezza tra sogno (o forse incubo?) e realtà. Al punto che spesso risulta difficile capire quando finisca l’uno e inizi l’altra. 
Avete presente quella situazione di incertezza e confusione che si prova quando ci si sveglia, quando si cerca di capire se ci si trovi ancora nel sogno o nella realtà? Questo è quello che si prova nel leggere Le Ombre.

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