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MAO – Recensione

Rumiko Takahashi è tornata. Mao, ultima fatica della “principessa dei manga”, farà il suo debutto il prossimo 14 ottobre. La Star Comics ne curerà l’edizione italiana, come per altre famosissime opere della sensei (Ranma ½, Lamù, Maison Ikkoku, Inuyasha, Rinne). Già così le premesse sono alquanto rosee, del resto, il nome Takahashi è sinonimo di qualità. Avete iniziato il countdown? Una nuova avventura sta per vedere la luce.

Le vicende di Mao vi conquisteranno per una serie di elementi caratteristici, di un’autrice capace di essere iconica e interessante attraverso gli anni. Si potrebbe quasi affermare che a Takahashi piaccia sfidare il tempo con le sue opere, ma procediamo per gradi. La storia ruota attorno alla studentessa delle scuole medie, Nanoka Kiba.

Miracolosamente sopravvissuta a uno strano incidente che da piccola l’ha lasciata orfana, la vita della ragazza sembra scorrere tranquilla. Ciò almeno finché, un giorno, passando proprio dinanzi al luogo in cui ha perso i genitori, viene catapultata nell’era Taisho (1912-1926). La giovane farà, così, la conoscenza di Mao, uno strano ragazzo che pratica l’arte della divinazione (onmyodo), il cui destino si legherà a doppio filo con il suo. Tra passato e presente si prospetta un’avventura straordinaria. Obiettivo è trovare il potentissimo Byoki, un demone frutto di kodoku (un tipo di arte oscura pericolosa). Riuscirà Mao a scoprire chi si cela dietro la maledizione del demone, di cui è vittima? Nanoka saprà la verità sull’incidente che la coinvolse anni addietro?

Torna in gran rispolvero la mangaka che ha fatto del suo stile un tratto peculiare. Esso è così rappresentativo nella sua semplicità che, proprio per questo, è riconosciuto in tutto il mondo. Oltre a essere l’autrice più prolifica, Takahashi è una di quelle artiste in cui si ritrovano ancor più spiccate le fondamenta delle proprie origini.

Il suo tratto è intriso di nipponicità e il risultato finale non può che essere un mix ben orchestrato fra tradizione e innovazione. La storia, il modo in cui essa è narrata, i suoi tempi e l’arte, sono tutti elementi che concorrono a costituire una connotazione unica. Il fascino che la “principessa dei manga” esercita con le sue opere, è palese. Tale attrazione di pubblico, condurrà il lettore ad assaporare un mondo, altrimenti, distante per tradizione e cultura.

Dopo Rinne (2009-2017) è in corso di pubblicazione su Weekly Shonen Sunday, proprio Mao (iniziato nel 2019). La sensei è una mangaka dalle lunghe serializzazioni. Tutte le sue opere, per cui è maggiormente conosciuta nel mondo, parlano chiaro. Senza dubbio una serializzazione così longeva, la dice lunga sulla bravura della Takahashi che a distanza di anni, non perde colpi. Contrariamente, risponde, invece, colpo su colpo, con un’opera che dice molto più di quello che sembra.

Mao si ricollega ai temi cardine, cari alla sensei, già esplorati nelle opere precedenti. Basti pensare a Ranma ½ o Inuyasha, per citare i lavori più conosciuti persino dai neofiti dell’ultimo minuto. Il tema del diverso irrompe nelle storie, anima i protagonisti, esplode nell’arte della mangaka, sino a culminare nel messaggio che dà significato a tutto. Il messaggio di Takahashi è unico, immutato nel tempo ma sempre attuale. Esso è pervaso di speranza e fiducia.

L’umanità della sensei, infatti, è capace di andare oltre le circostanze, le apparenze, oltre le barriere culturali e temporali. La diversità non è un limite, essa, al contrario, è un elemento che abbraccia tutti. Pensare di annullare le differenze in favore di un’omologazione coatta, sarebbe impensabile e folle. Anche Mao e Nanoka, sulla medesima falsariga dei protagonisti precedenti, si fanno portavoce di questa diversità.

Mao è un onmyoji (praticante di un’arte antica a metà tra occultismo e scienze naturali); per Nanoka, inizialmente scambiata per un’ayakashi (creatura soprannaturale tipica della tradizione giapponese), il discorso è diverso. Takahashi tesse attorno alla coprotagonista una tela fitta di mistero sulla sua natura, di cui persino la stessa non è consapevole. In questo primo volume, la sensei getta le basi per costruire il mistero che terrà banco nelle successive uscite, terminandolo con un cliffhanger degno di nota.

Le domande del lettore si approssimano man mano che procederà l’avventura. Esse susciteranno una certa dose di curiosità che, probabilmente, sarà appagata per gradi e in “step” obbligatori che vi faranno amare i personaggi. Il tratto che accomuna tutti i protagonisti maschili di Takahashi è, certamente, un carattere “tipicamente giapponese”. L’uomo si chiude a riccio in fatto di emozioni e non le mostra apertamente. Ciò potrebbe facilmente essere frainteso da chi non conosce la cultura del Sol Levante, dove sentimenti e intimità sono affari privati.

La figura femminile tende a scindersi, invece, in aspetti tradizionali, opposti alla freschezza apportata dalle sue coprotagoniste. Le donne della Takahashi sono differenti, in una società che guarda con dubbio al diverso. Una precisazione è d’obbligo: porsi col dubbio nei confronti di qualcosa che non si conosce, è umano e prudente. È valicare il confine verso la novità, a definirsi coraggioso.

Sostanzialmente è quello che fa la sensei con il suo lavoro. Le sue opere hanno il sapore della novità dei tempi che si approssimano, senza, però, tralasciare il passato e il percorso che si è intrapreso per giungere al presente che racconta. In questo senso, Rumiko Takahashi sfida il tempo. Mao non sfugge a questo concetto. “Targettizzato” per comodità di genere, contestualizzato come shonen, cela una profondità che va oltre l’ironia che appartiene alla sua autrice.

Artisticamente non si possono evitare di notare, le caratteristiche di uno stile che appartengono a Takahashi e a lei soltanto. Ciò rende il suo lavoro riconoscibile anche ai più inesperti. L’artista ha sempre disegnato con il pennello, evitando pennino o la penna a china. Il disegno è semplice ed efficace. Questo è un carattere fondamentale, accompagnato a un’abilità grafica recepita da ogni tipo di pubblico seppur differente per cultura, tradizione e genere.

Il linguaggio artistico della sensei è netto, capace di chiarezza anche nelle tavole con scene in movimento, o in quelle dedicate agli scontri. L’utilizzo del bianco e nero è bilanciato, con una propensione più verso il primo che per il secondo. L’uso maggiore dello scuro si contestualizza, in particolare, alle scene di lotta e a quelle di grande impatto emotivo (esempio, i ricordi di Mao). Il criterio della chiarezza è ben definito anche dalla scelta delle vignette in cui l’azione si dispiega, rientrando in gabbie precise e definite.

Cresce, dunque, l’attesa nei confronti di Mao che sancisce il ritorno alla ribalta di un’autrice amatissima. Il 14 ottobre è veramente alle porte, una data che ogni appassionato deve ben tenere a mente. Per celebrare l’uscita di Mao e di A cena con la strega, opera in volume unico, sempre di Takahashi, è in arrivo un pack speciale che li contiene entrambi. A ciò si aggiungono due cartoline esclusive.

Avete già messo in preordine queste succulente novità di ottobre? Pronti a lasciarvi conquistare da Mao? Siete preparati a viaggiare tra tempo e mondi diversi? Le mie valigie sono già pronte da un pezzo.

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