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Red Theatre – Recensione

Red Theatre

Dopo la pubblicazione di Caste Heaven, J-Pop ripropone al pubblico italiano un’altra opera di Chise Ogawa: Red Theatre. Il titolo del volume unico si rifà alla fiaba di Hans Christian Andersen “Le scarpette rosse”, i cui riferimenti e citazioni sono disseminati all’interno di tutta l’opera. Le forti tinte a cui l’autrice ha abituato i lettori tornano anche in questo non convenzionale Boy’s Love incentrato su un’atelier di scarpe di alta moda.

L’atelier Abalkin è famoso in tutto il mondo per la bellezza delle scarpe di lusso che commercializza. Quando Yuliya, sua fondatrice e proprietaria muore, suo figlio Yuri ne diventa il presidente. Accanto a Yuri c’è Adam, fedele assistente e segreto designer delle scarpe che Yuri – e prima di lui Yuliya – mostra al mondo come proprie. Dietro il successo della Abalkin si nascondono tuttavia metodi perversi e decisamente poco ortodossi. Yuri è quello che ne subisce più di tutti le conseguenze, ma è disposto a tutto pur di avere Adam al suo fianco. Il comportamento di Adam, invece, non è così facile da decifrare…

Dal primo momento in cui ho indossato questi tacchi, ho deciso di esserti completamente devoto.

Red Theatre si apre con una citazione alla fiaba di Andersen. Per chi non conoscesse ancora la fiaba, leggerla aiuterà sicuramente a capire le motivazioni che hanno spinto l’autrice ad ispirarvisi. Ci sono naturalmente le dovute differenze. La più vistosa è nel finale, che Chise Ogawa sceglie di modificare rispetto a quello di Andersen – decisamente più drammatico. Il concetto di maledizione, invece, ritorna anche in Red Theatre, una maledizione che costringe a danzare chi indossa delle magnifiche scarpe rosse. Il tipo di ballo a cui Yuri, che indossa i tacchi rossi di sua madre dopo la sua morte, è un tipo di ballo certamente diverso da quello a cui è costretta la ragazza che Andersen rende protagonista. Ma è un ballo altrettanto crudele e spietato, che perde ogni connotazione di gioia che invece per tradizione dovrebbe avere. Anche l’idea di punizione ritorna continuamente come un mantra, quasi a voler trovare una spiegazione alla sofferenza imposta ai due protagonisti. 

Red Theatre è indubbiamente un Boy’s Love carico di sensualità. Le scene sessualmente esplicite sono molte e percorrono l’opera dall’inizio alla fine, e solo in alcuni casi vengono censurate. Ma non c’è amore nelle scene che l’autrice proporne ai lettori. Il sesso viene usato come arma, come mezzo per raggiungere uno scopo. La bellezza mozzafiato di Yuri gli permette di vendere o scambiare il proprio corpo con viscidi uomini d’affari, che mascherano le proprie perversioni e la propria aggressività sessuale con bigottismo e timor di Dio. Le loro bestiali intenzioni si ritrovano nelle pratiche a cui costringono Yuri, nel linguaggio che usano per apostrofarlo. Tutti desiderano possedere Yuri: egli lo sa e lo sfrutta a vantaggio della propria azienda. Da questo punto di vista Red Theatre si dimostra terribilmente attuale, trattando un argomento che tutti noi sappiamo essere tristemente vero. Il sesso e la brama di potere, l’irresistibile voglia di sopraffare qualcun altro e sminuirlo tramite gli atti sessuali, sono ingredienti che spesso condiscono gli articoli di cronaca che sentiamo al telegiornale. È proprio il caso di dire che non è tutto oro quello che luccica, anzi. 

Di morboso, in Red Theatre, non ci sono solo le pratiche sessuali, ma anche i rapporti che intercorrono tra i vari personaggi, primo fra tutti quello fra Yuri e Adam. Il primo è totalmente devoto al secondo, è disposto ad abbassarsi a qualsiasi livello pur di tenere l’uomo legato a sé. I sentimenti e le intenzioni di Adam, al contrario, non si comprendono immediatamente. Il lettore non sa cosa aspettarsi da un uomo che non batte ciglio nel vedere la propria musa (Yuri) umiliata pur di ottenere successo e guadagno. 

Mi sa che, più che una vacanza, ti sei fatto un giretto all’inferno, eh?

Red Theatre non è certo un Boy’s Love adatto a chi ama le storie d’amore dolci e romantiche. È scorretto, morboso, inoltre guardando certe scene si potrebbe provare fastidio. Alcune di esse sono molto fisiche, ci si può immedesimare nella sofferenza di Yuri e si potrebbe desiderare di sottrarvisi come nemmeno lui osa fare per amore di Adam. Sono indubbiamente scene che si subiscono. Non c’è romanticizzazione o giustificazione di alcun tipo di comportamento: solo l’intenzione di mostrare tali comportamenti per come sono. Ma il fascino di Red Theatre sta proprio lì. Se venisse epurato di questi elementi così crudi, perderebbe la sua essenza. Proprio per questo motivo è bene vagliare attentamente i propri gusti per capire se questo volume potrebbe o meno soddisfarli. 

Eppure non esiste soltanto la parte perversa dell’essere umano, in Red Theatre. È certamente quella più visibile, quella che Chise Ogawa vuole porre all’attenzione di lettori – ma non è la sola. Esiste anche l’amore, in fondo, coì come nella vita vera. E fortunatamente a volte lo si riesce a trovare, nonostante le tante ingiurie subite. Un messaggio di speranza lanciato dall’autrice, che però non dimentica di sottolineare come bisogni essere disposti a rinunciare a qualcosa per ottenerlo. Mantenere in piedi un impero costa, è necessario essere senza scrupoli e scendere a compromessi. Chi diventa inutile per il suo mantenimento viene gettato via senza pietà: è lo spietato mondo della moda e degli affari che l’autrice mostra; per niente lontano dalla realtà, in fondo. Eppure uscire dal limbo è sempre possibile, riscattarsene non è così impensabile. Si può iniziare una nuova vita, si può godere del meritato lieto fine.

“Fin dall’inizio, quello che è stato costretto a danzare ero proprio io, eh?

Unico, piccolo neo di Red Theatre è un leggero squilibrio nella parte conclusiva della narrazione. La parte iniziale appare così più sviluppata rispetto a quella finale, che invece risolve in maniera veloce i dubbi e i problemi presentati nella prima. Il gustoso capitolo extra, tuttavia, sopperisce in maniera egregia al piccolo difetto di cui sopra, e inoltre contribuisce ad approfondire il rapporto tra due dei personaggi secondari.

La spigolosità dei disegni di Chise Ogawa non potrebbe essere più adatta per accompagnare la narrazione. Il suo tratto riesce a rendere alla perfezione uno degli aspetti cruciali del manga: sotto la bellezza e l’apparente luminosità si nascondono ingiustizie e perversioni. Guardando gli incantevoli tacchi a spillo creati da Adam si può quasi percepire il dolore che prova Yuri nell’indossarli: sono duri e appuntiti come la storia di Red Theatre

Il fascino che Red Theatre è in grado di mostrare è ammaliante ed oscuro. Divide senza dubbio gli animi, e lascia a bocca aperta coloro che lo leggono. Nel bene o nel male è un’opera originale, anche solo per il semplice fatto di essere ispirata ad una fiaba europea di metà Ottocento. Controverso ma affascinante, Red Theatre è un Boy’s Love che evade in un certo qual senso dagli schemi. Consigliato a chi non ha paura di fare altrettanto!

 

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By Giulia Lenci

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