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My Broken Mariko – Recensione

My Broken Mariko

Segnatevi questo nome; Waka Hirako, perché con My Broken Mariko, un josei autoconclusivo edito da J-POP manga, inizia un fantastico esordio che porta l’autrice ad evidenziarsi come una promessa pronta a regalarci succose storie. Nel caso di MBM, parliamo di un’opera dal tratto distintivo e devastante, che tratta temi importanti come gli abusi, il dolore, il suicidio, la depressione e i sensi di colpa che galleggiano in un mare di tragedia e commozione.

Tomoyo e Mariko sono amiche fin dalla scuola media, unite da un profondo legame d’amicizia. L’infanzia di Mariko non è stata tutta rose e fiori, anzi il contrario. Infatti, sin da piccola, subisce abusi e violenza dal padre. Stringendo i denti, Mariko, grazie all’aiuto di Tomoyo si salva. Ma chi crede nel destino, sa che tutto è già scritto, infatti Mariko, diventando adulta, si toglie la vita. Per onorare la sua memoria, Tomoyo parte per Marigaoka per spargere le sue ceneri. Questo viaggio sarà intervallato da ricordi del passato di mariko che porteranno i lettori a scoprire il rapporto e il dolore polarizzato nei cuori delle due amiche.

In base alla sinossi, My Broken Mariko potrà sembrare relativamente semplice rispetto a quanto promesso ad inizio recensione. Ma in realtà, l’opera, è molto più profonda, complessa e toccante di come appare. Le premesse infatti sono quelle di lasciare in voi un sentimento straziante, triste e doloroso. Sarà così? Possiamo già darvi la risposta; assolutamente sì!

Non un’opera di fantasia, ma realtà.

In My Broken Mariko è presente lo specchio della società che ci circonda. Infatti, generalmente, chi ha avuto un abuso durante l’infanzia lo ha subìto all’interno della propria famiglia. Uno scenario possibile è aver avuto un padre violento o alcolizzato, una madre assente o inconsapevole di quello che stava accadendo, che ci fosse trascuratezza fisica o emotiva, insomma che sia mancata una figura che si prendesse cura della vittima.

Tutto quello che accade all’interno della propria famiglia può apparire normale alle piccole vittime perché non hanno ancora esperienze di vita o di altri tipi di famiglie. Crescendo, però, cominciano a interfacciarsi con la scuola o con i coetanei e a questo punto realizzano che la loro situazione domestica non è poi così tanto normale ed entrano, quindi, in uno stato di confusione.

Come detto, i temi trattati nell’opera, sono molto delicati e purtroppo statisticamente reali. Gli argomenti presenti nella storia verranno vissuti ovviamente attraverso Mariko. Con lei vivrete step by step tutti gli aspetti e le meccaniche che la porteranno alla decisione estrema.

Nella stessa maniera, tramite Tomoyo nonché il nostro personaggio principale, avrete la possibilità di analizzare e conoscere l’aspetto e l’elaborazione psicologica di Mariko attraverso ricordi e momenti che vi porteranno a capire il legame ossessivo delle due amiche, il dolore, il senso di colpa e di vergogna di chi è sopravvissuto ad abusi.

Ma Hirako aggiunge anche la sofferenza non solo di chi se n’è andato, ma soprattutto di chi è rimasto. Anche sotto questo aspetto, infatti, quando una persona cara viene a mancare, il lutto è una tappa obbligata. Si tratta di un periodo di dolore di durata variabile, attraverso il quale è necessario passare per poter ristabilire poi un nuovo equilibrio: non esistono scorciatoie.

Con questi aspetti l’autrice Waka Hirako, ci mostra sin da subito le sue doti. Infatti, tramite i personaggi ben delineati all’interno del racconto, vi ritroverete a empatizzare e vivere quasi sulla vostra pelle questo ventaglio di sensazioni che si mischiano in un turbinio di malinconia, rabbia, paura e dolore. Tanto dolore! Sicuramente non un compito facile quello della Hirako perché in base allo spessore delle sensazioni che dona l’opera, le pagine a disposizione sono poche.

Infatti, la meccanica di alcune scene dolorose – capaci di rimanervi impresse – potrebbero risultare brevi nella loro struttura, ma efficaci. Per farvi un esempio senza svelarvi troppo, all’interno del volume troverete scene in cui Mariko subisce una violenza e si ritrova un nuovo livido sul volto, oppure quando la stessa prova a tagliarsi i polsi. Questi, seppur realizzati in maniera cruda e diretta, senza censure e “fiocchetti” narrativi, risultano assolutamente semplici, strazianti e funzionali al fine della sceneggiatura e dell’esperienza di lettura.

Esperienza sicuramente dolorosa e forte quella che può dare My Broken Mariko. Tanto che, ad un certo punto, vi ritroverete talmente presi che spererete che qualcuno, nella pagina a seguire, prima o poi intervenga ad aiutare la povera Mariko. Nel corso della lettura non potrete fare a meno di commuovervi versando, per i più sensibili, qualche lacrima. Alla fine della lettura, vi sarà difficile non essere stati colpito nell’animo da un segno indelebile.

Arte attraverso la psicologia e l’emotività

Altro aspetto che rende la lettura di My Broken Mariko (non priva di fazzoletti per asciugare le vostre lacrime) sono i disegni molto particolari e suggestivi di Waka Hirako. Stiamo parlando di tavole colme di dolore, primi piani senza testi che spezzano il cuore. Un disegno che rafforza una storia straziante ed enfatizza il significato con espressioni che possono essere paragonate a fitte al cuore.

Ogni momento rappresentativo, ogni inquadratura del passato di Mariko è devastante, un’impatto emotivo quasi ad ammiccare ad una fusione tra arte e psicologia per educare l’emozione.

Piccolo appunto, l’autrice esce fuori dai classici canoni da disegno manga puro. Questo generalmente segue dei canoni non solo stilistici ben precisi ma anche “del momento”. E infatti, i disegni della Hirako sono freschi e moderni. Molto probabilmente anche il lettore stesso potrà notare che ci sono piccole, quasi impercettibili, influenze più internazionali che si mischiano con una “tipicità” più canonizzata del genere.

Il prodotto fisico confezionato da J-POP è sublime. Infatti la famosa casa editrice, non si spreca in quanto qualità. A partire dal formato grande e dalla solita ottima scelta della carta.

In conclusione, My Broken Mariko di Waka Hirako, edita da J-POP manga, è un’opera carica di sofferenza. Un viaggio nel ripercorrere i momenti più aspri e dolorosi di una vita fatta di dolore fisico e annullamento mentale. Toccante ed emotivamente distruttivo, l’autrice usa degli elementi che rispecchiano, ahimè, una società mondiale che, troppo spesso, viene legata a violenze, abusi, soprusi e depressione.

Il senso di vuoto in Tomoyo nella perdita dell’amica, il suo “ripercorrere” il trascorso di Mariko e le mille domande poste nell’utilizzare un periodo ipotetico tra dei “se fossi stata più presente”, “se avessi avuto il coraggio di…”, accompagneranno questa storia non adatta certamente a chi è debole di cuore o emotivamente impressionabile.

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