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MARY SHELLEY CACCIATRICE DI MOSTRI – Recensione

MARY SHELLEY CACCIATRICE DI MOSTRI

Dopo quasi duecento anni la leggenda di Frankenstein rimane una delle più conosciute, lette e reinterpretate del genere horror. In questo bel volume cartonato, Saldapress porta in Italia una storia legata all’iconica donna, nonché scrittrice del romanzo che diede origine al “mito” del mostro di Frankenstein, Mary Shelley cacciatrice di mostri. Gli autori di questa cupa graphic novel in cinque atti sono Adam Glass, conosciuto sia per i suoi lavori nel campo fumettistico (Luke Cage, Deadpool, Rough Riders) che per la scrittura di serie come Supernatural, Cold Case e Criminal Minds e la sceneggiatrice/autrice Olivia Cuartero-Briggs (The Arrangement, Criminal Minds).

I disegni sono invece di Hayden Sherman, artista dal tratto molto personale, conosciuto soprattutto per i suoi lavori su The Few e Wasted Space, ma anche per collaborazioni con Marvel, Dark Horse e BOOM!Studios.

IL MANOSCRITTO DI MARY SHELLEY

Il racconto inizia ai giorni nostri, a Londra, all’interno dell’ultima casa abitata da Mary Shelley. Una ragazza, studiosa della scrittrice, durante una visita guidata ritrova casualmente un manoscritto, una sorta di diario segreto appartenente alla filosofa britannica. Da questo punto il racconto si sposta temporalmente nei primi anni del 1800, durante i quali la Shelley, allora chiamata Mary Godwin, si trova in viaggio di piacere con l’amante e poeta Percy Shelley, la sorella Fanny e il donnaiolo lord Byron.

Durante il freddo inverno di Ginevra, il gruppo, etichettato dalla gente come una “lega dell’incesto e dell’ateismo” si ritrova per una serie di eventi a soggiornare in un antico maniero, il castello dell’erede dei Frankenstein. Dopo un misterioso e macabro ritrovamento che fa aumentare la tensione e lo sgomento tra i giovani, lord Byron propone a tutti di scrivere una storia di paura.

Da qui in avanti inizia un vero e proprio viaggio nell’orrore, tra le stanze buie e claustrofobiche del castello, nelle quali avvengono strane cerimonie e dove si gioca con la vita. Durante le ore passate in compagnia del misterioso padrone di casa, tra una serie di decisioni folli e altre al limite della moralità, Shelley si dimostrerà la grande protagonista, al pari di un altro iconico personaggio, il mostro.

REALTÁ E FINZIONE

Come già fatto nel suo precedente lavoro targato Aftershock “Rough Riders”, nel quale abbiamo letto le gesta dei vari Theodore Roosevelt, Harry Houdini e di altre famose personalità, anche qui lo scrittore Adam Glass utilizza personaggi realmente esistiti. Il mix tra storico e finzione è ovviamente sbilanciato verso l’utilizzo di una fantasia sfrenata, elemento essenziale per imbastire le raccapriccianti e a tratti divertenti situazioni all’interno del fumetto.

L’obiettivo finale, tuttavia, non è solo quello di scrivere una bella storia, ma anche di far conoscere o riscoprire una delle autrici più importanti della letteratura ottocentesca, nonché figura di spicco e antesignana del movimento per i diritti delle donne.

I DISEGNI DI SHERMAN

Le pagine di “Mary Shelley cacciatrice di mostri” sono illustrate in modo autoriale da Hyden Sherman. II tratto risulta essere molto grezzo, soprattutto per quanto riguarda le figure umane. Il fatto che il disegno sia così particolare potrebbe non essere apprezzato da tutti, ma la distinzione dalla solita rappresentazione grafica, che in molti fumetti è ormai stereotipata, risulta essere un punto di forza per l’opera. I colori sono spenti, cupi, tendenti al nero. Fa eccezione solo il sangue, sempre di un rosso vivido, quasi a volersi discostare dalle tonalità dello stesso colore.

CONCLUSIONI

Pur trattandosi di una storia vecchia di duecento anni le vicende del mostro di Frankenstein, anche in questo caso, continuano a farci compagnia grazie all’eretico terrore che accompagnano da sempre l’episodio. “Mary Shelley cacciatrice di mostri” è un bel volume horror con un pizzico di mistery, la rivisitazione di una storia leggendaria che nell’epoca pre-vittoriana diede il via ad un genere che negli anni seguenti si sarebbe imposto come uno dei più amati dai lettori di tutto il mondo. Il comparto visivo e la storia molto noir lo rendono una lettura non adatta a tutti, ma una piccola chicca per gli amanti del filone horror. Al termine del volume trovano spazio anche le tavole variant dell’opera e la sceneggiatura della prima e dell’ultima tavola.

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