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Neun 1 – Recensione

Neun

L’eugenetica è la creazione della razza perfetta secondo sottrazione, ovvero tramite l’eliminazione di tutti gli “elementi degenerati”. Messa in atto tramite pratiche parossistiche di sterilizzazione e sterminio delle cosiddette “vite di nessun valore”, essa è la base ideologica del Mein Kampf, che spinse il nazismo a vagare con la fantasia, a nutrirsi di occultismo e ad esplorare l’impossibile. Diffidenti verso l’evoluzionismo darwiniano, in quanto quella ariana è già la razza perfetta, i nazisti inseguono il mito del superuomo (teoricamente nietzcheiano) eseguendo esperimenti diretti. Tsutomu Takahashi si spinge oltre, gioca con questa boria e racconta una storia che vede lo stesso Hitler come soggetto di un esperimento che ha l’intento di creare un figlio con i suoi stessi geni. Neanche l’autoproclamatosi Führer si percepiva forse immortale? Questo è retropensiero, eppure Neun, manga pubblicato in Italia da J-POP e ultima fatica di Tsutomu Takahashi, sembra partire da questi presupposti. Perché Hitler ha 13 figli nati in provetta nascosti in giro per la Germania?

Neun deve morire

Siamo in Germania nel 1940, in pieno fragore nazionalsocialista. Himmler, il ragioniere della morte, il comandante in capo delle SS, dal suo scranno del palazzo di Wewelsburg in Vestfalia, ordina ai suoi sottoposti il massacro dei figli di Hitler. 13 bambini dati da un esperimento genetico di fecondazione artificiale che coinvolge il Führer in persona.  Neun, (nove in tedesco), chiamato così per essere il nono di questi, è un bambino che vive in campagna nel villaggio di Brausteppe insieme alla famiglia che lo ospita. Quando l’ordine di ucciderlo viene proclamato, un gruppo nutrito di SS giunge al paesello.

L’intento è di eliminare Neun e tutti i testimoni della sua esistenza. Al fianco di Neun però c’è il Wand, tradotto in italiano il Muro, nome dato alle guardie del corpo dei figli di Hitler. Si tratta di Theo Becker, SS che non riconosce l’autorità del comando nazista presentatosi a Brausteppe e al quale decide di ribellarsi. Cercherà infatti di scappare per portare  in salvo se stesso e Neun. Ma perché Hitler vuole il bambino Neun morto?

Strumentalizzare la storia

Neun è un Seinen storico, per adulti vaccinati, con un potenziale inimmaginabile. L’ambientazione da Seconda Guerra Mondiale ai suoi primi vagiti in una Germania ariana è perfetta per costruire una narrazione che tiene col fiato sospeso, coadiuvata da azione, thriller ed intrigo interno all’élite nazista. Eppure Takahashi non si ferma lì e trascende i generi, sporcando di rosso sangue le tinte noir. Si ha la sensazione di essere effettivamente davanti a un horror. È il potere occulto delle SS, che riesce ad imprimere il terrore di un retaggio storico di violenza che ha abitato gli incubi di tutti almeno una volta nella vita.

Nomi illustri

Il pathos regna sovrano, la sensazione di essere davanti a qualcosa di grosso è avvalorata dalla presenza di figure centrali del governo nazionasocialista. Oltre ad Himmler, fanno la loro comparsa lo stesso Hitler, ma anche Goebbles, ministro della propaganda nonché considerato storicamente secondo in comando. Takahashi ha scomodato subito nel primo volume il triumvirato dello sterminio e del terrore, gli uomini che hanno messo in ginocchio il mondo per portare avanti il loro desiderio di onnipotenza germanica.

Nazisti vs. Nazisti

Il romanzo però necessità anche dei suoi protagonisti principali. Neun per ora è solo una figura abbozzata, quasi una comparsa, il bambino d’oro da difendere, una fiala vivente di sangue regio. Theo Becker, il Wand, la guardia del corpo, è pieno di quel carisma da spia maledetta, è il genio e la furbizia di mille uomini messi assieme.

Le SS sono rappresentate in modo grottesco, quasi irreali per quanto siano spietate e senza scrupoli. Il culmine si raggiunge con  l’antagonista della storia, che compare nella parte finale del volume, l’SS ispettore sanitario, un personaggio con un’aura di malvagità esagerata e sensazionalistica. Per quanto si senta una pregevole ispirazione a film come Bastardi senza gloria, non passa l’ironia, il macchiettismo tarantiniano, siamo invece davanti ad un’opera adulta e seria intrisa di morte e violenza.

Neun, lato artistico

Artisticamente, Tsutomu Takahashi ha uno stile peculiare, spigolosissimo, molto espressivo. Il suo tratto è sporco, cinetico nelle scene d’azione. Eppure si denota una predisposizione verso la paesaggistica, con cura e ricchezza di dettagli, e alla ritrattistica dei personaggi. L’intensità dei primi piani dei visi è fuori dal comune.

Takahashi è riconosciuto per la sua tecnica speciale che dà profondità alle sfumature di chiaro scuro. Il mangaka utilizza inchiostro diluito in stile acquerello a cui, grazie al digitale, sovrappone le chine. Questo gli permette di avere neri predominanti e profondissimi. La tecnica necessita di un’alta qualità di stampa cosa che J-POP ha saputo gestire ottimamente. Questo stile è raccontato in un Manben di Naoki Urasawa che intervista Tustomu Takahashi; potete trovarlo qui sottotitolato in inglese.

In conclusione, Neun è sicuramente un ottimo inizio per una storia interessante. Un volume 1 che intensifica l’esperienza di lettura attraverso non solo la bella e suggestiva arte del maestro Takahashi, ma anche grazie alla sceneggiatura che colpisce e arricchisce mantenendo alta l’attenzione del lettore.

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By Massimiliano D'ostilio

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