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Murder Ballads – Recensione

murder ballads

Ci sono diversi modi per arricchire le proprie collane, Oscar Ink Mondadori lo fa con Murder Ballads, scritto da Micol Arianna Beltramini e disegnato da Daniele Serra. Un’opera a metà tra racconto e componimento poetico fatto di tragedia, dolore e violenza.

Bambini perduti nel bosco, amanti crudeli e folli, brigantesse, prostitute, assassini seriali. Micol Arianna Beltramini e Daniele Serra reinterpretano le murder ballads: storie di incubi, passioni, ossessioni. E sangue, tanto sangue.

Se la poesia fosse come una ferita fresca, aperta e grondante di sangue caldo, Murder Ballads sarebbe lama. Gelida, tagliente e penetrante, che incide la pelle del lettore in maniera indelebile, ferendolo, lasciandogli un segno per la vita.

“Non verrà nessuno a cercarci, vero?”

Il titolo dell’opera viene da lontano. Le Murder Ballads sono un sottogenere delle ballate tradizionali, ovvero delle vere e proprie canzoni, scritte e musicate, la cui nascita viene fatta risalire addirittura al Medioevo. In genere, queste, sono ispirate da fatti di cronaca nera realmente accaduti e che nel corso del tempo hanno cominciato a indossare la veste di storie di paura da raccontare ad amici e bambini in serate tempestose. Altre volte, invece, i fatti raccontati possono essere totalmente inventati per il solo gusto di darsi spiegazioni a fenomeni incomprensibili.

Anche in quest’opera fumettistica viene indotto lo stesso schema narrativo che, generalmente, viene applicato nelle ballate del genere. Dunque i fatti accaduti vengono raccontati in prima persona, dal carnefice o da un narratore esterno. Questi raccontano lo svolgimento dell’omicidio e spesso anche i fatti che lo hanno preceduto o ciò che è successo in seguito.

Racconti particolarmente crudi che mostrano il lato peggiore dell’essere umano, il quale compie indicibili brutalità senza avere un vero e proprio motivo. Anzi, il motivo è proprio la natura umana. Non solo freddi fatti di cronaca dunque, ma pathos e sensazioni opprimenti in grado di pesare sullo stomaco del lettore come un macigno. Del resto una cosa è innegabile: per quanto possiamo dichiararci delle brave persone, per quanto non compieremmo mai certe azioni, le storie che buttano un riflettore sul nostro lato più oscuro ci eccitano sempre.

“E viene il giorno in cui il suo sogno sembra diventare realtà.”

Cinque racconti disegnati magistralmente, che vengono preceduti ognuna da un’introduzione che spiega e contestualizza ciò che si sta per leggere.

Il primo racconto, Bambini nel Bosco, prende spunto da un’antica fiaba che veniva raccontata ai bambini. Cosa state immaginando? Un bosco incantato stile Disney? Niente di tutto ciò. Questo racconto narra la storia di due bambini che, in seguito alla morte dei genitori, vengono lasciati alle cure dello zio. Questo però non si dimostra essere amorevole con i piccoli, anzi, assolda un uomo che possa uccidere i nipoti, con lo scopo di accaparrarsi tutta l’eredità. Le cose non vanno come previsto e il sicario finisce per uccidere lo zio.

Un bel lieto fine, direte voi. Assolutamente no, i due bambini si ritrovano a vagare da soli nel bosco e il destino beffardo farà sì che muoiano, e che i loro corpicini vengano ricoperti di foglie dai pettirossi. Terribile, vero? E pensate che nel tempo questa ballata è diventata una filastrocca da raccontare ai bambini prima di andare a letto.

La seconda storia, Giù al Fiume, prende spunto da alcune ballate che raccontano uno dei temi più utilizzati nelle Murder Ballads: il femminicidio. Un argomento tristemente attuale che sembra non voler superare la prova del tempo. Queste ballate si basano su fatti di cronaca realmente accaduti, e che essenzialmente raccontano le storie di amori malati che finiscono in tragedia. Lei, rimasta incinta, viene uccisa brutalmente dal suo amante e gettata in un fiume. State per caso pensando a “La canzone di Marinella” di Fabrizio de André? Beh, ci siete quasi, ma ne parleremo più tardi.

“Per uno strano effetto ottico le sue iridi, del colore del cielo, nella foto sembravano bianche.”

Il terzo racconto, intitolato E poi non rimase nessuno, rielabora il caso di Charles Lawson, il quale, pochi giorni prima di Natale, portò i suoi figli e sua moglie a comprare dei vestiti e a scattare, in seguito, una foto tutti assieme. Una normalissima e tranquilla famiglia, se solo non fosse che, proprio la sera di Natale, Lawson decide di uccidere tutti e di suicidarsi. Unico superstite il figlio maggiore, il quale si era assentato per una commissione. Un efferato delitto commesso in uno dei giorni più felici dell’anno, in cui dovrebbe regnare solo l’amore verso il prossimo.

Le ultime due storie prendono spunto da fatti tutti italiani. Nello specifico Brigantesse si muore ha luogo in Piemonte nel corso del 1800, dove miseria e governo oppressivo regnavano sovrani. I briganti si vedevano perseguitati e uccisi dall’esercito, e per le brigantesse la situazione era ancora peggiore e l’aspettativa di vita non superava i 30 anni. L’ultimo racconto, invece, si intitola Solo un giorno come le rose. Ebbene sì, la stessa storia che ispirò Fabrizio de André per la sua Canzone di Marinella, ispira anche quest’ultima storia.

Romanzata dal grande cantautore che decise di raccontare la storia di “Marinella” donandole un nuovo e più felice finale. In Murder Ballads, invece, la triste vicenda viene ripercorsa in maniera cruda e violenta, senza voler indorare la pillola e costringendo il lettore a inghiottirla, assaporando tutto il suo amaro gusto.

“Domani mi invento qualcosa. Lo diceva pure Rossella O’Hara, no? Più o meno.”

Micol Beltramini e Daniele Serra sono sicuramente una coppia vincente. Il modo delicatissimo che ha lei di raccontare barbari atti di violenza, si fonde con lo stile sporco ma preciso di lui. Un incredibile contrasto che dà vita a un’opera d’impatto, unica nel suo genere, che non può che lasciare un segno in chi la legge. In un unico volume sarete infatti in grado di godere di diverse tecniche di disegno, spaziando tra meravigliose tavole in cui l’acquerello regna sovrano e dona morbidezza alle forme, a tavole interamente realizzate con un tratto deciso di pastello nero, in grado di rendere in maniera totale la paura e la follia che dilaga tra i personaggi.

Non solo parole e disegni, ma anche canzoni. L’elemento musicale è infatti estremamente presente nell’opera, passando da Nick Cave, autore dell’album Murder Ballads, attraversando colonne sonore Disney fino ad arrivare, come già anticipato, all’italiano Fabrizio de André. Un’opera in cui diversi tipi di arte si incontrano, si fondono e si sposano alla perfezione, senza mai entrare in contrasto e riuscendo nell’impresa di tenere il lettore incollato alle sue pagine.

Edita da Oscar Ink Mondadori, scritta da Micol Arianna Beltramini e disegnata da Daniele Serra, Murder Ballads è una graphic novel cruda e violenta ma che allo stesso tempo sembra essere avvolta da un’atmosfera poetica. Questo tratto affascinerà e porterà il lettore a idealizzare quelle storie. Un’opera di difficile digestione ma che sicuramente resterà impressa a chiunque decida di darsi la preziosa opportunità di leggerla.

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By Paolo Monticciolo

Tutto tutto, va bene… vi racconto tutto. Quando ero in terza ho copiato all'esame di storia. Quando ero in quarta ho rubato il parrucchino di mio zio Max e me lo sono messo sul mento per fare Mosè alla recita della scuola. Quando ero in quinta ho buttato per le scale mia sorella Heidi e poi ho dato la colpa al cane… Allora mia madre mi mandò a un campeggio estivo per bambini grassi e poi una volta non ho resistito, ho mangiato due chili di panna e mi hanno cacciato” (I Goonies, 1985)

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