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Once & Future – Vol. 1: il Re è nonmorto – Recensione

Oggi, noi di Playhero.it vi parleremo di Once & Future: Vol. 1 – Il Re è Nonmorto, un comics della Boom Studios scritta da Kieron Gillen e illustrata da Dan Mora. Edita in Italia da Edizioni BD a partire dallo scorso Maggio, sul sito internet dello stesso editore l’Opera ci viene introdotta così:

“Quando un gruppo di ultranazionalisti sfrutta un antico per risvegliare una pericolosa leggenda, l’anziana cacciatrice di mostri Bridgette McGuire esce dal pensionamento per dar loro la caccia. Per farlo avrà bisogno però dell’aiuto del nipote Duncan, un mite professore che non ha idea di come si maneggi un’arma. Le pagine piene di azione e magia di Once & Future lasceranno tutti i lettori senza fiato!”

Volendo ipotizzare un brocardo latino che possa riassumere quanto sopra letto, verrebbe da dire: semul venator, semper venator (trad. “una volta cacciatore – o cacciatrice in questo caso – cacciatore per sempre”). Ma ciò non renderebbe assolutamente giustizia alla vera bellezza di Once & Future: Vol. 1.

La trama muove da una premessa narrativa molto semplice, per poi svincolarsi e annodarsi in una narrazione più complessa e completa. Il ritrovamento di un antico artefatto da parte di una organizzazione criminale con obiettivi piuttosto ampi e particolari è infatti la scintilla che fa muovere tutti gli avvenimenti narrati nell’opera.

La scoperta di quello che sembrerebbe essere il semplice fodero della Lama delle Lame è infatti il segno inequivocabile dell’imminente ritorno del Re “non morto” citato, in modo sfuggente e quasi di soppiatto, nel secondo titolo dell’Opera medesima.

Il lettore avrà modo di comprendere che la Leggenda sinora narrata non corrisponde alla realtà dei fatti. Il ritorno del Re dall’oltretomba, a dispetto di quel che si possa immaginare, non sarebbe un evento lieto che porrebbe fine a un’era di ingiustizie e malvagità, ma invece l’inizio dell’apocalisse per l’Inghilterra e, un domani, per il mondo intero.

Consapevole di ciò, Bridgette, un tempo cacciatrice di mostri, uscirà dall’ospizio in cui era ospite e riprenderà in mano le armi per fermare la minaccia. Tuttavia, in questa missione non potrà muoversi da sola. Avrà bisogno dell’aiuto del nipote Duncan, un impacciato professore universitario che ignora la vera natura di Bridgette.

La scrittura di Kieron Gillen è a dir poco esemplare. Senza difettare di chiarezza e semplicità, Gillen mescola generi differenti di narrazione, come l’horror, il fantasy, il genere epico e il thriller, rendendoli omogenei nel corso dell’intera storia.
Ma Gillen riesce a fare ancora di più.

Prende in prestito gli elementi principali di uno cicli epici più famosi e amati ovvero quello arturiano, li riplasma, li scrive e riscrive, li stravolge e ridà loro una nuova veste originale che stravolge completamente le conoscenze del lettore medio. Da una leggenda “morta” come quella di Excalibur, Re Artù e Camelot, Gillen trae linfa vitale per un’avvincente opera dark-fantasy.

Se ne dovessimo citare i più impattanti, di sicuro vi ritroviamo la riscrittura della vera natura e indole del Re. Ottima è inoltre la caratterizzazione di ogni singolo personaggio. Se da un lato avremo Duncan, giovane professore impacciato e goffo – ma impavido e coraggioso- e Bridgette, anziana da un passato ermetico e misterioso, dall’altro lato della barricata avremo una nemesi coi fiocchi. Spietata. Implacabile. Inevitabile.

La maledizione degli uomini è che essi dimenticano.

E’ efficace inoltre il parallelismo narrativo che l’autore effettua tra Duncan e il lettore. All’inizio della storia, Duncan, al pari del lettore, è totalmente ignaro della vera natura di sua nonna e del vero ruolo non solo suo, ma di tutti i personaggi.

Man mano che il lettore divorerà le pagine del volume, sia quest’ultimo che Duncan diverranno sempre più consapevoli del vero significato di tutti gli eventi, presenti e passati, e del ruolo giocato da ogni singolo personaggio.
Tale parallelismo verrà inoltre accompagnato da quello del luogo di svolgimento degli eventi.

Se da un lato avremo come sfondo l’Inghilterra per come la conosciamo, dall’altro vi sarà l’Oltremondo, una pericolosa dimensione “parallela” che fa da sfondo ai principali temi e personaggi di matrice arturiana. Complici di una stesura narrativa efficace e completamente coinvolgente sono i disegni di Dan Mora. Ben realizzati e proporzionati dai tratti precisi e distintivi.

Particolare menzione va alla riproposizione grafica del Re non morto. Questo perché, l’impatto visivo è anni luce lontano da dai toni candidi della rappresentazione più classica. I protagonisti comprimari del ciclo arturiano sono tutti ripresi con una grafica horror moderna e fresca.

La colorazione è degna del comparto grafico. Si presenta ben applicata e costante, alternata da colori fluo e spettrali quando l’azione si svolge nell’oltremondo, aiutando il lettore a comprendere il vero luogo dove gli eventi si svolgono.

Volendo concludere, Once & Future si presenta oggi come un’inaspettata, propositiva, sorpresa. Un’avventura dark-fantasy, con picchi horror e thriller che muove le basi dal genere epico e dell’epopea medievale. Possiamo quindi affermare che le aspettative ingenerate dalla descrizione dell’Opera fornita dall’editore italiano non vengono disattese.

Un’opera completamente avvincente e travolgente. Un’inaspettata (e temporanea) conclusione dopo i titoli di coda (quasi fosse un film dell’MCU) ambientata nell’oltremondo, che genererà nel lettore un’incredibile hype per l’uscita del secondo volume.

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