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Samuel Spano – Intervista

Samuel Spano – Intervista

Ciao Samuel! Grazie per aver accettato la nostra intervista, ne siamo onorati! Apprezziamo moltissimo i tuoi lavori, per chi invece ancora non li conoscesse, invitiamo i nostri lettori a leggere tutta l’intervista. Chi invece, non conosce te come persone, diamo qualche informazione noi!

Samuel Spano è nato a Sassari nel 1983, inizia la sua carriera come illustratore e colorista nel campo dell’animazione con una lunga collaborazione con Rainbow CGI per i film “Winx – il segreto del regno perduto”, “Winx – Magica avventura” e “I Gladiatori di Roma”.

Si impone all’attenzione del pubblico con la pubblicazione online del serial “Nine Stones” che viene poi pubblicato da Editoriale Cosmo raccogliendo un grande interesse. A Lucca Comics & Games 2017 presenta con grande successo la versione integrale di “Nine Stones” e la sua nuova graphic novel scritta da Davide La Rosa, “Agata” e “Il Birch”.

Samuel, il primo autore dichiaratamente transgender del fumetto italiano. Un’artista tutto tondo. Una perla italiana, che sforna capolavori che meritano sicuramente attenzione! Ma iniziamo con le domande!

Sappiamo che il mondo del fumetto in Italia è un percorso tortuoso, purtroppo: quando e perché hai deciso di intraprendere questa strada? Qual è stata la scintilla?

La prima volta che ho preso in mano un volume di Alita di Yukito Kishiro, da lì in avanti il mio amore per i fumetti è stato un crescendo. Inizialmente quindi mi sono prima avvicinato al fumetto Giapponese per poi spostarmi e interessarmi anche verso quello di altri paesi. Avevo deciso abbastanza presto che questa sarebbe stata la mia massima espressione personale, quella con cui potevo comunicare meglio i miei stati interiori al mondo, ma soprattutto narrare storie, far provare ai lettori quelle stesse cose che molte autrici e autori hanno fatto provare a me nel corso degli anni.

Ci sono stati momenti particolarmente difficili nella tua crescita professionale, dovuti anche alla tua identità di genere?

Ogni giorno ha le sue criticità, non si finisce mai di imparare. Da circa ben 18 anni sono in questo settore e anche ora, a 37, mi ritrovo a fare i conti con quello che ancora non ho capito di questo mondo. Si tratta di continuare a rimanere aperti su questo punto di vista, che non si arriva davvero mai da nessuna parte e soprattutto che si imparano costantemente cose nuove, non solo nella tecnica ma soprattutto nel modo che si ha di approcciarsi a questo mestiere. Che è davvero ostico per chi non ha la pelle dura.

Molti rimangono scottati, ed è comprensibile, lo stress è sempre alle stelle, si fatica a emergere e soprattutto si deve sapere lavorare in team, cosa che purtroppo non viene percepita dalle nuove leve che pensano di poter fare questo mestiere solo come autrici e autori unici. Per quanto riguarda la mia identità di genere ho solo constatato come cambia il venire percepiti “autori” piuttosto che “autrici, e le differenze sono enormi.

Immaginiamo che oltre ad essere un autore tu sia anche un lettore: hai un genere o un autore che preferisci e che magari poi, in qualche modo, abbia ispirato i tuoi lavori?

Il genere di solito non è molto importante per me, presto attenzione a quello che mi comunica la storia, spazio dal gore alla fantascienza, tecnicamente come ispirazione massima ho citato prima Yukio Kushiro (Alita), poi Kentarō Miura e Masakatsu Katsura sono stati la mia prima fonte di ispirazione fumettistica.

Ovviamente i riferimenti sono aumentati negli anni e sono talmente tanti che ci metterei due giorni a fare una lista completa… ed è proprio per questo che il mio genere di disegno è così “fusion”, perché prende davvero tante influenze.

La tua opera più famosa è senza dubbio Nine Stones, una storia violenta, complessa, imprevedibile e ricca di colpi di scena: quanto Samuel troviamo all’interno? Sei partito con un’idea ben precisa di tutto il progetto o si è modificato nel corso del tempo?

Di me c’è tutta la mia passione del dramma e del gore, confort zone in cui a livello narrativo mi diverto di più assolutamente. Quest’opera è molto più di ispirazione cinematografica che fumettistica, quindi riguarda tutto il mix che più adoro nella cinematografia, la vendetta, i thriller psicologici, gli intrighi e gli intrecci di trama complessi.

Difficile staccarsi dalla lettura di Nine Stones, complici i disegni vividi e ricchi di dettagli e la storia cruda e intensa che non manca di colpire e scuotere il lettore in diversi punti. Come vivi tu l’esperienza di Nine Stones da autore?

Si è rivelata una esperienza molto più particolare del semplice “raccontare una storia”, complice il fatto che nascendo su internet, ha un fandom molto attivo e “interattivo” che non mi fa mancare tutte le reazioni complesse in merito a quest’opera. E non ero molto preparato più che altro all’ondata emotiva che questa storia ha generato, in cui c’è stata una rosa di lettrici e lettori che si sono sentiti travolti da questo.

Ho capito solo dopo il fatto di aver letteralmente lanciato una bomba per alcune tipologie di persone, alcune si sono sentite “riattivate” del loro parco emotivo complesso, e non mi immaginavo potesse succedere nulla del genere. Questo mi ha fatto riflettere su quanto, soprattutto ultimamente siamo bisognosi di uscire da un guscio ed elaborare certi tipi di emozioni che vengono dal profondo, costantemente sopite e soppresse a fronte di un individuo sociale che deve ambire a una sorta di perfezione asettica in cui può sentirsi legittimato di provare emozioni sempre troppo “blande” rispetto alla complessità umana, con il risultato che non c’è mai nessun terreno sicuro di elaborazione.

Terreno “safe” che è l’arte in generale. Ed è per questo che ho capito l’importanza di raccontare storie di un certo tipo, per dare l’opportunità di sentire, in un momento assolutamente sicuro quale la lettura di un fumetto, le emozioni che nella loro complessità non si limitano solo a cose positive.

Ci sono state delle scene che hai avuto difficoltà a realizzare, per cui magari hai dovuto impiegare diverso tempo o rifare più e più volte?

Che ho dovuto realizzare di nuovo no, perché non c’era il tempo. Infatti molte scene non sono come avrei voluto davvero, ma mi sono accontentato. A livello emotivo invece per una scena in particolare è stato difficilissimo, ovvero la tortura fisica che subiscono i due protagonisti. Non è tanto solo per la questione gore, ma per tutto il teatrino di tensione e angoscia che ho dovuto architettare per far sprofondare nel disagio claustrofobico il lettore. Disagio che ho dovuto provare prima io nel realizzarlo, intellettualmente intendo, per poterlo trasmettere al meglio. Quindi è stato un po’ pesante.

Parliamo invece di Samuel curatore: da quando hai iniziato a collaborare con Editoriale Cosmo per la collana Mizar, com’è cambiato il tuo rapporto con il fumetto? Riesci ad apprezzarlo in maniera diversa?

Sicuramente curare il percorso di altre autrici e autori è davvero diverso da esserlo, bisogna rispettare tutte le soggettività creative cercando di dare delle dritte senza soffocare le opere. In generale ho apprezzato di più il fatto che alla fine, mi piace moltissimo aiutare chiunque a tirare fuori il proprio talento, anche se la fortuna ha voluto che i primi titoli che abbiamo pubblicato non avevano certo bisogno di emergere.

Cosa ti ha spinto a decidere di intraprendere questo progetto, trattando Boy’s Love autoprodotti?

Semplicemente la necessità di ricoprire una fetta di mercato, in cui questo era prevalentemente argomento di testate che si prefissavano artisticamente per la divulgazione sulle tematiche LGBT+ o la sensibilizzazione al tema oppure solo fumetti giapponesi. Avevo avuto questa idea di creare una collana del tutto europea e soprattutto a colori, e non solo boy’s love, ma tutto lo spettro LGBT+, ovviamente siamo ancora agli inizi…

Titoli Boy’s Love esistono in Italia da tempo, ma solo ora sembrano cominciare ad acquisire fama: a cosa pensi sia dovuto?

Dal fatto che partendo da una ispirazione generale a un genere specifico giapponese, lo Yaoi e lo shonenai (per dirla semplice, uno più pornografico e l’altro più sentimentale), ed evolvendosi in una costola di stampo Europeo, questo Epo di argomenti è passato dalla semplice pornografia nei fumetti a storie sempre più complesse tanto che il fattore “boy’s love”, inteso come con una coppia omosessuale al suo interno, sta diventando sempre più di secondo piano, facendo emergere storie con una complessità molto più articolata e quindi molto più interessante della semplice attenzione sull’orientamento dei protagonisti.

E quindi come ogni cosa sta subendo la sua trasformazione evolutiva ultimamente, desta sicuramente più attenzioni di prima. Nella speranza che prima o poi non si parli più nemmeno di “boy’s love” ma semplicemente di storie d’amore (o anche solo sessuali) che lasciano da parte gli orientamenti, legate più ai pilastri dei generi base: drama, horror, fantasy, sci-fi ecc…

Avendo deciso di trattare autoproduzioni disponibili online ed essendo tu stesso un autore in rete, in un mondo sempre più digitalizzato quale pensi diventerà il rapporto del lettore con il cartaceo? Quanto è importante il web per l’acquisto dell’opera materiale?

La mia esperienza diretta è singolare, avendo dato tutto gratis sul web, è incredibile come questo aspetto dell’accessibilità completa all’opera digitale, non interessi ai fruitori tanto quanto il cartaceo. Ovvero che preferiscono sempre averlo materialmente a casa, quindi il rapporto è semplicemente quello che il lettore ha modo di conoscere l’opera online e desiderare comunque il cartaceo nel momento in cui apprezza l’opera in internet.

Insomma, Samuel artista, curatore e ormai anche personaggio pubblico: quali di questi Samuel preferisci e ti rende più felice al momento? Hai già in mente progetti futuri?

“Artista” inteso non tanto come mestiere, ma come ruolo sociale è sicuramente quello che mi si addice di più perché è quell’aspetto di me che aderisce meglio a quel nucleo molto sfuggevole che sono, che non riesce a lasciarsi imbrigliare da preconcetti e facili moralismi.

Sono molto selvatico su troppi fronti per essere completamente a mio agio nel resto dei “ruoli sociali”, ma faccio del mio meglio per fare il mio dovere anche in altre aspetti di me, quando serve, che sono molto più pragmatici e diplomatici.

Progetti futuri… un milione e mezzo, alcuni in corso d’opera altri in forma embrionale!

Grazie Samuel!

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