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Links – Recensione

Links è il secondo progetto di Natsuki Kizu che giunge in Italia. Dopo Given (che è ancora in corso di pubblicazione) Flashbook edizioni punta sta volta su di un volume unico e dal carattere corale. Diversi personaggi affollano infatti le sue tavole. Ognuno ha la propria storia, ma tutti sono collegati fra di loro (da cui il titolo dell’opera). La trama di Links ruota attorno ad otto personaggi. Quattro coppie di ragazzi omosessuali che cercano ognuno la propria dimensione.

C’è Shibata che riesce a conquistare Sekiya, lo speaker radiofonico che ascolta tutte le mattine; e ci sono Kaneda e Ogikawa che si conoscono perché il primo soccorre il secondo durante un temporale. C’è poi Akiha, che non riesce a dimenticare un amore ormai perduto e non riesce a superarne il lutto – nonostante abbia al suo fianco Yahiko. E infine ci sono Sado e Shinobu, che stanno insieme ma cercano disperatamente di capire il motivo che davvero li unisce.

“Non sapevo che amare sarebbe stato così imbarazzante e spiazzante.”

Links è un’antologia sui generis, in cui tutti i personaggi si conoscono e interagiscono. Ad ogni coppia vengono dedicati uno o più capitoli: la trama risulta nel complesso esaustiva proprio perché tutte le storie sono fra loro collegate. Sebbene Links sia un volume unico, dunque, la lettura non ne risente. Non si avvertono incompiutezza o frettolosità, ma anzi più si avanza e più i vari pezzi si incastrano tra loro componendo pian piano il quadro finale.

La storia che riguarda l’ultima coppia presentata, quella formata da Sado e Shinobu, è la più elaborata, nonché quella a cui l’autrice dedica maggior spazio. Tale scelta è riscontrabile anche nella copertina. Suddivisa in rettangoli che inquadrano ogni coppia di protagonisti, i più grandi sono occupati proprio da Sado e Shinobu.

I due ragazzi coltivano la relazione più complicata dell’intero volume, e nascondono anche uno dei traumi più grandi che un essere umano si trovi a dover affrontare: il lutto. La morte del fratello di Sado – mai nominato ma ugualmente importantissimo, al pari di un personaggio vivente – getta una cupa ombra sulla vita di coppia di Sado e Shinobu che, anche a distanza di anni, ancora ne subiscono le conseguenze.

La morte è un tema caro a Natsuki Kizu: l’autrice lo affronta anche in Given, la sua opera precedente. Scegliere di inserire in un manga il tema della morte non è mai scelta facile, e si potrebbe rischiare di non trattarlo nella maniera adeguata. Eppure Natuki Kizu ci riesce. In Links, la storia della morte del fratello di Sado, gli strascichi che essa lascia in chi è sopravvissuto, sono presi in esame con una delicatezza e una serietà tali che quasi possono essere percepiti anche dal lettore.

L’incapacità di lasciarsi il passato alle spalle, di lasciar andare chi ormai ci ha lasciato, è una condanna che Sado e Shinobu portano avanti da anni. E riuscire finalmente a riprendere a vivere sarà la conquista più significativa che i due ragazzi possano ottenere.

“Le persone sono tutte legate da quella cosa. Come se fosse una maledzione, una ferita, una gogna.”

L’unica nota stonata in questo complesso di sinfonie drammatiche che è Links sta nella possibile confusione a cui il lettore viene sottoposto durante il trascorrere delle pagine. I personaggi sono otto, dunque molti (senza contare i secondari). Tutti interagiscono assieme, e spesso si finisce per confonderli l’uno con l’altro, soprattutto durante la prima parte del volume, quando ancora i nomi e i volti non sono consolidati nella mente di chi legge.

L’autrice cerca di differenziare i personaggi il più possibile, ma spesso molti di loro ricordano da vicino – per l’aspetto, non per il carattere – quelli di Given. A fine volume, fortunatamente, non è più presente questo problema e si può godere a pieno degli otto ragazzi, delle loro emozioni e delle loro speranze, avendoli presi ormai in confidenza.

A tal proposito è bene sottolineare che, proprio per l’abbondanza di personaggi, sulla parte posteriore della sovraccoperta sono presenti quattro piccoli riassunti in cui si riepilogano brevemente i nomi e le storie dei vari ragazzi. Sempre seguendo la stessa logica, alla fine di Links, l’autrice ha scelto di collocare quattro pagine in cui sono presenti disegni a figura intera dei protagonisti, unitamente ad informazioni quali nome, cognome, età, gruppo sanguigno e caratteristiche salienti. Sarebbe tornato più utile al lettore, probabilmente, collocare le quattro pagine riassuntive ad inizio volume, proprio per ovviare all’inconveniente della possibile confusione generata dal cast corale di Links.

Links è in fondo una storia di speranza, di superamento del proprio passato e delle prove che la vita, crudelmente o indifferentemente che sia, sottopone senza eccezioni di sorta a tutti noi. Gli otto ragazzi, seppure grandemente diversi fra loro, ognuno con il proprio carattere e i propri trascorsi, riescono ad amarsi e ad accettarsi, anche perdonandosi a vicenda.

“Non so chi tu sia, o cosa dovresti fare. Ma ti basterà ricominciare, dal momento che sei ancora vivo.”

Ultimo aspetto da analizzare sono i disegni. Lo stile di Natsuki Kizu lascia, come sempre, incantati. I personaggi maschili sono gentilmente e splendidamente tratteggiati. Le proporzioni, le ambientazioni, gli oggetti invogliano a partecipare allo svolgimento dell’intreccio narrativo. Riposano lo sguardo e coinvolgono nella lettura grazie al tocco sopraffino. Eccezion fatta per la somiglianza di alcuni protagonisti con i cugini di Given, di cui si è parlato in precedenza, i disegni restano impeccabili.

L’edizione cartacea che la Flashbook propone risulta adeguata per i 6,90 euro richiesti. La sovraccoperta protegge la copertina sottostante, ed entrambe presentano stampate lo stesso disegno. Le pagine che compongono il volume sono sottili, ma i balloon, le scritte e i disegni non sconfinano nel retro delle pagine; dunque la consistenza risulta adeguata. A fine tankobon sono presenti diverse strisce comiche che strappano un sorriso, e mitigano il pathos della storia pur non facendone canonicamente parte.

In conclusione, Links è un piccolo gioiello unico in grado di trasmettere intense emozioni. Non si può non empatizzare con i personaggi, e risulta impossibile non immedesimarsi nel loro vissuto: la forza dell’opera sta proprio qui. Essere partecipe, e non solo spettatore, è una grande opportunità per chi legge.

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