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Rosso profondo Vol. 1 – Recensione

Rosso Profondo

Rosso profondo Vol. 1 – Recensione

Tim Seeley (Revival), con i disegni della giovane Corin Howell, ci accompagna nell’America più profonda e rurale per raccontarci, attraverso un’enorme metafora, il suo punto di vista sulla vera paura. L’ignoranza ed i veri mostri dell’America contemporanea.

L’autore, per il protagonista di Rosso profondo, ha preso ispirazione da suo nonno, immigrato negli Stai Uniti dalla Cecoslovacchia durante la Grande Depressione, soldato durante la Seconda Guerra Mondiale, infondendo quindi al personaggio alcune delle sue caratteristiche, e del passato stesso.

Il fumetto è stato pubblicato in patria nella collana Aftershock e portato poi in Italia da Saldapress che, in apertura, riporta una personale introduzione di Tim Seeley. Di seguito potete leggerne un estratto:

“Odio ammetterlo, ma è vero. Mi sono lasciato sopraffare dall’ansia per la nascita della mia primogenita, per avere comprato casa, per essere un libero professionista con un’assicurazione sanitaria che fa ridere i polli e perché, ultimamente, ho dovuto rincorrere diverse case editrici per farmi pagare il dovuto.
Ho paura di mandare tutto in vacca e di non lavorare più. Sono terrorizzato che qualcosa distrugga la mia situazione economica e di aver contratto l’hantavirus. Ogni tanto penso perfino che un opossum rabbioso mi possa sbranare mentre dormo. Ho paura della permanente precarietà in cui versa il mio paese e di come, di giorno in giorno, questa sembra aumentare sempre di più. Ho paura che la politica sia ormai troppo corrotta per potersi riprendere. Ho paura dell’odio. Non so perché… ho paura e basta. Ho molta più paura di tutte queste cose che di mostri, demoni, serial killer mascherati o vampiri.”

Una versione contemporanea, scorretta e terrificante del vampirismo nel cuore degli Stati Uniti

L’opera si apre da subito con un’allegoria. Enormi mostri che attraversano le strade, si fermano solamente per nutrirsi in territori ben marcati, dove altre losche figure si aggirano ed entrambi con lo scopo di portare a termine il loro sporco giro d’affari… prima del sorgere del sole. Ma questi non sono altro che i camionisti, i quali attraversano continuamente il Paese per mandare avanti un altro mostro, un vampiro. L’economia.

Ma la storia non parla di camionisti. Nient’affatto. La storia si sofferma su Chip che ci riporta in carreggiata, dando il vero inizio a Rosso Profondo che fin da subito sbatte in faccia la dura realtà. L’odio ed il razzismo.

Per poi presentare la drammatica esistenza di Chip stesso, lavoratore in una stazione di servizio durante il turno di notte. Costretto poi a precipitarsi a casa in una corsa contro il tempo, perché trattenuto oltre il proprio orario di servizio, prima del sopraggiungere dell’alba.

Deve fare presto, ogni volta è così, la routine. Il tutto per rinchiudersi in un seminterrato nel proprio salotto. Lì poi, totalmente solo, si perde tra i suoi pensieri ed osserva il soffitto su cui è appeso un disegno. Un disegno che rappresenta qualcosa che non potrà mai più vedere, se non nel momento in cui deciderà di mettere fine alla sua esistenza. Il Sole. Già nelle primissime pagine, Tim Seeley, dimostra di possedere un’ottima capacità narrativa, riconfermando il proprio nome.

Rosso Profondo non è solo una storia tetra od horror. Nasconde dell’ironia. Vampiri che cacciano nudi. Lo stereotipo di questa figura sanguinaria, che qui si ritrova a non sopportare i crocifissi. Poi ci mostra qualcosa di simpatico e ti viene da riflette: allora non tutto il male viene per nuocere. Ci viene proposta una sottospecie di simbiosi tra un vampiro ed una umana, la quale produce troppo sangue, a causa di una malattia, e la terapia in un centro medico costerebbe oltre duemila dollari.

Il problema è così risolto cedendo ciò che sovrapproduce. Una leggerezza che dura però poco, dato che subito Seeley ci va giù, ancora una volta, in modo pesante. Non sottovalutare la realtà. Soprattutto quella dell’America più profonda.
Soprattutto quella dell’America trumpiana. E questo fumetto, probabilmente, non poteva uscire in momento più adatto.

“Charles ‘Chip’ Ipswich non appartiene alla élite californiana con una laurea in materie umanistiche, non lavora in una start-up che si occupa di social media e non conosce i locali in cui preparano il miglior brunch della città. No, Chip appartiene a un’altra categoria: quella degli ‘uomini dimenticati’. Lui vive in una zona rurale, nel cuore degli USA. Una zona dove le fabbriche chiudono, per riaprire in India, in Messico o comunque dove il lavoro costa meno. Chip fa fatica a cavarsela, ma ha un segreto: è anche un vampiro. Un potere che gli consente, per una volta, di riscattare la sua condizione e di fare giustizia. A modo suo, ovviamente.”

La vera America

Una visione critica della corruzione che invade la vera America. Le sue periferie, le città di campagna. Posti di lavoro tolti a chi per il lavoro ha dato sempre tutto. Solo per nutrire i veri vampiri, gli imprenditori, gli industriali, cosicché possano arricchirsi sempre più. La vera America è quella fondata sul sangue, di chi ha lottato letteralmente per guadagnarsi un posto, un pezzo di terra. O lui o i propri avi. La vera America è di chi per poter sopravvivere gronda con il sudore della propria fronte.

Ed è dove si trova ancora oggi radicato il razzismo, il disprezzo per chi è ritenuto diverso. Impuro. È dove si raggruppano giovani neo-nazisti, forti delle convinzioni del Führer. Ma è solo ignoranza. La vera America non sono le grandi metropoli. Non è New York. Non è Chicago.

Rosso profondo è questo, ma inserito in un mondo in cui le creature della notte si muovono in mezzo a noi, nascoste nell’ombra per proteggersi dall’umanità.
I vampiri sono visti come una minoranza e come tale è obbligata a non mostrarsi o verrebbe spazzata via, non solo da coloro che disprezzano le minoranze appunto, ma anche da coloro che ne avrebbero paura. Paura che, in questo caso, direi fondata.

Ma non tutti i succhia-sangue sono uguali. Come ci fa notare Chip, protagonista dell’opera, si può vivere senza uccidere. Lui stesso ne è la prova. Però è anche vero che questi essere non sono poi così tanto diversi dalla società in cui vivono, ormai radicati in essa si sono adattati, prendendone anche i lati più negativi. Lati, che con il favore degli anni, si sono potuti intensificare.

Tim Seeley con il suo ultimo lavoro ha dato voce quindi alla gente che vive al di fuori dalle grandi città americane. Soprattutto alle minoranze etniche per l’appunto. Uno dei personaggi è una donna di sangue indiano, costretta a sopportare i soprusi di alcuni abitanti del paese in cui dimora.

Ma, in parte, ha anche sottolineato lo sfruttamento nel mondo del lavoro, quando il protagonista viene trattenuto oltre il proprio orario, minacciato di rimpiazzo se non fosse rimasto.

Infine ci viene ricordata anche la pesante realtà sull’assistenza medica in America. Se non possiedi una buona assicurazione sanitaria sei costretto a sostenere spese esorbitanti per un diritto per cui non si dovrebbe pagare. La salute.

Guerre ed ignoranza

Il primo volume ci catapulta in una guerra interna tra le fila dei vampiri. Ci vengono presentate le loro tradizioni, prese dal genere, come la marcatura del proprio territorio e il non entrare nella proprietà privata senza invito. Ci viene abbozzata, ma è più che sufficiente per questo primo volume, la struttura della società vampiresca. Viene infatti citata un’organizzazione simile ad una mafia, l’Ordine del Vespro.

Ma non si sofferma solo sul presente. Un capitolo viene dedicato al passato di Chip, coinvolto in una guerra, come il nonno dell’autore. Qui, traumatizzato da ciò che vede e a seguito di un particolare evento, la sua vita cambierà radicalmente e per sempre.

Viene approfondito un segreto, di questa guerra, un fatto che nessuno conosce. Perché eventi classificati e celati, ma che se avessero avuto successo la storia com’è oggi sarebbe totalmente differente. Una storia che è destinata ora a ripetersi, a ruoli invertiti, ignari della verità di quel passato, di cui solo Chip è a conoscenza.

Ed è qui, ma non solo, che entra in gioco anche il tema dell’ignoranza. Ignoranza, paura, minoranze sono alcuni dei temi trattati in Rosso Profondo, il tutto attraverso un mondo abitato da creature della notte, che fungono da simbolismo ad una critica verso l’America.

L’opera

Tim Seleey ci intrattiene e lo fa molto bene. Dopo Revival, altra opera in cui i protagonisti sono dei non-morti, zombie nel caso, ma reinventati, riesce a riconfermarsi. La sceneggiatura è ben strutturata, presentando alcune ramificazioni che andranno poi a congiungersi in un finale che trasmette grandi aspettative per il futuro.

Merito dell’impatto dell’opera va sicuramente affibbiata ai disegni di Corin Howell, in grado di rappresentare la vena horror della storia in modo inquietante. Basti osservare, quando avrete l’opera in mano, al sorriso di uno dei vampiri presenti, e ai loro occhi. Le scene di violenza, di sangue e squartamenti, che di certo non mancano, sono ben realizzate.

Lo stile di disegno ricorda in parte quello manga ed è poi la stessa autrice a confermarlo. Anche se negli ultimi anni la sfera d’influenza per il suo lavoro si è, ovviamente, ampliata, sulla base della propria esperienza.

Dunque, consigliamo quest’opera che coniuga alla perfezione uno stato sociale attuale e una tradizione vampiresca rivisitata ai giorni nostri.

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