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Le Segnatrici – Recensione

Le Segnatrici è il romanzo di debutto nel genere thriller di Emanuela Valentini, edito da Piemme. Una storia che viaggia tra tradizioni e modernità in quel di Borgo Cardo, paesino montano d’invenzione nell’Appennino Tosco Emiliano.

L’autrice:
Emanuela Valentini vive e lavora a Roma come editor freelance. Ha vinto numerosi premi per la narrativa breve e ha pubblicato in digitale il serial Red Psychedelia. I suoi racconti sono stati tradotti in varie lingue. Scrive per Wired Italia. Pratica per hobby la fotografia di paesaggi naturali e urbani. Amante della cultura underground, a volte dipinge sui muri. Le segnatrici è il suo debutto nel thriller, in corso di pubblicazione in diversi Paesi del mondo.

Il ritrovamento delle ossa di Claudia, bambina scomparsa ventidue anni fa, richiama a Borgo Cardo, nell’Appennino emiliano, Sara Romani, chirurgo oncologo di stanza a Bologna. Per lei il funerale è una pericolosa occasione di confronto con un passato da cui è fuggita appena ne ha avuto la possibilità. Al ritorno nella routine bolognese, il desiderio è quello di dimenticare. I segreti, gli amici d’infanzia rimasti inchiodati a una realtà carica di superstizioni e pregiudizi, le ossa di una compagna di giochi riemerse da un tempo lontano. Finché scompare un’altra bambina: Rebecca. Sara ha avuto giusto il tempo di conoscerla.

Dopo il funerale Rebecca le ha curato una piccola ferita secondo l’antica tradizione della segnatura e adesso Sara è in debito con lei. Un legame che sa di promessa. Un filo rosso che unisce il passato di Sara, schiava della convinzione di dover salvare tutti, con un incubo appena riemerso dall’oblio. Mentre il paese si mobilita per ritrovare Rebecca, la donna è costretta a tornare. È l’inizio di una discesa negli inferi dell’Appennino, un viaggio doloroso nelle storie sepolte nel tempo attraverso strade, boschi, abitazioni e volti che lei aveva imparato a cancellare dalla memoria, e che ora diventano luoghi neri in cui cercare una bambina innocente.

Quale oscuro mistero si cela dietro la secolare tradizione delle segnatrici? In una sfrenata corsa contro il tempo per scoprire chi ha rapito Rebecca e riuscire a salvarla prima che sia troppo tardi, Sara dovrà scendere a patti con una parte di sé messa a tacere ventidue anni prima. A costo di perdersi nel labirinto dei ricordi e non trovare più la via d’uscita.

La protagonista de Le segnatrici è Sara, giovane medico oncologico che ritorna, in occasione del ritrovamento del cadavere di un’amica d’infanzia, a Borgo Cardo. Questo piccolo Paesino di montagna, dal nome d’invenzione, è situato sull’Appennino, luogo di grandi storie e tradizioni.  

Molto restia a restare a Borgo Cardo, durante quelle poche ma lunghissime ore di sosta, riscopre vecchie amicizie ma anche antichi rancori. Ma soprattutto, in questo lasso di tempo conoscerà Rebecca, figlia del Sindaco, che le cambierà la vita.

Rientrata a Bologna dopo nemmeno un giorno arriva la telefonata di Emilia, poliziotta attualmente sospesa, e amica d’infanzia, che le comunica la sparizione di Rebecca. Sara è combattuta, ma dopotutto lo deve alla bambina, uno scambio di favore per averla “Segnata”. E così, durante una lunga notte di riflessione, Sara parte, e ritorna in quel luogo che per vent’anni ha lasciato alle spalle. Un luogo ricco di momenti bellissimi, di ricordi magici ma anche regno di perdite e dolore. Per la protagonista queste montagne racchiudono i momenti più belli ma allo stesso tempo più dolorosi della sua vita.

“E di quel mondo beato restava il simulacro: niente è immutabile. Tutto cambia, si muove, si corrompe.”

Man mano che la storia si snocciola come un climax in ascesa, verranno alla luce molti segreti restati tali e troppo a lungo. Sara intraprende una vera e propria crociata verso gli abitanti del paesello, forte della sua decisione di scoprire chi fosse il rapitore della bambina che tanto l’ha colpita nel cuore. Indagherà, insieme all’amica Emilia, scavando sempre più a fondo nella storia, trovando il filo della matassa che le condurrà ad un finale ricco di phatos ed emozioni.

La cura meticolosa, che l’autrice mette nel descrivere in ogni dettaglio luoghi e pensieri, fa in modo che il lettore non si senta mai perso e dubbioso. Chi si trova a sfogliare questo romanzo, pagina dopo pagina, conoscerà nell’intimo, non solo la protagonista, ma anche tutti gli abitanti di questa montagna. Una montagna che come tale protegge tra le sue foglie e i suoi alberi i segreti più intimi del suo “popolo”.

 Valentini è una maestra nel mescolare vari generi in un romanzo sì thriller ma con connotazioni fantastiche. Una storia ricca di colpi di scena e cambi direzione. Il folklore che vive in questo romanzo è particolare, misterioso e nell’occhio del “serial killer”. Il tutto incorniciato in un ambient in parte moderno e all’avanguardia, tecnologico anche – ad esempio la clinica di Marco, amico d’infanzia di Sara – ed in parte molto tradizionalista con una storia di magia e rituali ben marcati e ancora impressi. Cancella ogni dubbio al lettore, accompagnandolo con grandissima curiosità fino alla fine.

La caratterizzazione dei personaggi è minuziosa e chiara. Atteggiamenti, gusti, vissuto … tutto molto accurato e ricco. Persino dai dialoghi si potrebbe, senza saperlo, riconoscere a chi appartengono quelle parole. Nel tutto l’autrice riesce a inserire molte diversità, prolematiche attuali, clichè di paese (la signora che spettegola, la ragazzina che fa uso di droghe, il malessere diffuso dell’essere in mezzo al nulla). Mescola tanti caratteri e li fa coesistere in maniera equilibrata.

“…ma le ombre erano di più, e mi guardavano negli occhi. … Era tempo di affrontare il passato una volta per tutte”

Il tono ascendente del romanzo fa in modo di non staccare gli occhi dalle parole, che una ad una scorrono sotto gli occhi. Inoltre, cosa molto curiosa, la scelta dell’autrice di descrivere gli eventi più recenti, quindi attuali, attraverso una prima persona al passato. Mentre per i flashback dell’infanzia della protagonista il presente. Un modo questo, forse, per rimarcare ancora di più il vissuto della protagonista che si fa sempre più reale e vivo.

Le Segnatrici è un grande libro thriller ricco di phatos e colpi di scena. L’impensabile diventa logico e insegna che, a volte, la verità è proprio lì, sotto gli occhi di tutti, ma nessuno la vuol vedere. La verità non è quasi mai piacevole, dunque meglio far finta che non esista, e così facendo si alimentano le paure e le delusioni di chi è presente. Non lasciare mai nulla al caso o incompiuto, il passato torna sempre a bussare.

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