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L’Insaziabile – Recensione

“Chi ha bocca vuol mangiare”, è questo che ripete il protagonista de L’Insaziabile. Graphic novel di stampo biografico, edita da Coconino Press, scritta e illustrata da Michele Petrucci. Il titolo di un’opera non potrebbe mai essere così esplicativo. Il fulcro della narrazione è la fame che, famelica, consuma il personaggio principale di questo sconvolgente spaccato di vita reale.

Fa da sfondo la Rivoluzione francese, la quale resta un evento subordinato alla vicenda umana che Petrucci racconta. La guerra, però, traccia con chiarezza la brutalità che l’accompagna. Questo fattore si traduce, nella narrazione, in imbruttimento umano e decadenza.

La vicenda di Tarrare, l’Insaziabile, si esaurisce in 26 anni di vita (1772-1798). La sua fu un’esistenza segnata dal mostro della polifagia: una fame vorace che lo portava ad ingurgitare quantità di cibo sproporzionato. L’Insaziabile dà il via al racconto, nel 1788. Cacciato dalla famiglia, Tarrare si ritrova a vivere una vita errabonda. Si muove in lungo e in largo per la Francia, sopravvivendo di espedienti. Una volta a Parigi, diventa il fenomeno da baraccone di un gruppo di ciarlatani itineranti. L’esibizione per cui le sue “abilità” da polifago diventano il fulcro dello stupore generale, consisteva nel deglutire qualsiasi cosa riuscisse a ingurgitare (pietre, animali vivi, tappi di bottiglie).

La compagnia è, per lui, inizialmente, un microcosmo in cui cova l’illusione di sentirsi al sicuro. Suoi compagni di avventura sono il possente Vincent e la bella Clarisse, per la quale Tarrare prova un affetto sincero. Sono anni difficili, però, Parigi è in fermento. Storicamente si susseguiranno gli eventi che innescheranno la miccia del malcontento popolare. E Tarrare, più per fame che per ideali, si arruolerà tra le file dei rivoltosi. Il quadro è la rivoluzione, ne fanno da cornice la decapitazione del Re e la caduta di un’aristocrazia sorda alla fame del popolo.

La fame è il leitmotiv dell’opera: fame di giustizia ed equità, obnubilata dalla fame incontenibile di Tarrare. Essa esplode tra le pagine della novel, in un crescendo sempre più drammatico. L’uomo cede all’istinto della malattia, sino ad arrivare a conseguenze estreme. Il caso sarà oggetto di studi medici. La “Memoria sulla polifagia” del dottor Baron Percy, ne è un esempio. A dispetto di tutti i tentativi, però, nessuno riuscirà a curare la fame incontrollata dell’Insaziabile. Tarrare termina l’esperienza militare, sfruttato e derelitto. In seguito farà ritorno a una vita di vagabondaggi e delinquenza.

Il fondo sembra, in questa vicenda, un baratro che non conosce fine, una caduta libera nell’abisso del deterioramento. Con documenti storici alla mano Petrucci, ha raccontato un degrado intenso e radicato. L’opera accoglie tutti gli elementi che contribuiscono a isolare Tarrare, a condurlo a “sparire” nella sua fame. Sino a quando, in una sorta di climax tensivo massimo, non sarà reciso l’ultimo legame con la speranza. Questo rappresenta il colpo di grazia. Il senso della solitudine e la polifagia annientano luomo: Tarrare non ha possibilità. Petrucci ha preso il senso di vuoto di un uomo e l’ha raccontato, avvalendosi di una narrazione che ripercorre i fatti storici, non romanzando nulla.

Nell’Insaziabile i cliché narrativi saltano, perché è la stessa realtà, inattesa, a non avere filtri. La brutalità del vero vi schiaffeggerà in pieno viso. Da subito, saprete che non c’è riscatto o redenzione. È un percorso verso il basso. Esso non dà nemmeno l’illusione che possa diventare altro. È una narrazione onesta, dove l’asticella del dramma s’innalza evento dopo evento. La biografia di Tarrare, l’Insaziabile, narra senza giudicare l’uomo. Si parla, in fondo, dell’inesorabilità della malattia che annienta la ragione.

Graficamente la novel sembra un quadro a fumetti. È un’arte quasi essenziale ma carica d’intenzioni. Le tavole ben descrivono l’ambiente, le situazioni. Il disegno dei personaggi si confà alla narrazione e alla loro psicologia. Arte e storia si fondono armonicamente. Le caratteristiche fisiche dell’Insaziabile Tarrare, non mostrano segni visibili della sua malattia. Come se, metaforicamente, il male si concentrasse tutto all’interno. Petrucci, inoltre, disegna la bocca dell’Insaziabile, importante. Una bocca grande, i cui angoli espressivi sono sempre rivolti verso il basso.

Una scena che, in particolare, colpirà il lettore, conferendo la percezione di un vero e proprio dipinto, è la distribuzione del pane. La fame del popolo, i volti emaciati, lo scoramento, molte mani che s’inerpicano su una cesta che potrà sfamare un pugno di persone. Tutto il pathos si concentra in queste tavole, nell’atto di quelle mani che si chiudono attorno al pane, alla vita. Essa è una rappresentazione della fame nel modo più diretto e globale possibile, una fame differente da quella che attanaglia Tarrare. Un punto che contribuisce a creare fascino attorno all’arte dell’opera, sono le colorazioni. I colori sembrano “diluiti” da una sorta di cappa psicologica che non li permette di esplodere.

E così le rappresentazioni più cupe acquistano ancora più cupezza, mentre le tavole in cui è rappresentata la vitalità di Parigi, oppure, le scene bucoliche, sono ovattate dall’ambiente generale. Altre tavole, poi, sono in bianco e nero. Lì i sogni di Tarrare si confondono quasi con il reale e in alcuni punti di queste rappresentazioni, sembrano quasi trascinarlo nella brutalità della sua vita. Arrivati a quel punto il destino dell’Insaziabile, è una strada che conduce sempre più verso il basso. Perso ogni riferimento, va a identificarsi con ciò che l’ha sempre afflitto.

Tarrare è un brutto ma buono e il suo, è un istinto che non riesce a domare. Egli divora famelico, soffrendo una sconfitta interiore che lo circoscrive nel campo dei casi senza speranza. E così come disperatamente vive, altrettanto, privo di speranza se ne andrà. L’Insaziabile è un’opera ricca di spunti riflessivi, oltre a essere una biografia che vi condurrà nel luogo più oscuro dell’animo umano.

Sofferenza, malattia, senso di sconfitta, sentirsi incompresi e, infine, percepire la ripugnanza da cui si è circondati pur avendo un’indole buona. Questo perché quello che è dentro, non corrisponde al fuori. Il dover scendere a compromessi con la vita, porterà l’Insaziabile a diventare ciò che gli altri pensano. Tarrare è un mostro dall’animo umano, in realtà, molto più uomo di chi lo circonda.

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