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Samuel Stern 20 – La casa dei sospiri – Recensione

Guardarsi nello specchio è un atto intrinsecamente indecente, divenuto normale solo per l’abitudine di farlo. Avessimo più pudore non disperderemmo così le nostre immagini, e imiteremmo saggiamente quegli indigeni che si rifiutano di cedere pezzi della loro anima all’avidità golosa delle macchine fotografiche.

Con la consueta apertura di Angus Derryleng, che scava ogni volta dentro l’essere umano, prende il via Samuel Stern 20 – La casa dei sospiri, edito dalla Bugs Comics, con una inquietante copertina, che fa inevitabilmente presagire il peggio per la sorte del librario d’Edimburgo. Ai testi della sceneggiatura troviamo Luca Blengino, che ha esordito nel fumetto nel 2001 in Francia, già al lavoro all’interno della serie in Samuel Stern 6 – Valery. Luca è accompagnato dai disegni di Nicolò Palmisciano.

“Ho scoperto a mie spese che l’età porta all’ossessione fatua dei propri malanni, muti insegnanti che non si curano della vita dei loro allievi. Una creatura, o impara o muore. Tertium non datur. Il tramonto dell’Occidente, in fondo, non è che l’Alzheimer di una civiltà che, segretamente, si sta godendo la sua riconquistata amnesia.”

“La vecchiaia è una cosa che arriva inattesa. I vecchi sono sempre gli altri”

Samuel Stern 20 è un numero che fa pensare al destino dei nostri nonni, dei nostri genitori. Un qualcosa che mai nessuno vorrebbe vedere o a cui non vorrebbe arrivarci. Finire all’interno di una casa di riposo, perché non più in grado di badare a sé stessi. In questa storia Luca Blengino mostra uno squarcio della vita all’interno di queste strutture, una routine che fa riflettere. Che fa paura. Qui Samuel, che si è infiltrato per un nuovo caso sotto copertura, è al lavoro come volontario e vede coi propri occhi, per citarne una, la messa a letto per la notte dei pazienti già dalle cinque del pomeriggio, vista la mole di ospiti si è obbligati ad iniziare presto. Non è già questo di per sé un incubo? Ma se a ciò si annida anche una possibile presenza demoniaca? Una possessione?

“Prova a passare mesi, anni, nell’impotenza… senza uno scopo, ad aspettare la morte e basta… E dimmi se anche tu non vorresti lanciarti nella tromba delle scale.”

Un caso di possessione in una casa di cura in una storia, che come oramai Samuel Stern ci ha abituati, va sempre oltre, accostando l’uomo stesso, prima di tutto, ad essere malvagio e demone. Ponendo, quest’ultimo, delle volte, più come una vittima. Probabilmente anche questa volta la situazione non sarà così diversa, mostrando al lettore una parte del lucro che vi è dietro le strutture per anziani.

“Tutti hanno una crepa dentro di sé”

La casa dei sospiri coinvolge Samuel e Padre Duncan in una nuova indagine, proprio come in un poliziesco. Solo che, invece di scovare il colpevole, attraverso ricerche ed interrogatori lo scopo è quello di individuare in quale ospite si annida il demone ed il motivo per cui il male è germogliato in quella persona. Quale desiderio potrà mai avere un individuo ormai vicino alla propria fine?

Il duo al lavoro, ora che volgiamo verso il secondo anno di pubblicazioni, in Samuel Stern 20 inseriscono qualche indizio nascosto su quel che potrebbe avvenire da qui al giro di pochi mesi. Indizi posti tra le tavole, come un cartello che avverte dell’imminente fine. Nella casa di riposo Sight Place si cela un nuovo tipo di demone, che va ad arricchire ulteriormente il pantheon sempre più variegato, che sembra proprio portarci a presentare tutti i pezzi della scacchiera. Ma qual è lo scopo di un demone che parassitizza un corpo morente e condannato? Quale fine si nasconde dietro a ciò, dato che come abbiamo imparato dai precedenti albi, se il contenitore muore il demone ritorna a Legione? L’albo mette nuovi punti sulle i, non lasciando nulla al caso. L’obiettivo ultimo del demone sarà sconvolgente, lasciando letteralmente a bocca aperta il lettore.

“La verità è che i vecchi sono mostri, e il loro unico scopo è rubarci l’anima. E se vuoi viverci in mezzo, o diventi un mostro anche tu… o finisci per soccombere”

Nicolò Palmisciano ai disegni di Samuel Stern 20 è meticoloso, gioca molto con il nero e con le sfumature, per rappresentare flashback ma non solo. È in grado di rappresentare al contempo tranquillità e oppressione nella stessa tavola, andando poi a catturare il repentino cambio di espressività in un primo piano che evidenzia il volto, enfatizzato dai gesti delle mani.

L’umanità imprigionata

In conclusione Samuel Stern 20 è probabilmente il numero più umano uscito fino a questo momento. Il dolore, la rabbia, i rimpianti ed i rimorsi, questi sono elementi fissi, onnipresenti per il concepimento di un demone. Ma La casa dei sussurri pone un punto di vista che spesso viene dimenticato, ovvero il destino degli anziani. Ciò lo fa attraverso un finale emotivamente potente che non può non coinvolgere il lettore. Che fa male. Mostrandone non solo ciò che queste persone provano dentro loro stessi, ma anche le motivazioni delle loro reazioni. Il tutto poi, oltre a far portavoce di un’importante morale e lezione che noi tutti dovremmo imparare, anche se non sempre potrebbe risultare facile, pone delicate basi sull’universo demoniaco del rosso, che pare espandersi numero dopo numero quasi arrivando ad inglobare tutto il pianeta.

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By Davide Zanella

Giovane appassionato del mondo nerd, ho iniziato ad immergermi in questo mondo un po' come tutti quelli della mia generazione. Catturato dai film Marvel dello scorso decennio sono passato alla controparte cartacea, finendo ad espandermi in altre realtà. Ora provo a far conoscere a più persone possibili la mia passione cercando di parlarne al meglio. Mi potete trovare anche su instagram in @riccidanerd

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