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Longbourn House – Recensione

Nel corso degli anni si sono susseguiti diversi autori aventi l’intento di realizzare romanzi che cercassero di legarsi al capolavoro austeniano Orgoglio e Pregiudizio e tra questi è presente Longbourn House. Giunto nelle librerie italiane nel 2014 con Einaudi, l’opera è venuta alla luce in Inghilterra per mano della scrittrice ed insegnante di scrittura narrativa Jo Baker che ha deciso di soffermarsi su alcuni dei personaggi presenti nell’opera di Jane Austen ma quasi mai menzionati o considerati al pari di figure relative.

Nel 1800 l’unica preoccupazione che affligge una signorina di buona famiglia, oltre a dedicare le giornate al ricamo e alla corrispondenza, è quella di trovare un buon partito dal quale farsi portare all’altare. Questo è inoltre l’obiettivo predominante di Mrs Bennet, la quale deve occuparsi di far sistemare le sue cinque figlie in età da marito. Sarah, che dall’età di sette anni lavora in qualità di cameriera in casa Bennet, è invece quotidianamente subissata di impegni che non le permettono di avere tempo da perdere in questioni frivole.

Una mattina Mr Bennet annuncia l’imminente arrivo di un nuovo valletto. La notizia suscita grande sconcerto da parte della governante Mrs Hill ma Sarah e la piccola Polly intuiscono con gioia che finalmente avranno parte del loro lavoro dimezzato. Il nuovo arrivato si chiama James Smith che, oltre ad essere una persona cortese, si occupa alacremente dei doveri che gli spettano e sembra detenere una grande conoscenza degli avvenimenti che accadono nel mondo. A causa però del suo atteggiamento schivo e riservato, cade presto vittima del sospetto da parte di Sarah. Divorata dal dubbio che possa trattarsi di un criminale in fuga dalla milizia inglese, la ragazza si spinge al punto da frugare di nascosto tra i pochi averi del nuovo domestico e grande è tuttavia la sua sorpresa nel trovare un sacchetto contenente delle conchiglie. James tace riguardo il suo passato con gli altri servitori ma per quale motivo? In che modo è riuscito a farsi mettere al servizio di Mr Bennet?

“La camera era buia, adesso, senza le signorine. Erano entrambe molto belle, quasi luminose. E lei era solamente – Sarah lo sapeva (..) una delle molte ombre che andavano e venivano ai margini della luce”

Chi non ha mai sognato, anche solo per una volta, di addentrarsi nei romanzi di Jane Austen ed immedesimarsi nelle sue eroine. Prendere il posto di Elizabeth Bennet e ricevere la dichiarazione d’amore da parte di Mr Darcy, con in mente la prospettiva di diventare presto la sola ed unica Signora di Pemberley. Nessuno si prende mai il disturbo di mostrare anche il minimo segno d’interesse nei confronti dei domestici e la loro dura vita composta di faticosi lavori volti a soddisfare ogni minimo capriccio dei lagnosi padroni, incapaci di sopravvivere con le proprie forze senza una cameriera o un valletto. In Longbourn House Jo Baker si è soffermata proprio su di loro, prendendo come punto di riferimento la trama di Orgoglio e Pregiudizio, l’opera senz’altro più famosa della Austen.

“Se Elizabeth dovesse lavare da sé le proprie sottogonne, pensava spesso Sarah, probabilmente le tratterebbe con un pizzico di cautela in più”

Cosa c’è dietro quei meravigliosi abiti in mussola indossati dalle signorine e quelle acconciature con boccoli perfetti ritoccati con il ferro caldo? Tante vesciche sulle mani e una schiena a pezzi. I lettori dell’opera originale sanno quanto Elizabeth ami camminare all’aria aperta, incurante del fango tanto da inzaccherarsi le gonne. Nel romanzo della Baker Sarah vorrebbe che la sua padroncina fosse più giudiziosa riguardo la condizione degli abiti, dal momento che scrostare gli orli delle vesti imbrattate è un processo lungo e complesso. Le giovani Bennet amano i balli e partecipare a serate con amici e conoscenti. Dunque come passano il tempo i cocchieri mentre aspettano i loro padroni? Ce lo dimostra James che rimane fuori al freddo a badare ai cavalli mentre altri nella sua stessa condizione ingurgitano alcool nel tentativo di riscaldarsi, inveendo contro i ricchi e la loro musica.

Nessun membro della servitù ha il coraggio di lamentarsi del troppo lavoro, eppure è piuttosto faticoso lucidare i pavimenti con le foglie da tè o svegliarsi all’alba per pulire i camini dalla cenere e portare l’acqua in casa. Sono infatti consapevoli che questo è l’unico modo che hanno in cui possono vivere serenamente e a pancia piena anziché girovagare per le strade con la mano tesa a mendicare. Non provano invidia relativamente alla vita mondana dei ricchi e Sarah stessa ammette di non provare astio riguardo la vita delle sue padroncine. La monotonia che scandisce il ritmo giornaliero dei Bennet e della nobiltà di campagna comporta una pesantezza nello spirito che la gente comune mal saprebbe sopportare.

Sarah prova un totale sconforto al pensiero della sua vita relegata alla servitù, agli anni della giovinezza che stanno trascorrendo a gran velocità. L’unica prospettiva che le si pone davanti è quella di sposarsi con un fattore o un garzone di bottega ma ciò comporterebbe comunque la condizione di essere confinata per sempre entro i territori della contea del Kent. Sarah sogna di scoprire cosa c’è oltre la collina sulla quale troneggia la residenza di Netherfield Park. I suoi propositi prendono vita dal timore di passare il resto dei suoi giorni a servire come cameriera in casa di nobili, come è stato il destino della bonaria Mrs Hill che gestisce la casa dei Bennet ormai da tanti anni. La giovane è portata così a provare invidia e curiosità nei confronti di James, la cui esperienza acquisita negli anni è maggiore di quanto non voglia far trapelare.

“Ho consegnato su due piedi la mia libertà. Con una bella firma l’ho data via. Mi sono venduto”

I fatti narrati si snodano durante l’anno 1815, momento storico in cui l’Inghilterra era in piena campagna militare contro la Francia di Napoleone Bonaparte. Jo Baker parla della guerra e descrive le sanguinose campagne militari di Spagna e Portogallo. La Austen al contrario non ne fa menzione se non attraverso la presenza degli ufficiali. La gran parte dei giovanotti inglesi era entrata all’interno dei reggimenti, causando così l’assenza di giovani maschi sposabili e il conseguente avvilimento delle signorine benestanti come Lydia e Kitty. Sono in tanti che si arruolano aventi l’idea di porre in sacrificio la propria vita per proteggere il Paese dalla minaccia francese, altri ancora lo fanno per motivi di vanto. A ciò il dubbio di come sia riuscito Mr Bennet a trovare James e metterlo al suo servizio e la paura di Sarah relativa al fatto che il valletto possa essere invece un ladro pronto ad assassinarli nel sonno.

Tenendo inoltre conto che la narrazione si svolge in un’epoca in cui purtroppo la schiavitù è ancora una cruda realtà, il tema viene presentato in Longbourn House. James fa menzione del commercio triangolare, attraverso il quale gli inglesi acquisivano zucchero dalle Indie Occidentali vendendo schiavi africani. Molti erano i parvenu che dovevano la propria ricchezza grazie al commercio dello zucchero e tra questi figura la famiglia di Mr Bingley. Elemento altrettanto considerevole è che tra le fila di domestici al servizio di quest’ultimo spicca un valletto mulatto: storicamente parlando la presenza di servitori mulatti andava a sottolineare la ricchezza e l’importanza di un determinato nucleo familiare.

Differenze dal classico

“Sarah passò le dita fra i boccoli di Elizabeth per accomodarli. La sua padrona si era illuminata in volto, ma adesso era di nuovo spenta, e pensierosa. Forse non era una cosa facile essere pienamente felici. Forse, anzi, trovarsi in quella situazione – sapere di aver ottenuto un completo successo – metteva paura”

Siamo abituati ad immaginare Elizabeth Bennet come la ragazza più fortunata del mondo in seguito al suo matrimonio con Mr Darcy ma Jo Baker ci offre un punto di vista nuovo e sicuramente più realista. In cuor suo Elizabeth è terrorizzata all’idea di andare a vivere a Pemberley. Non è convinta che questa sua felicità resti duratura vivendo insieme ad un uomo come Darcy e ciò la fa sentire a disagio. Per quanto sia una donna intelligente ed empatica dà prova di non tener fede ad una richiesta postale da Sarah. Ai suoi occhi è solo un’umile cameriera e non è pertinente allo stile di vita o alle occupazioni dell’eroina della Austen preoccuparsi dei problemi che affliggono la servitù.

L’originalità di Longbourn House sta anche nel fatto che permette di farci riconsiderare alcuni personaggi come ad esempio Mary Bennet. Quest’ultima è infatti presentata nel romanzo austeniano quasi quanto una figura di sfondo, senza fornire al lettore un particolare interesse, diversamente dalle sue sorelle. Qui la povera Mary sfoga la sua delusione di essere la figlia meno bella in un pianto disperato. In seguito alla dichiarazione di matrimonio fatta da Mr Collins ad Elizabeth, ha infatti perso la speranza di poter essere lei la possibile pretendente a cui il cugino avrebbe rivolto le attenzioni. Mary è sempre stata priva di qualsiasi stima da parte della sua famiglia, mirava dunque a diventare la moglie di Mr Collins prefigurandosi di raggiungere tale obiettivo.

“Quando in Orgoglio e Pregiudizio viene servito un pasto, in Longbourn c’è la sua preparazione. Quando nel romanzo della Austen le ragazze Bennet fanno il loro ingresso ad un ballo, nel mio c’è la carrozza che le aspetta”

Nell’universo di Jane Austen i domestici sono dei fantasmi senza nome e aspetto, la loro presenza è priva di qualsiasi importanza negli affari dei protagonisti. In Longobourn House sono proprio queste ombre ad acquisire rilevanza e l’autrice pone sotto i riflettori gli appartenenti delle categorie più basse della società.

In Orgoglio e Pregiudizio la governante Mrs Hill è presente ma solo in rare occasioni, il valletto di casa Bennet viene citato un’unica volta e si evince la presenza di una seconda cameriera. Le vite dei domestici scorrono senza che essi siano minimamente presi in considerazione dai loro padroni o da estranei che detengono elevate estrazioni sociali. Jo Baker ha invece dato voce a quelle figure che gestiscono la casa occupandosi dei pasti, lavando i panni a mano e svuotando pitali. Longbourn House permette loro di avere nomi e identità, acquisendo la funzione di personificare la voce stessa del popolo che vive in maniera così differente rispetto alla nobiltà di campagna.

La trama di Longbourn House ed il suo ritmo narrativo dimostrano di riallacciarsi senza difficoltà alla trama di Orgoglio e Pregiudizio. Anche se la storia si sviluppa su un filone differente, Jo Baker ha comunque sfruttato l’ambientazione permettendo al lettore di tornare in luoghi familiari quali casa Bennet e Pemberley.

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By Claudia Onorati

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