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QUA TUTTO A POSTO – RECENSIONE

Luca Berlati (in arte Berluca), classe 1993, ci porta alla scoperta del racconto terapeutico con Qua tutto a posto, un fumetto intimo e realista, targato Shockdom. Si tratta di un romanzo grafico fortemente segnato dalla vena autobiografica, che tratta i temi della famiglia, del ricordo e dell’angoscia in maniera fresca e diretta, e con un pizzico di ironia.

Il viaggio in auto di tre uomini: un padre e due figli, uno appena adolescente e uno poco più grande, alla ricerca del loro posto nel mondo. La destinazione è la loro mamma, da troppo tempo assente. I tre burberi uomini saranno costretti a passare molte ore a stretto contratto, durante un viaggio infinito, che servirà a tirar fuori dissapori, rancori… e forse, alla fine, il loro rapporto ne uscirà rafforzato. Forse il viaggio di ritorno sarà più sereno del viaggio d’andata.

Dalla quarta di copertina del volume

Trama e linee generali dei personaggi

Quella di Qua tutto a posto è una trama quadrupla. Segue, difatti, ben quattro piani narrativi, uno per ogni personaggio e uno per la storyline principale (quella del viaggio, appunto). Luca, suo fratello Marco e il padre Pietro sono in viaggio per andare a trovare Sabrina, (rispettivamente madre e moglie dei tre) che non vedono da molto tempo.  Il viaggio, da Cesena a Roma, li costringe a stare a stretto contatto, e questo delinea, in linea di massima, i caratteri dei personaggi. Luca, più introverso e malinconico, Marco, più toccato dalla vena adolescenziale e in controtendenza, Pietro, pragmatico e, pare, un po’ nostalgico. Il viaggio porta con sé le analisi delle esperienze di ognuno con Sabrina, per poi rendere consapevole il lettore di un grosso peso condiviso dai personaggi.

Il peso

Questo fardello, che Luca, Marco e Pietro portano con loro, tende ad essere manifestato e affrontato in modi diversi. Si tratta di un’angoscia fatta di se, di come e di perché, di ricordi, di nostalgia di un tempo passato che, per i tre, torna insistentemente a presentarsi, manifestandosi ora come una zavorra, ora come un’enorme incudine da trascinare. È un peso che toglie energie e che non si impara mai, veramente, a portare senza problemi. In particolare, per Luca, la convivenza con esso è difficile, e cerca costantemente di poterlo “assorbire” e “portare” nella maniera meno dannosa possibile.

La presa di coscienza

Conficcata in una realtà che soffre una profonda sensazione di vuoto, quella di Luca è una presa di coscienza che appare man mano che il viaggio continua. Avvicinarsi a suo fratello e a suo padre, palesa alla vista del protagonista una certa soluzione al proprio peso. Egli pare vedere più chiaramente, ora, il fatto che esso sia, portato anche dagli altri. Ciò apre uno spiraglio nella condizione di Luca e lo porta a realizzare che, nell’umanità di una spontanea risata, si celi un atto di coesistenza e comprensione da parte di chi, come lui, porta sulle spalle un carico non indifferente. A pensarci, se sembra scontato che un po’ tutta l’opera sia coperta da una cappa di angoscia, vale la pena notare come ad essa venga offerta una soluzione: gli affetti.

Il Tempo

Il senso del Tempo si concretizza nelle “fasi” della famiglia Berlati, in viaggio verso Roma. Uno spaccato di vita semplice come un viaggio in auto, svolto tra le contese per la musica alla radio e una pausa in area di servizio, rende il lettore capace di ragionare sul proprio stato personale.

Marco, per niente entusiasta di dover affrontare il proprio fardello, rappresenta il modo in cui i giovani tendono ad aggirare i problemi, proiettati verso il futuro. Luca esprime quella sensazione di ansia del presente che frammenta chi si approccia all’età adulta portandolo all’analisi quasi ossessiva di certi avvenimenti. Pietro, infine, guarda al passato con nostalgia. Ormai abituato al suo peso, egli è cosciente di esso e capace di conviverci, con la saggezza che contraddistingue chi, in fondo, ha vissuto una buona fetta di vita. E’ proprio da Pietro che deriva la battuta “Qua tutto a posto“, che dà titolo al fumetto.

Lingua e aspetto dell’opera

Un po’ come quella di Walter Petrone (Wallie), la lingua di Luca Berlati è semplice, diretta, colloquiale. Lo stile di questo autore è semplice e intuitivo, con linee definite, colori piatti e colorazione a strati. La palette di colori, per tutto il volume, è costituita da toni relativamente spenti, in linea con il tema trattato, estremamente delicato e introspettivo. Le griglie non sono estremamente regolari, ma non confondono mai il lettore. E’, infine, molto apprezzabile la scelta estetica dei font utilizzati lungo tutto il volume.

In sintesi

Qua tutto a posto di Luca Berlati (Berluca) è un’opera edita Shockdom che costringe il lettore a rivalutare le proprie abitudini e i propri modi di fare verso i propri affetti. Un viaggio di un padre e dei suoi due figli, tre anime che devono fare i conti con se stesse, con il loro rapporto e con un peso condiviso. Una graphic novel consigliata a tutti, che ricorda di vivere il momento, tenere stretti i ricordi e condividere le sofferenze. Un’opera che unisce, dal forte senso di famiglia, pervasa di malinconia e di affetto.

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By Alessia Ferri

Nero profondo, angoscia esistenziale, letteratura e autoironia, fusi insieme per creare l'essere imperfetto più impeccabile. Ascoltatrice di musica, divoratrice di libri, fumetti e, al bisogno, anime innocenti. Intellettuale per scherzo, cresciuta a pane, pc distrutti e cartoni degli anni '70/'80; sollevatrice di polemiche, ricercatrice di senso nel no-sense, accanita sostenitrice dello splatter, studentessa di Lettere Moderne a tempo perso.

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