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Roman ritual – Recensione

L’horror è fatto di molti sotto-generi e categorie diverse. Se a spaventarvi e affascinarvi sono i film esoterici, le forze maligne, i demoni e tutto ciò che la ragione non può spiegare, ecco a voi Roman Ritual di El Torres, Jaime Martinez e Sandra Molina, edito in Italia da Leviathan Labs.

Roman Ritual si apre con la morte di un cardinale, un omicidio così crudele da sconvolgere l’intero Vaticano, ben peggiore di qualunque complotto mai consumatosi dentro le mura della Santa Sede. Tale evento riporterà a Roma John Brennan, prete esorcista che anni prima aveva scelto volontariamente la via dell’esilio. L’uomo, infatti, sembra essere l’unico capace di investigare sull’antico male che ha preso vita nella città santa

L’ambito dei fumetti horror è sicuramente un universo vasto che annovera tutte le opere che presentano elementi fantasmatici, irrealistici, irrazionali ed ovviamente paurosi. Ma la cosa che contraddistingue Roman Ritual, tra le varie letture, è la ricerca che si concentra sugli elementi demoniaci e mistery. Le varie influenze più moderne, da cui El Torres attinge, sono polarizzate verso una modernità assoluta ma con uno “sguardo” al passato. Un horror così, con possessioni ed esorcismi, con paranormale, non si leggeva da tempo.

Verbum dei Manet in Aeternum

El Torres sicuramente non si spreca. come detto si ispira a film, romanzi e alla cronaca nera, ahimè, ancora troppo diffusa. Infatti, l’autore, magistralmente strappa dagli stereotipi più classici degli “Esorcista, The Exorcism of Emily Rose o The Nun“, ne prende l’essenza e la mischia – senza rendersi ripetitivo buttando tutto nel trita e ritrita – con alcuni temi, fatti, inchieste e misteri che, partite dal nostro Bel Paese, hanno fatto il giro del mondo. Mi riferisco ai presunti casi di pedofilia in Vaticano, alla sparizione di Emanuela Orlandi, l’abdicazione di Ratzinger (qui non posso davvero dire niente eccetto che, c’è una forte ispirazione innegabile e legata ad un colpo di scena che nemmeno in mille anni potreste arrivarci).

E’ giusto sottolineare che, per quanto concerne l’influenza sulla storia o comunque l’accenno dell’idea sulla povera Emanuela, ammettiamo che, inizialmente, è stata un sentore nostro in quanto in Italia (e da buon italiano), purtroppo quando si parla di inchieste di un certo tipo, lei risulta essere uno dei casi più famosi e legati non solo al Vaticano ma anche alla tristissima realtà romana di stampo mafioso. Quindi, in tutta onestà, non volevamo addossare ingiustamente all’autore – nel rispetto della famiglia Orlandi – questa sensazione. Sentore corretto e confermato, in quanto lo accreditiamo, dopo una chiacchierata con l’editore, ad una ricerca smodata di El Torres stesso che si è ispirato proprio (anche) a questo.

“D’ora innanzi non ardire, perfido serpente, di ingannare il genere umano, di perseguitare la chiesa di Dio, e di scuotere e crivellare, come frumento, gli eletti di Dio.”

Ma andando oltre, per non appesantire troppo, in Roman Ritual, El Torres si scatena. La potenza e la capacità dell’essersi fatto influenzare (ben diverso da farsi impressionare) prendendo idee, sviscerandone il concetto rendendole sue, originali, sentite e dirette. E’ qualcosa che spiazza letteralmente il lettore ignaro di stare leggendo qualcosa di molto forte e caratteriale.

Anche il ritmo, in quest’opera è quello caratteristico di un thriller a tinte ovviamente horror. Infatti, il suo essere mantenuto riesce a caratterizzare maggiormente la sceneggiatura e le dinamiche della storia che prendono forma, non solo attraverso quello di cui abbiamo parlato precedentemente, ma anche innescando schemi sulla filosofia teologica del cristianesimo. Questo quasi ad identificare, citando Raffaello, la Disputa del Sacramento.

In quest’Opera, infatti si affronta anche il senso del peccato, facendo presente indirettamente che tutti, ma proprio tutti, non ne siamo immuni. Comprese le figure più pure in assoluto. Questa incontaminazione, potremmo raffigurarla come una statua: se a questa buttassimo sopra dell’acqua, il liquido scivolerà via, in quanto la sua superficie è liscia e incolume. Ma contrariamente, se nel corso del tempo presentasse delle “crepe”, l’acqua si infiltrerà in esse.

L’arte, in Roman Ritual è aggraziata ma nello stesso tempo disturbante. Jaime Martinez indubbiamente in stato di grazia. Il suo stile realista, con linee e tratti forti, che si mischiano a contorni leggeri, sfumature, pennellate e giochi d’ombra incantevoli, fortificano tutto il contesto del racconto dando un aspetto visivo non indifferente. Le colorazioni di Sandra Molina tetre e d’effetto, marcano la caratterizzazione di tutto il contesto e l’ambientazione dando quel senso di oppressione e paura.

Al solito, la LevLabs, ci regala non solo la possibilità di leggere una perla del genere, in Italia, ma anche un edizione fisica di tutto rispetto. Il nuovo formato con la sovracoperta rafforza quel mix ormai famoso facendo diventare un brossurato, quasi cartonato. Infatti, la domanda che personalmente mi pongo è: ma se già troviamo questa qualità nei brossurati targati Leviathn Labs, cosa farebbe la stessa se in un ipotetico domani, sfornasse un cartonato o un’edizione speciale? Sicuramente tanta roba!

Non è un caso che in Roman Ritual accadono alcuni colpi di scena assurdi (credetemi c’è ne sono parecchi è inaspettati) piazzati dall’autore ad opera d’arte. Non è un caso che El Torres, come un buon runner, si districhi abilmente tra il traffico dei generi plasmandoli mantenendo una base classica ma, come un trampolino di lancio, ricavandone qualcosa di molto più personale. Non è un caso che i disegni e le colorazioni siano perfettamente realizzati e congrui al racconto.

La cosa bella? Che questa “congiuntura” è solo l’inizio di un’interessante esperienza di lettura su un’opera che indubbiamente merita e per quanto ci riguarda entra di diritto in una delle migliori autoconclusive storie a tema horror più moderne.

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