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MASK’D: THE DIVINE CHILDREN – Recensione

Dalla mente – e la mano – di Fiore Manni, Michele Monteleoni e Ilaria Catalani, Star Comics arricchisce il proprio catalogo grazie a MASK’D: THE DIVINE CHILDREN. Un’avventura ricca di mitologia, misticismo, sociale e teen drama!

Nell’antichità, gli Dei comunicavano con gli uomini attraverso delle maschere che racchiudevano parte del loro potere divino. Quando voltarono le spalle alla violenza dell’umanità e si rinchiusero in un’altra dimensione, nota come il Teatro del Sogno, le maschere rimasero sulla Terra.

Per secoli questi potentissimi artefatti sono stati custoditi in segreto da cinque famiglie che ne hanno sfruttato il potere. Quando la maschera del Dio Scimmia Sun Wukong viene rubata al clan russo dei Volkov, il turbolento figlio minore della casata, Nikolaj, insegue il ladro finendo per scontrarsi con l’uomo in un minuscolo minimarket cinese.

Davanti agli occhi attoniti di Tian Chen, il figlio tredicenne del proprietario del negozio, si consuma una lotta assurda tra due sconosciuti mascherati. In breve il minimarket è devastato, ma per Tian è solamente l’inizio dell’incubo: infatti, durante la colluttazione, la maschera – dopo secoli in cui aveva rifiutato ogni proprietario – si lega indissolubilmente proprio al ragazzino cinese. Tian è timido, imbranato e assolutamente impreparato a quello che lo aspetta, ma presto si ritroverà invischiato in una vicenda decisamente più grande di lui…

Da Sun Wukong, mitologia cinese, alla Kitsune, volpe nel folklore giapponese, passando per la maschera tribale della tradizione africana, Fiore Manni e Michele Monteleoni costruiscono una storia avvincente e funzionale grazie, non solo alla loro bravura e della loro progressione creativa nella sceneggiatura, ma anche alla forte presenza di citazioni inerenti alla cultura pop su fenomeni globali senza tempo.

Ti ho atteso a lungo, figlio del divino!

Quando si parla di un racconto con maschere magiche è inevitabile pensare a The Mask, con Jim Carrey. Ma in MASK’D, gli autori, creano un tripudio di menzioni che non possono di certo passare inosservati. Per incuriosirvi maggiormente, vi facciamo presente che, ad un certo punto i nostri 3 amici incontreranno un uomone gigante che trae la sua forza tramite una sostanza che viene emessa da grossi tubi, ricordando palesemente Bane di casa DC Comics. Per ovvie ragioni ci fermiamo qui per non raccontarvi troppo lasciandovi il piacere della scoperta. Vi basti sapere che, le citazioni e i rimandi all’universo nerd, non finiscono qui.

Gli autori, trattano anche temi adolescenziali e sociali. Oggi, possiamo definire uno di questi come quello che più goliardicamente chiamiamo “trenino dell’amore ubriaco”: Lei ama lui ma lui ama l’altro e tutti amano la persona sbagliata.

Ebbene sì, in MASK’D: THE DIVINE CHILDREN, i temi più profondi vengono trattati in maniera leggera e funzionale alla sceneggiatura. Anche l’aspetto più tenero e “children” di una sessualità conforme a quello che è lo stato attuale della realtà LGBT d’oggi, ad un certo punto, fa breccia nell’opera. Ma gli autori inseriscono ancora tanta altra carne al fuoco. E dunque, nel bel mezzo tra mitologia e temi sociali calano l’asso delle problematiche adolescenziali.

Per esempio, Tian viene caricato di troppe responsabilità dal padre il quale prova a rifarsi una nuova vita dopo la morte della moglie, costringendo così il figlio a lavorare nel negozio di famiglia tutte le sere. Lui vuole essere solo un ragazzo normale che vive una vita normalissima. E si sa, i problemi, ai nostri giorni, vi sono in ogni fascia d’età, soprattutto in quella giovanile dove tutto sembra insormontabile.

La storia di MASK’D: THE DIVINE CHILDREN è più che convincente. Ad arricchire maggiormente il tutto, e quindi anche a fortificarne la caratura, c’è la caratterizzazione data ai tre personaggi e alle loro personalità, una tra le altre molto ambigua e divertente (quella di Nikolaj). Il ritmo sostenuto è quasi cinematografico. Infatti, i diversi elementi classici della composizione drammaturgica più giovanile, quali l’evoluzione del personaggio e del contesto sociale, la suspense e il finale (che lascia spazio ad un proseguo interessante), sono egregiamente strutturati. Le stesse cavalcano le dinamiche proposte attraverso una storia che affascina e che profuma di freschezza.

I disegni di Ilaria Cataldi sono un altro punto di forza, come per esempio gli scontri contro i tecnocrati, realizzati con un tratto deciso e dallo stile puramente euro-mangaso. Plauso infinito soprattutto per le rappresentazioni dei poteri delle maschere, degli Dei o la rappresentazione e la forza d’impatto visivo del teatro del sogno. Incantevoli. Meravigliose come le colorazioni che accompagnano tutto il comparto grafico.

In conclusione, le scelte da parte degli autori e la tanta ciccia che mettono in ballo, eclissano il target per cui inizialmente era – forse – destinata l’opera, rendendo MASK’D: THE DIVINE CHILDREN, seppur sempre predisposto ad un pubblico giovane, adatto anche a tutte le età. Un mixone ben realizzato e sostenuto dagli avvenimenti della storia, dal ritmo, dalla caratterizzazione, da un livello narrativo non indifferente e dai bellissimi disegni.

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