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Non volevo innamorarmi – Recensione

Non volevo innamorarmi

Il mese di giugno si tinge dei colori dell’arcobaleno per Star Comics che, rimpolpando la nuova collana Queer, porta sui nostri scaffali un titolo particolarmente celebre in Giappone. Non volevo innamorarmi di Suzumaru Minta, volume unico del genere Boy’s Love nonché vincitore del secondo premio nella categoria “Best Comics” ai Chil Chil BL Award 2020, ci guida passo passo in quel percorso dolce-amaro che è la scoperta dell’amore.

“Non volevo innamorarmi ma…non si può mai sapere come andranno le cose […] il primo passo è davvero importante”

Festeggiare il proprio compleanno il giorno di Natale sarebbe un’esperienza divertentissima se si avesse qualcuno con cui condividerla. Yoshino Kiritani è invece abituato a passare questa giornata di festa completamente solo. Alla vigilia dei suoi 30 anni, nonché di Natale, cammina lungo i viali addobbati chiedendosi se esista la persona per lui. Ha trent’anni, è gay e non ha mai avuto una relazione, vorrebbe mettersi alla prova e trovare un partner, ma a quanto pare non sa proprio come fare.

Tuttavia si sa, le cose spesso capitano quando meno le si aspetta. Così, galeotta una conversazione tra le colleghe di ufficio, Yoshino scopre l’esistenza dei gay bar, luoghi fatti apposta per incontrare persone con medesimi interessi…sessuali almeno. Col coraggio preso a due mani, la notte del suo trentesimo compleanno si metterà alla prova in un ambiente nuovo e sconosciuto, superando imbarazzi e disagi…nella speranza di liberarsi della propria verginità. Sarà proprio qui che incontrerà Ro, un giovane e bellissimo ragazzo dal quale rimarrà completamente ammaliato.

Non volevo innamorarmi è una storia d’amore.

La parola amore è sempre sulla bocca di tutti. Tutti sembrano sapere esattamente cosa sia, cosa comporti, come sia fatto, ma in realtà una definizione universale dello stesso non esiste. L’amore è soggettivo, ognuno lo interpreta e intende secondo il proprio modo di pensare e può assumere le forme più disparate. Così, se si ponesse la catartica domanda “che cos’è l’amore?” in una stanza piena di persone, la moltitudine di risposte diverse che arriverebbe potrebbero tranquillamente essere equiparate ad un assoluto silenzio. Parlare d’amore è dire tutto e dire niente.

Suzumaru Minta, con questa sua dolcissima opera, abbraccia questo silenzio e anziché cercare di colmarlo dando la sua definizione di amore, sposta l’attenzione su un momento antecedente, su quell’istante, che può durare un secondo come un mese, che precede la nascita di qualsiasi storia. Non volevo innamorarmi è un’esplorazione di tutti quei sentimenti che investono cuore e mente di una persona prima che essa realizzi che potrebbe effettivamente trattarsi d’amore.

Questa scelta narrativa, che sposta l’attenzione dai personaggi ai sentimenti, finisce col rappresentare il maggiore punto di forza dell’intero volume unico. Viviamo in una società in cui siamo abituati ad etichettare qualsiasi cosa, in cui l’esigenza di dare un nome e catalogare in base a sesso, razza, orientamento sessuale, e chi più ne ha più ne metta, è divenuta ormai prepotente. In questo contesto, in cui si inneggia all’uguaglianza attraverso la creazione di nuove categorie, un’opera in cui i protagonisti potrebbero essere letteralmente chiunque è forse una vera e propria novità.

In Non volevo innamorarmi, a differenza di molti volumi del medesimo genere, non si pone l’accento sul percorso di accettazione di sé stessi, non si parla di bullismo o di ostracismo, non si muove nessuna critica sociale a manifesto di uguaglianza. Non volevo innamorarmi racconta del vuoto portato dalla solitudine, della paura di mettersi in gioco, dell’imbarazzo di arrivare in età adulta senza esperienza e della difficoltà di esporsi a qualcosa di nuovo, nonché dell’incertezza che cammina a braccetto con l’amore.

La bellezza di questo volume emerge nel momento in cui si realizza che Yoshino e Ro potrebbero essere chiunque, potrei essere io che scrivo come potresti essere tu che leggi, e il fluire della storia non cambierebbe comunque. La cura con cui Minta-sensei descrive il tumulto di emozioni legate all’insieme di questi sentimenti è tale che l’immedesimazione nel personaggio diviene quasi una naturale conseguenza. Da ciò deriva che, anche se non si hanno grandi dettagli a colorare i personaggi principali, la storia non ne risulta mai penalizzata e l’attenzione del lettore è catalizzata dall’evoluzione psicologica ed emozionale degli stessi.

Filo conduttore di questo volume si presta ad essere l’ingenuità. Questo termine, che generalmente è utilizzato in senso negativo, sinonimo di sprovvedutezza nelle relazioni sociali, deriva in realtà da un termine latino, ingenuitas, che simboleggiava lo status giuridico di chi era nato libero nell’antica Roma. Richiamando questa sua più antica ed originaria accezione, l’ingenuità del protagonista diviene simbolo di libertà e trasparenza.

Yoshino è come un bambino, libero da sovrastrutture sociali che lo inibiscono, parla senza pensare troppo, invita Ro a fare sesso perché non l’ha mai fatto prima e vuole sperimentare, gli chiede senza scrupoli come possa essere definito il loro rapporto e si lascia guidare dai suoi sentimenti in ogni situazione. Chiede quello che non sa e non si ferma a rimuginare sui suoi pensieri, guidato da questa sua ingenuità che diventa forza motrice della sua evoluzione, in grado di abbattere qualsiasi muro ostacoli il percorso. Sarà proprio questo suo modo di essere, completamente libero, che butterà giù le barriere di Ro e quelle del lettore, strappando ad entrambi un genuino sorriso in più di un’occasione.

Ciliegina sulla torta di questo meraviglioso volume è rappresentata dai disegni di Minta-sensei. La candidezza che caratterizza Yoshino si trasforma in sensualità quando questi viene calato in un contesto che gli permette di essere aperto con i suoi desideri. L’eros prende forma in ogni curva del suo corpo, mentre si inarca di piacere sotto le mani esperte di Ro, travolto da quelle sensazioni tanto bramate ma mai provate. Allo stesso modo l’autrice stuzzica le voglie dei lettori, giocando con le espressioni dei personaggi particolarmente curate nei loro dettagli.

Così, si è portati ad essere ammaliati dalla bellezza di Yoshino, che sospira in maniera erotica perso nei suoi pensieri lascivi, e non si può non sentire un brivido lungo la schiena allo sguardo voglioso di Ro, che si passa la lingua sulle labbra in anticipazione di quello che sta per accadere. Lo stile resta essenziale, non ci sono tratti inutili, non viene data grande attenzione agli sfondi, a riprova della centralità data al tema del sentimento. Il lettore non può che focalizzare il proprio sguardo sulle figure di questi protagonisti, belli da mozzare il fiato.

Ulteriore particolarità di questo volume, che spicca tra i suoi simili, è la modalità con cui l’autrice affronta il tema del sesso. Ancora una volta Non volevo innamorarmi è in grado di colpire nel segno, scegliendo un approccio estremamente realistico ma che non sacrifica in nessun modo la piccantezza della scene. In un universo di genere in cui si passa dal sesso estremo al vanilla, dal furry all’omegaverse, Suzumaru Minta decide di rappresentare una storia che ha il sapore della quotidianità.

Yoshino, arrivato vergine a trent’anni, conosce solo l’autoerotismo. E’ curioso, voglioso, pronto a sperimentare cosa sia il sesso con un’altra persona. Minta-sensei si prodiga a mostrarci questo personaggio audace e al contempo immaturo col quale risulta davvero facile empatizzare. Questa sorta di contrapposizione interna al personaggio di Yoshino emerge in maniera ancora più netta di fronte al personaggio di Ro, più esperto e pratico, facendo sì che le scene intime fra i due risultino essere un tripudio di erotismo e sensualità, che lasceranno il lettore a bocca aperta.

Non volevo innamorarmi, in conclusione, non è altro che una storia d’amore. Con tutti i suoi aspetti positivi e negativi è pronto a mostrarci la nascita e l’evoluzione dei sentimenti di Ro e Yoshino, che sperimentano per la prima volta cosa sia l’amore, descrivendo in maniera così realistica i loro pensieri al punto che il lettore potrebbe essere portato a dimenticare di star solo leggendo un manga.

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By Giorgia Martire

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