Il nostro sito utilizza i cookies per migliorare e personalizzare la vostra esperienza di utilizzo. Il nostro sito potrebbe anche contenere cookies di terze parti, quali Google Adsense, Google Analytics e Youtube. Accettando di utilizzare il sito e di fruire dei suoi contenuti, aconsentite all'utilizzo dei cookies. Abbiamo aggiornato la nostra Privacy Policy.  Cliccate sul bottone per legegrla.

Quartieri lontani – Recensione

Quatieri lontani

Come vi sentireste, se vi trovaste di nuovo nel corpo di un quattordicenne? Hiroshi Nakahara, il riflessivo protagonista di Quartieri Lontani, si scontra con le conseguenze di questo interrogativo proprio sulla sua pelle. In questo manga, edito in Italia da Coconino Press – Fandango, Jirô Taniguchi accompagna il lettore in un viaggio nel passato, portandolo a interrogarsi su cosa significhi ritrovarsi ad avere tutta la vita davanti come un adolescente, ma con la consapevolezza di un adulto.

Ritorno al passato

Nakahara ha quarantotto anni, è sposato e, quando non è completamente sopraffatto dalla fatica e dal lavoro, cerca di crescere nel migliore dei modi le sue due figlie. Un giorno, per scarsa attenzione, sale sul treno sbagliato di ritorno da lavoro. Invece di tornare alla sua residenza attuale, si ritrova a camminare per le vie della città in cui è cresciuto. La scopre molto diversa da come la ricordava, quasi estranea. È proprio in questa cittadina che accade l’incredibile: di colpo, Nakahara viene catapultato nel passato, obbligato ad affrontare di nuovo la sua adolescenza.

Com’è potuto accadere? C’è modo di tornare a quel presente che ora ha i colori di un futuro lontano e inafferrabile? Sono tanti gli interrogativi che si agitano nella sua testa e in quella di coloro che, leggendo, si ritrovano impotenti a chiedersi dove li porterà il racconto. Ma è su una di queste domande che si focalizza lo sguardo di Taniguchi. E se tornare indietro significasse avere un’altra possibilità, per cambiare tutti gli eventi traumatici che hanno segnato il suo passato e che per tanti anni lo hanno tenuto lontano dalla sua città natale?

Uno sguardo diverso sulla realtà che ci circonda

Quartieri lontani è come una passeggiata nel passato. Accompagnando il protagonista attraverso le tue scelte, è impossibile non ritrovarsi a pensare a come ci saremmo comportati noi al suo posto. A quanto, come lui, ci saremmo sentiti fuori posto, con le nostre informazioni storiche su eventi non ancora accaduti e con il bagaglio culturale che ovviamente non è paragonabile a quello di un ragazzino. Avremmo goduto delle piccole cose – la capacità di correre veloce senza sentire i polmoni scoppiare, la spensieratezza di vivere esenti da grandi problemi – o ci saremmo sentiti bloccati per sempre in una vita tutta la costruire, ancora una volta?

Si dice che ognuno di noi sia il frutto di ogni scelta, giusta o sbagliata, fatta in passato. Una sorta di potpourri di traguardi raggiunti, decisioni avventate, progetti abbozzati e realizzati che, impilati uno sull’altro come mattoncini, hanno contribuito a creare il nostro presente, aiutandoci a diventare ciò che siamo. Ma quanto è strategia, e quanto è stata semplice fortuna? Ritrovarsi a ripercorrere ogni scelta in un passato diverso non significa necessariamente ottenere lo stesso risultato. Lo sa bene Nakahara, a cui basta cambiare leggermente rotta per ritrovarsi a vivere qualcosa che non collima con i suoi ricordi.

Il “poeta dei manga”

Nella sua postfazione che accompagna il manga, Il melanconico universo di Taniguchi Jirô, Paolo La Marca fa un’interessante riflessione sulla figura artistica del mangaka, più apprezzato all’estero che in patria. Taniguchi, infatti, ha riscontrato molto più successo in Francia che in Giappone. Persino alla notizia della sua scomparsa è stata data più importanza all’estero, dove sono state profuse lodi sui quotidiani nazionali più importanti.

Cosa rende Taniguchi quello che è stato definito “il più europeo tra i disegnatori giapponesi”? Sicuramente quella serie di opere introspettive e poetiche, di cui Quartieri lontani fa parte, che più trovano riscontro nel gusto occidentale. In essi, troviamo molto del passato dell’autore, come la scelta di utilizzare spesso come sfondo la sua città natale, Tottori.

Nella struttura delle sue vignette, Taniguchi alterna paesaggi carichi di sfumature a primi piani su sfondo bianco, creando una narrazione fluida e dando così risalto alle espressioni dei protagonisti. I personaggi hanno volti puliti, espressioni il cui realismo è affidato a pochi tratti, e solo in alcune pagine il mangaka si affida alle ombreggiature per aumentarne la caratterizzazione.

Il ritmo della narrazione è costante, non si lascia mai andare a scatti improvvisi, ma ciò non impedisce al lettore di rimanere attaccato alle pagine, in attesa di arrivare alla fine. Nel suo essere, a tratti, quasi occidentale, Quartieri lontani può essere considerato un ottimo punto di partenza per chi vuole approcciarsi ai manga, ma si trova in difficoltà nel decidere da dove iniziare.

Continuate a seguire le nostre news sulle pagine Social FacebookInstagram e Telegram per non perdervi mai nulla! PlayheroPotete seguirci anche su Youtube e Twitch!

Inoltre su MangaYo! potete usare il codice sconto PLAYHERO5 e ricevere uno sconto del 5%!

By Simona Gaza

Potrebbe piacerti anche...