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RAISEKAMIKA – Recensione

L’autore di Tokyo Esp, Hajime Segawa, questa volta ci accompagna in un mondo popolato da divinità, illustrandoci i pantheon, ognuno con delle proprie sfere celesti di competenza. Ma Raisekamika, pubblicato in Italia da Star Comics, non è un semplice shounen con al centro i soliti dei che finiscono con il prendersi tutta la scena. È molto di più.

Raise Okuni è uno studente delle superiori che, a causa dell’abbandono dei genitori, vive da solo e si guadagna da vivere lavorando con dedizione. Un giorno conosce Kamika, una studentessa trasferitasi dalla Scandinavia, ma il loro rapporto inizia decisamente col piede sbagliato. Le cose cambieranno quando i due si ritroveranno improvvisamente catapultati in un misterioso mondo fantasy! Una storia d’azione e combattimento in puro stile giapponese, ambientata in uno scenario di scontri epici tra reincarnazioni divine e terribili mostri!

Raisekamika è una miniserie che si compone di cinque numeri, ma che lascia ben sperare in un, quasi certo, proseguo futuro. Per le innumerevoli porte che si apriranno dinnanzi al lettore nel momento in cui si darà inizio alla lettura.

Divinità giapponesi, divinità nordiche, ma non solo…

Mentiremo non affermando che non ci sia del fan-service all’interno dell’opera. Ma l’autore è riuscito a dosarla nella giusta quantità e, soprattutto, con i giusti tempi. In questo modo non finisce mai per diventare pesante, fuori luogo o esagerato. Raise, il protagonista maschile dell’opera, penserà al seno delle ragazze, e queste non mancheranno nel corso del racconto, ma non diventa mai fastidioso. La componente ecchi passa quasi in secondo piano. I personaggi femminili sono essenziali, con una personale caratterizzazione che le rende giustizia. Il loro aspetto fisico, delicato e non troppo formoso, viene solo dopo il loro aspetto psicologico e la loro importanza per la maturazione del protagonista.

Tornano alla trama del manga. Vi ritroverete a vestire i panni di un normale adolescente, che come tutti i normali adolescenti frequenza il liceo, alterando con dei lavori per pagarsi le spese. Ma ancora non sa che dentro di lui vive una divinità. Si ritroverà all’improvviso catapultato, insieme ad una sua compagna di scuola, Kamika, a Takamagahara. Il mondo dove dimorano gli dei, tramandato dalla mitologia giapponese.

In questo universo narrativo, che per chi avrà visto la serie Netflix Ragnarok troverà delle somiglianze, le divinità si reincarnano all’interno di umani in attesa del momento per poter “risvegliarsi”.

Un cammino all’interno delle vecchie religioni, divenute oggi miti. I pantheon sono per certi aspetti fedeli ai canoni mitologici, così come sono conosciuti ai più. Ma poi, inaspettatamente, finiscono per cambiare quasi radicalmente nel loro sviluppo in un modo sorprendente ed originale.

Scontro tra titani

Non faremo nomi dei personaggi interessati nello svilupparsi delle trame. Basti sapere che le macchinazioni di chi è dietro a tutti porteranno ad inevitabili scontri e duelli tra queste figure mitiche, con delle conseguenze importanti che si ripercuoteranno nel piano d’esistenza umano. Tutto è collegato. Tutto sottostà a regole precise che qualcuno vuole cancellare.

L’opera di per sé è un continuo crescente di pathos ed azione, senza mai andare a deludere le aspettative, sempre più elevate capitolo dopo capitolo. Il tutto convoglia poi in un finale che ha diviso i lettori, che purtroppo ha fatto parlare più dell’opera in sé. Questo per la sua apertura ad infiniti sviluppi. Ma effettivamente, dove sta il problema? Le sotto trame hanno una loro giusta conclusione e si arriva ad un nuovo punto di inizio, un finale che funge da trampolino da lancio, che non lascia affatto il lettore con l’amaro in bocca. Tutt’altro. Inizierai a pensare tu stesso a cosa potrà accadere da questo momento in avanti. Finale più giusto non poteva essere.

Finale tra virgolette, però. Qualcosa bolle in pentola e non è detto che in futuro non vedremo qualcos’altro ambientato in questo universo.

Concludiamo parlando dell’aspetto grafico dell’opera e quindi dei disegni. Gli scenari aperti, le ambientazioni, sono rese in modo estremamente curato, tridimensionale. Lo sguardo non può che perdersi scrutando i dettagli di questi mondi magici in cui si è spettatori. Punto forte, poi, sono sicuramente i primi piani agli attori in gioco.
Infine, i combattimenti chiudono un quadro perfetto. Sono capaci di rappresentare in modo chiaro il caos della battaglia e degli scontri.

Raisekamika è quindi un’opera per tutti, caratterizzata da importanti risvolti narrativi che vi faranno sbalzare dalla sedia.