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Metrozone è un racconto ambientato in un mondo post- apocalittico figlio di un sistema climatico completamente alterato. Le megalopoli sono sommerse dalle acque, i ricchi vivono in cittadelle galleggianti e la gente comune resiste sopravvivendo nel sottosuolo. Ad Aurinko le vecchie metropolitane sono state convertite in un’enorme prigione, dove l’aspettativa di vita è di 31 anni. Le tempeste radioattive impediscono alle persone di spostarsi all’esterno. Un gruppo di poliziotti biomeccanici chiamati “formiche” mantengono l’ordine all’interno dei corridoi sotterranei, rispondendo agli ordini del presidente Putko.

La storia è scritta e disegnata da Søren Mosdal, danese classe 1972 nato in Kenya, a Nairobi. Vive attualmente in Finlandia ed oltre ad essere autore di numerosi fumetti è illustratore per la carta stampata e amante della musica e della cultura giapponese.

LA FUGA DI NIKKI

Nikki è una giovane abitante del sottosuolo che vive assieme alla madre in un vagone della metro. Ha perso da poco il fratello, il quale è scomparso senza lasciare tracce. Ama giocare con un videogame che simula la fuga dalla Metro Zone, ma non riesce mai a superare il fatidico ultimo livello.

Un giorno Nikki uscendo dalla sala giochi viene raggiunta da un Biomech appena evaso dal carcere governativo Biofort. Il soldato si rivela essere il fratello di Nikki e da qui comincerà assieme alla sorella una fuga a perdifiato verso la libertà, verso l’Arca del presidente Putko.

Durante la fuga i due fratelli si imbatteranno in guerrieri templari, soldati ben armati e insospettabili spie, in una gimkana fatta di azione serrata ed eventi che si susseguono uno via l’altro. Nikki e il fratello robotizzato corrono attraverso corridoi in un labirinto fatto di cemento e colori psichedelici. La folle corsa che si svolge in un’atmosfera anni ’80 che permea l’intera storia, li porterà verso il cattivo finale, una sorta di boss di fine livello. Ma sarà la vera “fine”?

INFLUENZE E STILE

L’autore, come sopra scritto, è un grande amante della musica. Il suo pensiero è che il fumetto sia il tipo di medium ideale per rappresentare la musica e questo emerge chiaramente anche nell’opera in questione.  Oltre alle influenze musicali ci sono dei chiari riferimenti cinematografici e molti dei lettori noteranno delle sequenze che omaggiano sia vecchie pellicole che film più nuovi.

Solo per citare alcuni degli elementi che Mosdal ha inserito in Metrozone come non notare il design delle moto in stile “Tron”, le sequenze che fanno tornare in mente “Mad Max: Fury Road”o il mitico “Blade Runner”.

Lo stile grafico è molto pop e cartoonesco. Le linee sono molto nette e le figure sono scarse di dettagli ed espressivamente un po’ piatte. Tuttavia tale stile risulta molto piacevole ed adeguato al ritmo frenetico della storia e in accordo con l’atmosfera e le dinamiche video ludiche del fumetto.

START, PLAY, GAME OVER

In definitiva Metrozone risulta essere un fumetto godibile, che va preso per quel che è, con la giusta leggerezza e senza troppe pretese. Un buon modo per divertirsi senza pensieri, così come si faceva con i giochi arcade in sala giochi. Metti il gettone, giochi, ti diverti, game over.

Lo scorrere delle pagine risulta piacevole, ma alcuni passaggi avrebbero meritato probabilmente una maggiore profondità di scrittura. La caratterizzazione dei personaggi è soddisfacente nonostante non sia accurata, ma nella totalità del racconto non così importante da far storcere il naso o farne diventare un difetto. Anzi! Il consiglio perfetto che potrebbe far godere al meglio Metrozone è forse quello di ascoltare della buona musica rock, metal o underground durante la lettura. Quindi come concludere se non dicendo: –“Leggete, divertitevi e… Game over.”

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