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Magus of the Library – Recensione

Le scritture sono i cristalli della conoscenza, un concentrato di segni dotati di pensiero, l’eredità che lega passato e futuro. Difendere le scritture, in altre parole, significa proteggere il mondo.

E’ questo l’incipit di Magus of the Library, Seinen di 4 volumi in corso, scritto e disegnato da Mitsu Izumi. Planet Manga porta sui nostri scaffali un’opera peculiare che ci trasporta sin dalle prime pagine in un mondo fantastico, in cui i libri rivestono un’importanza centrale.

Gli individui si beano nel divenire proprietari di determinate scritture e anche i più piccoli villaggi provano orgoglio ad erigere biblioteche a presidio della conservazione dei libri, in un era caratterizzata dalla libera circolazione della cultura.
Tuttavia, in questo pacifico mondo in cui tutti sembrano poter fruire della conoscenza senza grandi sforzi, esiste un bambino che, pur essendo un appassionato lettore, è impossibilitato ad assecondare la propria passione.

Discriminato per il suo aspetto da “sangue misto”, bullizzato dai propri coetanei, il protagonista di Magus of the Library è abituato ad essere additato da adulti e bambini come “orecchie lunghe” e ad essere trattato nel peggiore dei modi alla stregua di un delinquente.
Pur avendo la possibilità di frequentare la scuola grazie all’aiuto della sorella adottiva, non riesce ad essere visto come parte integrante del villaggio e rifugge la realtà all’interno dei suoi preziosi libri. Un po’ come Raperonzolo che aspetta il principe che la porti in salvo dalla torre, “orecchie lunghe” sogna che l’eroe dei suoi amati romanzi arrivi a salvarlo dall’agonia del vivere in quel villaggio che proprio non lo accetta.

Ma solo l’autore sà davvero come deve proseguire la trama e per il nostro protagonista l’incontro con Sedona sarà come il colpo di scena in grado di stravolgere il flusso della storia.

“Questo mondo è composto da libri. Il primo libro forse è stato scritto da un essere umano ma subito le posizioni si sono invertite, i volumi hanno dato vita alle persone e hanno creato il mondo.”

Magus of the Library è un manga sui libri e si spende nel sottolineare come i libri siano dotati di un potere ispirazionale. Non sono solo il filo che collega passato, presente e futuro, ma sono la genesi della vita stessa e hanno il potere di stimolare la creatività degli individui.
C’è chi leggendoli è portato a scrivere altri volumi, c’è chi si ritrova a guidare popoli, ognuno di noi si arricchisce di un qualcosa di nuovo ogni volta che entra in contatto con un libro e questo li rende oggetti dal valore inestimabile.

Mitsu Izumi manda un messaggio chiaro ai suoi lettori che non si evince unicamente dalle parole espresse dai suoi personaggi, ma anche nella costruzione dell’opera stessa, perché la storia inizia ancor prima di sollevare la copertina.
Sulla cover di Magus of the Library, infatti, troneggia la scritta “tratto da Kafna del vento di Sophie Schwimm. Traduzione di Hiroto Hamada“.
Non è una scritta inusuale. Non sono pochi i casi in cui i manga sono in realtà trasposizioni di light novel, tuttavia quello di Magus of the Library sembra essere diverso.

Nonostante la scritta sulla cover lasci intendere che quest’opera derivi da un romanzo dalle possibili origini Europee e che, scovato da qualche editore giapponese, sia poi stato tradotto da Hiroto Hamada e abbia avuto così tanto successo da essere trasposto in manga da Mitsu Izumi, in realtà non vi sono effettivi riscontri in tal senso. Basterà una breve ricerca su internet per accorgersi immediatamente che non esiste alcuna Sophie Schwimm e tanto meno un’opera chiamata “Kafna del vento”.

Ma allora perchè citare un’opera ed un autore inesistente?

E’ ovvio che nessuno al di fuori di Mitsu Izumi conosca la verità. Ma se il messaggio che l’autore vuole mandare è quello che i libri sono ispirazione per la vita, allora, anche lo stratagemma di far credere al lettore che Magus of the Library sia frutto derivato da un’opera altrui può essere interpretato nella stessa chiave di lettura e non potrà che rafforzare quello stesso messaggio.
Ciò che appare evidente è che nulla è lasciato al caso: dalla dicitura sulla cover alle tavole disegnate, all’interno di questo manga tutto sembra sapientemente studiato dall’autore.

“Se riesci a scoprire il segreto di questo libro te lo cederò”

Così, il world building passa dalla scrittura all’illustrazione.
Il lettore viene preso per mano e accompagnato tra i paesaggi mozzafiato del villaggio di Amun. Lo stile di disegno è ricercato, prono a rappresentare anche il più piccolo dettaglio.
Izumi-sensei non si risparmia colpi.

In un mondo in cui viene annunciata sin da subito una frattura tra ricchi e poveri, questa diviene evidente osservando lo stile delle vesti indossate dai personaggi: panni semplici, caratterizzati da essenzialità, per i meno abbienti e vesti sfarzose decorate da ori e ornamenti per coloro che rivestono una posizione sociale di rilievo.
Ma le differenze non si fermano qui, il mangaka si impegna a presentare le varie razze che popolano il suo mondo, delineandone le singole e peculiari caratteristiche etniche e mostrandoci come cambia l’aspetto estetico di ognuna di esse, sia da un punto di vista fisico-anatomico, sia da un punto di vista culturale, illustrandone i diversi costumi tradizionali.

Chiaramente, in una storia incentrata sui libri non manca l’attenzione alla rappresentazione degli stessi: ogni copertina, ogni rilegatura viene accuratamente tratteggiata, così che anche il lettore possa immediatamente comprendere quali siano le edizioni più pregiate e di maggiore valore.
Ad uno stile di disegno improntato alla cura del particolare si accompagna un linguaggio tecnico, impegnato costantemente a fornire le informazioni necessarie per comprendere le azioni di tutti i personaggi.

Il tratto è pulito, raffinato, nessun aspetto è trascurato: dagli sfondi ai personaggi, dagli animali agli oggetti, tutto è attentamente definito e ricco di particolari. Tavole spettacolari, che si estendono su due pagine, si alternano a tavole piene di balloon, a loro volta carichi di dialoghi e descrizioni.
Nulla è lasciato al caso o all’immaginazione, tutto è spiegato in modo quasi maniacale, ma la lettura non ne risulta appesantita.
In questo manga regna l’equilibrio. Il realismo dello stile grafico utilizzato è tale che il mondo dai toni fantasy prende vita davanti agli occhi del lettore, il quale ne viene inesorabilmente trascinato al suo interno.

I protagonisti delle storie sono sempre diversi dagli altri, ritengo che questo sia qualcosa di speciale e meraviglioso.

La bellezza dei disegni accompagna i temi portanti della storia.
Gli spunti offerti da Magus of the Library sono molteplici e tra essi spicca la critica alla discriminazione.
L’odio per ciò che è diverso ha radici antichissime nella società e quella rappresentata da Mitsu Izumi non fa eccezione. Dalle prime pagine appare evidente come il protagonista sia trattato diversamente in virtù del suo aspetto: la sua pelle bianca, i suoi capelli chiari, le sue orecchie a punta fanno sì che venga considerato un estraneo, tanto da non poter essere ritenuto neppure parte del villaggio.

Salta all’occhio come la discriminazione sia un tema ricorrente, ma sia trattata dal Sensei in maniera differente a seconda dello scenario rappresentato, a riprova dell’esistenza della moltitudine di forme che essa può assumere. Nonostante ciò, tra ognuna di esse, sembra che si voglia comunque individuare un filo conduttore, legato all’importanza dell’essere se stessi.
Mitsu Izumi è in grado di far dimenticare se si stia parlando di realtà o fantasia. La diversità viene esaltata ed illustrata in un’ottica di positività, ricordando al lettore che ognuno è libero di essere ciò che vuole ed è padrone della propria vita.

Ognuno è il protagonista della propria storia.

Nella trattazione di tematiche così delicate emerge ancora una volta l’abilità di Mitsu Izumi di tenere incollata l’attenzione del lettore. La serietà degli argomenti è sempre compensata dal ritmo incalzante della trama, che sembra puntare all’inizio di una grande avventura.
Non mancano gli elementi più classici degli Shonen: epiche battaglie, mostri magici, poteri sopiti di cui si deve scoprire la natura, allusioni ad un mondo demoniaco come riferimento alla persistente dicotomia bene/male che fa da padrona a questa tipologia di manga.

La lettura di quest’opera è un’altalena che oscilla tra realtà e fantasia.

Se in una pagina troviamo uno scontro avvincente con una creatura magica, nella successiva con le parole che Sedona rivolge al nostro piccolo protagonista, il mangaka sembra parlare a tutti i lettori.
Mitsu Izumi, dopo averci trascinato nel suo mondo fantastico ci riporta quasi brutalmente alla realtà, ma ci lascia un messaggio importante, ricordandoci che anche noi siamo i protagonisti della nostra personalissima storia.

Magus of the Library è un’opera complessa, non solo per lo stile narrativo utilizzato dall’autore, ricercato e tecnico, ma anche per l’ampiezza dell’universo fantasy da esso creato.
E’ una lettura che richiede attenzione ai dettagli, che colpisce per la bellezza mozzafiato dei disegni, ma conquista per l’accuratezza che viene riversata nel world building.


Mitsu Izumi ha avuto l’abilità di nascondere temi pesanti e complessi dietro un’avventura appassionante e facile da seguire, che stuzzica la curiosità del lettore e lo porta a voltare pagina quasi inconsciamente. Sia chi ama i particolari e non si stanca di leggere le descrizioni, sia chi ama una storia fantasy di avventura in cui si seguono i passi dell’eroe protagonista, Magus of the Library può accontentare qualsiasi tipo di lettore, ammaliandolo e affascinandolo con la pulizia e raffinatezza delle sue tavole e intrigandolo con una storia della quale, nei primi 4 volumi, è possibile scorgere solo il preambolo.

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