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Remnant Jujin omegaverse 1 – Recensione

Remnant Jujin omegaverse 1

Cosa chiedono a gran voce i fan del Boy’s Love? Che si ampli ancora di più la gamma di titoli tra cui scegliere! J-Pop esaudisce uno dei desideri dei lettori del genere pubblicando, per la prima volta in Italia, un manga omegaverse: Remnant 1 di Hana Hasumi. Nato come spin off di Pendulum Jujin omegaverse (recensione che trovate qui), l’opera madre, attualmente Remnant jujin omegaverse è ancora in corso di pubblicazione e conta, in patria, 5 volumi. 

Ogni cosa sta per essermi portata via. Cambierà tutto.

Prima di passare alla recensione vera e propria è d’obbligo una precisazione sull’universo omegaverse. Tutti i personaggi che ne fanno parte possiedono una seconda caratteristica sessuale, che li suddivide in alpha, beta ed omega. Questi ultimi, indipendentemente dal sesso di nascita, possono partorire figli. In ogni omegaverse gli omega vanno incontro a dei periodi di estro che sono necessari alla procreazione. Remnant 1 si distingue, inoltre, per un’ulteriore particolarità. Appartiene al sottogenere furry, in cui compaiono, in qualità di personaggi, degli animali antropomorfi. In questo caso specifico, l’autrice Hana Hasumi decide di donare solo agli omega umani la capacità di partorire i figli dei teriantropi alpha, per costituzione poco fertili.

È bene infine ricordare che ogni autrice o autore di omegaverse può allontanarsi dalla regola di base ricordata prima quanto più conviene alla storia che sta imbastendo. Ad ogni modo, le pagine iniziali di Remnant 1 sono dedicate ad una dettagliata esposizione delle regole del manga. Ciò permette, a chi non si fosse mai approcciato alla categoria, di capire fin da subito i dettami che regolano il mondo di Remnant; e di rinfrescare la memoria a chi invece ha maggiore confidenza con l’omegaverse. 

Nel regno di Barneluhd, una delle poche nazioni in cui esseri umani e teriantropi convivono serenamente, vive il giovane Daath. Rimasto orfano da bambino, è stato cresciuto, assieme alla sorella Bella, in un istituto ecclesiastico. Il ragazzo è un omega che per guadagnarsi da vivere vende il proprio corpo. Per gli omega è difficile trovare un normale lavoro, e Daath ne è alla disperata ricerca per potersi affrancare dalla Chiesa e portare Bella con sé. Ed è proprio cercando un impiego che finirà per infilarsi in una situazione pericolosa. Come se non bastasse, il suo primo estro si manifesta proprio nel momento peggiore. Incontra così Juda, un lupo teriantropo – ed alpha – con il quale si troverà inevitabilmente ad avere a che fare. 

Il tuo corpo è di mia proprietà, lo sai?

Remnant 1 rispetta le caratteristiche basilari dell’omegaverse, come il periodo di estro e la capacità degli omega di partorire figli a prescindere dal sesso femminile o maschile. L’autrice aggiunge tuttavia una variante: l’Unione di Anime, una connessione che avviene tra le anime di due individui indipendentemente dalle rispettive volontà. L’Unione di anime è cosa rara, e può finire per coinvolgere anche due individui che si mal sopportano – come nel caso di Daath e Juda. È verso questa direzione che Remnant 1 sembra puntare: cosa ne sarà del futuro di due creature diversissime in tutto, beffardamente unite in maniera irreversibile dalla sorte?

A fare da cornice al canzonatorio destino di Daath e Juda c’è la situazione sociale entro cui la trama si inscrive. La società del regno di Barneluhd è suddivisa in base alla seconda caratteristica sessuale degli individui (alpha, beta e omega) e in base all’appartenenza alla specie umana o a quella dei teriantropi. Queste suddivisioni influenzano la vita di un individuo: gli alpha sono intelligenti e quasi sempre occupano posizioni di comando, mentre gli omega sono spesso costretti ad una vita di stenti (Daath ne è la dimostrazione).

Forti discriminazioni insorgono non solo fra le specie e fra le categorie di appartenenza, ma anche all’interno delle categorie stesse – può capitare, ad esempio, che omega discriminino altri omega. Sebbene il regno dì Barneluhd sia pacificato, ciò non vuol dire che le esistenze dei suoi abitanti siano pacifiche. La scalata sociale appare difficile (se non impossibile), e gli individui sembrano rassegnati al fatto che le cose non miglioreranno mai.

Quando si tratta di lui, non so proprio che pesci pigliare…

Di pasta diversa è fatto però Daath, che per amore di Bella desidera ardentemente affrancarsi e potersi mantenere onestamente con il proprio lavoro. La forza di volontà del ragazzo emerge da tutte le pagine di Remnant 1, forza di volontà che spesso e volentieri viene sopraffatta dagli eventi e dai dettami di una società per niente elastica. Daath si ritrova frequentemente in balia di eventi che non riesce a dominare, e che riesce a superare solo grazie all’intervento di Juda

Da questo punto di vista la relazione fra i due protagonisti si rifà a schemi già rodati e ben presenti all’interno del Boy’s Love. Anche le caratterizzazioni del seme e dell’uke non si distanziano dagli aspetti più tradizionali, basti pensare a Daath che vende il proprio corpo per racimolare qualche soldo o alla spiccata mascolinità di Juda.

Quando ho detto che nessun altro doveva toccarti, intendevo anche che nessuno doveva ferirti.

Le scene a contenuto sessualmente esplicito sono molte, sebbene gli organi sessuali risultino in parte censurati. Le suddette scene comprendono sia rapporti consenzienti che non, come spesso capita di leggere in alcuni Boy’s Love. Hana Hasumi, tuttavia, utilizza l’escamotage dell’Unione di anime per rendere sempre piacevoli a Daath quelli con Juda, nonostante la grande differenza di costituzione tra i due. In questo primo volume di Remnant i rapporti sessuali restano fini a se stessi. Nono sono accompagnati da affetto o passione, ma sono generati dall’estro e dai feromoni. Tuttavia parrebbe che l’autrice intenda porre le basi per la nascita di un amore anche laddove apparentemente sembrano contare solo gli istinti più primitivi. 

Il tratto della sensei Hasumi è pulito e lineare, i personaggi risultano ben inseriti nelle ambientazioni e negli sfondi. Molto apprezzabile è la volontà di mostrare già nel primo volume diverse specie di animali, tutte ben riconoscibili e e differenti tra loro. Particolarmente gradevole è l’illustrazione iniziale, presente non appena si apre la copertina: i colori valorizzano i due protagonisti, Juda in particolar modo. L’edizione di J-Pop è molto curata, sia per la spiegazione riguardo le regole della storia cui si accennava ad inizio recensione, sia per la qualità della carta e della sovraccoperta.

 Sotto quest’ultima, il davanti e il retro della copertina sono arricchiti da due sketch comici che vedono la presenza non solo di Daath e Juda, ma anche di altri personaggi.

Per quanto io provi a resistergli… non ci riesco.

Sebbene Remnant 1 sia uno spin off, può essere letto anche senza conoscere Pendulum: la lettura non ne risente. Conoscere l’opera madre rappresenta comunque una buonissima occasione per esplorare maggiormente il mondo di Hana Hasumi e capire il perché la sensei abbia deciso di dedicare proprio a Daath e Juda uno spin off.

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By Giulia Lenci

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