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Manifest Destiny 1/6 – Recensione

Manifest Destiny

Oggi, noi di Playhero.it vi parleremo di Manifest Destiny, serie a fumetti creata dalla mano di Chris Dingess per la Image Comics, ed edita in Italia da Saldapress. La serie, ancora in corso, ha visto l’uscita del suo settimo volume in Italia nel corso del mese di Maggio scorso.

Come già suggerisce lo stesso titolo, il progetto portato avanti da Manifest Destiny è molto ambizioso. Infatti Manifest Destiny, ovvero Destino Manifesto, è il motto con cui ci si riferisce a quell ideologia politica ma anche culturale e sociale, del 19esimo secolo secondo cui la principale missione degli Stati Uniti d’America era (o meglio è tutt’ora) quella di espandersi completamente intorno al globo, diffondendo la loro forma di libertà e democrazia.

Questa diffusione planetaria, secondo i canoni di tale ideologia quali l’eccezionalismo dell’egemonia americana, non solo era buona, giusta e utile, ma era ritenuta anche ovvia (“manifesta”), e ineluttabile (“destino”).
Tali premesse, come per l’appunto già ampiamente evocate dallo stesso titolo dell’Opera, introducono il lettore in quelle che saranno le vicende narrate nei volumi, senza tuttavia esaurirne le aspettative.

Infatti l’Opera si apre in medias res con la caccia e la classificazione di un nuovo esemplare di airone, sconosciuto allora nei bestiari del Vecchio Mondo.
Con le prime pagine gli autori già rivelano, solamente in parte, quella che sarà la missione principale del nostro gruppo di personaggi.

Infatti Manifest Destiny narra principalmente delle vicende di un corpo militare di esplorazione preposto, su espresso incarico presidenziale, a esplorare e a “catalogare” la flora e la fauna del Nuovo Mondo. Tuttavia il lettore capirà sin dalle prime pagine che non si tratterà di una missione esplorativa comune.
Se infatti, in una missione militare vi sono difficoltà comuni quale l’insubordinazione e l’ammutinamento, il costante diminuire delle scorte di cibo e acqua, le avverse condizioni climatiche, le vicende narrate in Manifest Destiny andranno ben oltre.

Ogni angolo del Nuovo Mondo, invero, nasconde un pericolo sempre diverso e letale per l’uomo. E non parliamo soltanto delle varie tribù di indiani pellerossa che, armati, si ergono a difesa del loro territorio! Tra i boschi del Nuovo Continente, nelle sue lande e nei suoi laghi, e anche nell’aria stessa, si nascondono mostruosità e incubi mai visti, che in più e più occasioni metteranno in ginocchio i protagonisti della spedizione.

Latrici di tali insidie sono delle misteriose arcate che sovrastano il paesaggio, e che il lettore incontrerà diverse volte nel corso della lettura.
Non ci vorrà molto per comprendere che tali arcate fungeranno da campanello d’allarme sia per i personaggi della storia che per lo stesso lettore, che con ansia e curiosità proseguirà nella lettura per scoprire quale mostruosità minaccerà il gruppo di protagonisti.

Ma la sopravvivenza del corpo esplorazione, e della sua principale missione, non verrà soltanto minacciata da queste creature fantastiche e altrettanto letali.
La diffidenza nel prossimo, il bigottismo e l’estremismo religioso, il sessismo e il razzismo, già embrionalmente permeati dall’ideologia suprematista della razza bianca, fungono da avversari capaci in più occasioni di mettere a repentaglio la salvezza dell gruppo di protagonisti, facendolo lottare anche contro sé stesso.
Il gruppo di spedizione inoltre è travolto da eventi incredibili e inimmaginabili, come se fosse un inerme pedina all’interno di una scacchiera, manovrata da qualcosa di superiore e inafferrabile anche soltanto concettualmente.

Tra i principali personaggi del gruppo esplorativo, ognuno con un proprio background e una propria personalità ben definita, ritroviamo il capitano Clark. Un uomo integerrimo e severo posto al comando della spedizione, ma con un passato tormentato e difficile da metabolizzare. Il capitano Lewis, uomo di scienza e incuriosito dalla misteriosa fauna e flora del Nuovo Mondo, e la giovane Sacagawea, giovane pellerossa tutto pepe (tra l’altro realmente esistita) dal carattere estremamente diffidente ed agguerrito: un vero e proprio osso duro in una terra per duri.

Nel gruppo di spedizione, oltre ai militari ai comandi di Lewis e Clark, vi sono dei galeotti ai quali è stata concessa una specie di sospensione della pena, a patto che questi facciano parte della missione di esplorazione.
Uno degli aspetti più belli dell’Opera è questo: non vi è un eroe da prendere come modello. Ogni personaggio è, com’è giusto che sia, conteso tra luci e ombre, pregi e difetti, vizi e virtù, lodi e vergogne.

Le differenti avversità, che la compagnia sarà chiamata ad affrontare l’una dietro l’altra, incuriosiscono e affascinano il lettore. Lo tengono saldamente ancorato al filo della narrazione senza annoiarlo e soprattutto, cosa molto importante, senza mai cadere nella banalità o nel “già visto”. Nella creazione delle pericolose creature del Nuovo Continente, gli autori prendono spunto sia dalla mitologia classica ma anche dalla cultura letteraria moderna (quali ad esempio H.P. Lovecraft o E.A. Poe), mixando caratteristiche diverse e giungendo ogni volta a un risultato originale e funzionante.

L’andamento narrativo tende ad essere regolare e lineare, con qualche accenno agli eventi passati, e anche con qualche piccolo balzo in avanti nel tempo
Non mancheranno tuttavia i flashback anche appartenenti a personaggi estranei a diversi da quelli dei componenti della spedizione, che comunque si inseriranno, come tessere di un mosaico, all’interno degli eventi principali narrati dall Opera.
Vero punto di forza dell’intero impianto narrativo e, in generale, dell’intera scrittura di Dingess tuttavia, non si riconduce alla la perpetua lotta tra l’umanità e le misteriose creature del luogo, oppure all’incredulità e alla grandezza degli eventi accaduti , bensì alla scrittura dei dialoghi e alla psicologia di fondo insita in ogni personaggio.

La precarietà e l’insicurezza delle relazioni incardinate tra i vari protagonisti, i dialoghi estremamente verosimili e ben collocabili nell’epoca storica in cui vengono ambientate le vicende di Manifest Destiny, riusciranno a trascinare il lettore all’interno dell’Opera stessa. Nel prosieguo della lettura non sarà raro sentire l’ebbrezza dell’avventura. Credersi un membro a tutti gli effetti del corpo di spedizione, provando sulla propria pelle anche tutte le difficoltà, gli attriti e i conflitti insiti al gruppo medesimo. Ovvero la paura per la prossima minaccia che si manifesterà e decimerà il corpo di spedizione.

Per quanto riguarda i disegni di Matthew Roberts, questi sono caratterizzati da finiture semplici, ma non prive di sfumature e ombreggiature, talvolta con tratti ruvidi che ben si collocano nel contesto selvaggio del Nuovo Continente.
Roberts si sforza soprattutto nel rappresentare con incredibile accuratezza le mostruosità che si susseguono nel corso della storia, connotandole di dettagli e particolari.

La colorazione offerta da Owen Gieni è a dir poco perfetta. Tenue quasi fosse una tinta ad acquerelli, soffice e ben applicata sia nelle sue colorazioni calde che nelle tonalità fredde. Il lettering è sapientemente utilizzato. L’utilizzo di questo funge da ottimo switch per il continuo passaggio dal il punto di vista del personaggio. Principalmente il capitano Lewis, che annota le sue scoperte e anche le sue considerazioni all’interno del suo diario personale, al punto di vista della narrazione e viceversa.

In definitiva, Manifest Destiny è un’ambiziosissimo e riuscitissimo progetto editoriale che saprà rapirvi del tutto. Una storia “on the road” collocata in un contesto storico insolito e molto particolare per la nascita di quelli che sono oggi gli Stati Uniti . Un fumetto con un’evidente connotazione di avventura storica, riscritta e sapientemente rimescolata a venature horror, fantasy e mistery.
Un’esperienza di lettura che riesce a coinvolgere il lettore al 110%. Assolutamente consigliata.

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