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Lynn scende all’inferno – recensione

Saldapress, ci trascina nell’incubo. Lynn scende all’inferno, scritto e disegnato da Lonnie Lander e Zac Thomson, che rappresenta una grande citazione alla divina commedia, con un linguaggio e dei “compagni” presi direttamente dalla cultura pop mondiale.

Una protagonista inusuale

Tutto inizia in una villetta silenziosa, non una sordità gradevole, ma desolante. L’unica presenza nella casa, è questa donna dal volto sofferto. Le rughe si accentuano per il peso di una evidente depressione, rendendo ancora più complesso stabilirne l’età anagrafica corretta. I dialoghi introspettivi riempiono le tavole, Lynn sente un peso dentro che la sta affossando. Ignoriamo le motivazioni di tale dolore, anche se sin da subito, è intuibile si tratti di un lutto familiare. Ogni stanza del suo girovagare nella casa, diventa quindi un ricordo dolente, una fitta al cuore. Finché quasi per istinto, si accinge ad aprire la botola nel sottotetto, cercando l’ennesimo luogo di tortura psicologica. Fortuna vuole che a rompere questa routine, ci pensi l’improvvisa apparizione fantasma, del compianto poeta, William Blake.

Inizia così, una rapida discesa negli inferi

Parlando in rima, fluttuando in quella stanza polverosa, Blake la invita ad una Dantesca ricerca dei suoi cari, nientemeno che all’inferno. Il motivo per cui Lynn sia l’unica della famiglia, ad essere sopravvissuta, resta un mistero. Il poeta però, sa indubbiamente come affascinare con le parole e convince la donna a partire. Da qui in poi, sarà un proseguirsi di eventi destabilizzanti, esattamente come nei gironi dell’inferno del sommo Alighieri.

Voglio solo chiedergli scusa, ancora una volta

Ogni passo in questo mondo surreale, significa venire sconvolti nel profondo, ma non per Lynn, che ricurva sembra disinteressata agli orrori circostanti. Blake si rivela una guida degna del miglior Virgilio, grazie alla sua lingua tagliente, riuscirà addirittura a corrompere Caronte in persona, permettendo a Lynn, di iniziare ufficialmente una vorticosa discesa nel baratro più oscuro. Le uniche parole della donna sono per la famiglia perduta, con la ferrea volontà di ricongiungersi ad essa.

Andy Warhol, Dante, Kafka e molti altri

nell’inferno ideato da Landers, i peccatori vengono rappresentati, dai più importanti artisti mai esisti dell’epoca moderna. L’idea funziona e rende più umana e comprensibile l’avventura. Gli eccessi di Warhol ad esempio, sono noti a tutti, le sfide che lancerà alla protagonista risultano quindi credibili e fascinose. Portando il testo antico, più vicino alla cultura nostrana. Ogni “vip” è posizionato a livello gerarchico, in maniera perfetta, ognuno con un peccato da soddisfare e sempre pronti ad una citazione d’autore.

Il dolore è un percorso alla gioia, e viceversa

La cosa particolarmente riuscita di questo fumetto, è la costante presenza del senso di colpa di Lynn. Tra il mistero della sua perdita, e la psicologia disfattista della protagonista, risulta difficile non restarne affascinati. Unico neo della produzione, la scarsa longevità, che costringe l’autore ad accelerare nella sceneggiatura, forse lasciando qualche buco sui comprimari. Ma il fuoco della trama è sulla disarmante tristezza di Lynn, lasciando noi lettori con la speranza di una redenzione da sé stessa.

Il lato artistico

I disegni dell’opera riescono a catturare con pregio, le emozioni della protagonista. Il mondo in continua mutazione, viene rappresentato dignitosamente, ma senza particolari lodi. Senza dubbio, essendo Lynn il cuore pulsante dell’opera, le tavole migliori sono quelle che la rappresentano nei primi piani. Senza nulla togliere alla qualità generale del tratto, godibile in ogni pagina.

Considerazioni finali

La modernizzazione della divina commedia funziona solo pensando a questa novel, come ad un viaggio interiore. Oltre alle citazioni, sempre benaccette, a Dante e alla cultura moderna, abbiamo la disperazione straziante di una donna rimasta sola. Il fumetto, come specificato nella postfazione, è stato scritto e pensato per tutte quelle persone che affronterebbero l’inferno per noi. Un amore mai scontato, che farebbe piangere anche satana in persona. Ma è davvero così orribile l’inferno? E se questo luogo fosse in realtà anche teatro di beltà? Forse dentro di noi convivono diverse tipologie di mondi, sta a noi, la capacità di accettarne l’esistenza e coesistere con i nostri peccati. Sicuramente il viaggio intrapreso da Lynn, è un insegnamento globale, grido cartaceo all’amore verso quello che siamo. Percorso che da lettori, consiglio di intraprendere senza remore.


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