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Norwegian Wood (Tokyo Blues) – Recensione

“I once had a girl or should I say she once had me”. “Una volta avevo una ragazza o forse è meglio dire che lei aveva me”. Questo è l’incipit di uno dei brani più famosi e affascinanti dei Beatles, un testo nostalgico e malinconico legato indissolubilmente alla storia che Murakami Haruki ci dona con lo stesso identico titolo. Il suo è un omaggio ad un passato meraviglioso che non può tornare, lontano, perduto, ma che resta ancora vivo nei suoi personaggi. È Norwegian Wood (tokyo blues), romanzo edito Einaudi nel 2006.

La storia, narrata in prima persona dal protagonista, Watanabe Tōru, inizia in maniera singolare su un aereo in volo per Amburgo. Sotto le splendenti note dei Beatles, Tōru, attraverso un lungo Flashback, ripercorre gli eventi accaduti diciotto anni prima e che hanno segnato irrimediabilmente la sua giovinezza.

Un ragazzo semplice e ordinario, appassionato di teatro e letteratura americana, ossessionato dalla paura di sbagliare. Porta avanti il suo percorso di studi quasi con disinteresse e in maniera ordinaria, Tōru non è interessato al mondo che lo circonda, non viene coinvolto dalle rivolte studentesche e si sente totalmente estraneo alla politica. Non socializza molto con i suoi coetanei ma viene assorbito totalmente dalla solitudine. Una solitudine che viene immediatamente disintegrata da Naoko. Naoko è un’amica dai tempi del liceo, che incontra durante una passeggiata in una fresca giornata di ottobre. Il passato si aggrappa pesantemente sulle loro spalle: un dolore atroce attanaglia il loro cuore. La perdita di Kizuki, migliore amico di Tōru e fidanzato di Naoko, morto suicida a 17 anni.

“La morte non è l’opposto della vita, ma sua parte integrante. Tradotto in parole suona piuttosto banale, ma allora non era così che lo percepivo, ma come un grumo d’aria presente dentro di me”.

L’incontro tra i due ragazzi sembra risolvere le agitazioni del loro cuore ma le conversazioni sono vuote e indefinite. È lì che comincia una lunga e struggente malinconia e un senso di inadeguatezza che pervade tutto il romanzo, destinati ad accompagnarci fino alla fine delle parole. Il valore dei ricordi, anche se negativi, sono incancellabili.

“A guardarli da vicino gli occhi di Naoko erano cosí profondi e trasparenti da dare i brividi. Non me ne ero mai accorto fino a quel momento, ma d’altra parte non avevo mai avuto l’occasione di fissarli tanto a lungo. Non solo era la prima volta che camminavamo da soli, ma era anche la prima volta che parlavamo per tanto tempo.”

Tōru e Naoko cominciano a frequentarsi. Tōru prova un sincero affetto, mentre Naoko cerca di sconfiggere il vuoto che ha dentro cercando conforto nel ragazzo. Sta male, è afflitta da depressione cronica e sociopatia. Un’esistenza, la sua, piena di solitudine e turbamenti. Nel frattempo Tōru lega con Nagasawa, un ragazzo senza scrupoli che vive fuori dalle regole, spregiudicato ma affascinante.

La sua amicizia distruttiva porta Tōru all’isolamento e all’incapacità di reazione di fronte ad un passato che torna e lo tormenta, (non riesce ancora ad accettare la morte di Kizuki) e la situazione non migliora quando Naoko viene ricoverata in una clinica per la cura delle malattie mentali. Tōru affronta un percorso di dolore e crescita personale che lo porta alla consapevolezza che la morte è una parte intrinseca della vita e nonostante le difficoltà e il dolore è possibile continuare a vivere. Naoko, invece, non riesce ad accettarlo. Lei fa parte di quella generazione che fa sempre più fatica a capirsi e a comunicare con gli altri. Lei, che sceglie di non vivere la sua vita, lasciando agli altri il peso delle domande e delle responsabilità.

Midori, compagna di corso di Tōru, arriva come un fulmine a ciel sereno e il ragazzo non può che rimanere profondamente colpito dalla sua tempra e dal suo fascino. La ragazza affronta la vita e gode di ogni minuscolo momento che le viene donato, dominando i suoi pensieri negativi. Midori porta una ventata di energia positiva al racconto e nella vita del protagonista. Anche lei si scontra ben presto con la realtà, che non lascia scampo al dolore, ma non si arrende e non abbandona la speranza di un futuro che deve ancora essere vissuto. Tōru si perde totalmente nel suo mondo ma è ancora profondamente legato a Naoko, il suo amore è totalizzante.

“Conosco la differenza tra le persone che sanno aprire il loro cuore, e quelle che non sanno farlo. Tu sai aprirlo. Ma solo quando dici tu, beninteso. – E se uno lo apre cosa accade? Si guarisce.”

Il protagonista si perde negli occhi delle due ragazze. Due anime opposte ma entrambe segnate da un passato doloroso. Naoko è pioggia, leggera, dolce, quasi evanescente ma incessante. Midori è la terra su cui si poggia Tōru. Naoko è nostalgia, un’ombra insicura dalla quale è attratto ma lei non è in grado di sostenere il suo amore. Midori è un raggio di luce e gli promette un futuro sicuro e sereno. Il ragazzo è circondato da questi due splendidi satelliti, che fluttuano vicini e non si scontrano. Tōru mette a nudo le sue fragilità, i suoi sogni, raccontando le massime conseguenze a cui porta il bisogno d’amore.  

“Per quanto una situazione possa essere disperata, c’è sempre una possibilità di soluzione. Quando tutto attorno è buio non c’è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all’oscurità.”

Un cambiamento epocale. Un testo al passo coi tempi. Norwegian Wood è pop. Un romanzo che si discosta totalmente dalla tradizione letteraria giapponese ma conserva quel senso di malinconia e di perdita che ricorda la mano dei vecchi maestri come Tanizaki, Sōseki, Kawabata. Le parole di Murakami trasudano emozioni, provocando nel lettore una morsa allo stomaco che fa perdere le certezze sull’amore. Murakami ha uno stile inimitabile. Creatore di mondi e di atmosfere uniche, con quest’opera si discosta quasi totalmente dalla sua scrittura, presentandoci la realtà, cruda e sincera.

Tōru, Naoko, Midori, sembrano quasi evanescenti malgrado il peso che portano dentro, ma sono talmente veri che li senti graffiare attraverso le pagine. “Noruwei no mori” parla d’amore. Nonostante ciò non è possibile definirlo un romanzo d’amore ma un’opera sentimentale che mette a nudo l’esistenza, dove i sentimenti sono trattati in maniera così delicata e intelligente da far vibrare il cuore.  

Il lettore viene immediatamente proiettato in un tempo narrativo principale che non è il presente ma un “passato recente”, che fa aumentare il grado di nostalgia e di tensione emotiva. Il senso di malinconia si amplifica, la narrazione si espande dando origine a intrecci secondari e storie separate.

Suggestivi gli scorci della società giapponese degli anni ’70, affascinanti, irraggiungibili, descritti come nella tradizione nipponica letteraria e nello stesso tempo vicini al grande romanzo europeo del novecento che rompe i tabù, la rigidità delle regole, affacciandosi ad un mondo nuovo che sfiora l’eccesso e ci porta bruscamente nei sentimenti più veri e più bui dell’animo umano.

La copertina Einaudi è opera del grafico e designer Noma Bar: uno stile unico, basato sul contrasto tra il disegno e lo spazio vuoto. Le ombre di tre figure scure e longilinee, illuminate dal sole che non si vede ma si percepisce il calore, il calore di una rinascita. La sua è una visione innovativa della realtà. Noma Bar e Murakami Haruki amano giocare sul confine tra la realtà e l’immaginazione, regalandoci nuove interpretazioni di esse.  

Non tutti sanno che N.W. riprende un racconto breve di Murakami,La lucciola (Hotaru)”, pubblicato nel 1984. La scrittura evocativa dell’autore scorre fluida e sembra misurare ogni parola di ogni singola pagina. Ad alcuni può risultare lenta e poco coinvolgente ma si rimane comunque incantati dalla sua grazia, dalla sua eleganza e dalla sua precisione, come alla visione di un pittore intento a rifinire un’opera d’arte. Murakami rompe con la tradizione, dunque, presentando un romanzo influenzato dalla letteratura americana e non solo… Steso tra il 1986 e l’87, tra Mykonos, Roma e la Sicilia, Norwegian Wood è un romanzo che ha venduto più di tre milioni di copie nel solo Giappone. Murakami incanta e guida il lettore attraverso i suoi occhi da regista. Murakami è un conforto e il romanzo è un unguento per l’anima indubbiamente ferita dalla vita.

Norwegian Wood odora di erba bagnata, di strade, di aule scolastiche, di libri, di pelle, di sigarette e caffè. Un romanzo che si legge e che si “ascolta”. Ogni pagina è intrisa di Blues e di animo Pop. Indimenticabile.

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