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Saturn Return – Recensione

Saturn Return è un manga scritto da Akane Torikai, già sbarcata in Italia grazie a Dynit Manga con “Oltre l’arcobaleno e altre storie” ed “Un Amore da Manga”. Come tutte le sue opere precedenti, Saturn Return non fa eccezione nell’essere una storia intricata e non adatta a tutti. Non è un caso, infatti, che Torikai sensei abbia scovato la sua anima gemella nel controverso per eccellenza Inio Asano, ed il fatto che se lo sia sposato dimostra che il vero amore esiste davvero.

Cos’altro devo perdere, in questa mia vita?

Che cos’è Saturn Return? È un rebus che non trova soluzione. Una domanda la cui risposta è un’altra domanda. Un subdolo, osceno, dannato dilemma che soluzioni non ha. Se mi chiedessero di descrivere questo fumetto in pochissime parole, di certo citerei il verso di Andrea Chénier cantato da Maria Callas “Porto sventura a chi bene mi vuole”, perché la protagonista di questa storia ha questa maledizione incisa nelle sue ossa.

A livello grafico i disegni sono morbidi e delicati, degni di raffigurare uno shojo manga, ma basta sfogliare le prime pagine del volume uno per capire che no, questa non sarà una storia adolescenziale dove l’imbranata di turno si innamora del belloccio della scuola. Questo seinen infatti ha come protagonista Ritsuko Kaji, la quale è degna di essere descritta come un’eccellente antieroina dove di eroi in realtà, in questa storia, non ve ne sono.

Per il lettore potrebbe non essere facile entrare in empatia con questo personaggio perché Kaji fa di tutto per rovinarsi la vita da sola. È egoista, opportunista e tutto quello che ha tra le mani lo manipola come pongo per poi gettarlo via con disprezzo.

Scrivi una bella storia. Una sorta di testimonianza della mia esistenza. Perché io morirò senza lasciare niente, prima dei trent’anni.

Ritsuko Kaji ha scritto un libro. Un libro che ha venduto parecchio e l’ha resa molto famosa, ma tra le sue pagine nasconde (no, ebbene non è uno shikishi omaggio) una maledizione angosciante. Perché il protagonista di questo libro è Aoi. Aoi però non è un personaggio nato dalla fantasia della sensei, ma esiste davvero ed il suo vero nome è Nakajima. Aoi è, quindi, vivo. O almeno lo era.

Una promessa, la sensazione che tutto ciò si sarebbe avverato. Un senso di impotenza. O forse no. Mi importa davvero se Nakajima morirà? Se ha deciso di morire, posso davvero fare qualcosa per lui?

L’incipit di Saturn Return è contrassegnato da una richiesta, un flashback che profuma di patto col diavolo. Un odore acre, nauseabondo, che ti penetra i polmoni e li punge come spilli. Nakajima chiede alla sua amica di scrivere di lui, di raccontare una storia il cui protagonista gli assomigli talmente tanto da lasciare un suo segno nel mondo, anche quando lui morirà. Morte che sopraggiungerà non oltre i suoi trent’anni. Parola di scout.

Nakajima vuole morire, ma nonostante questa macabra esigenza, vuole lasciare un segno indelebile della sua esistenza. Questo compito lo lascia proprio a Kaji, con la quale però ha un rapporto conflittuale, ambiguo e tossico. Ma, secondo lui, non c’è nessuno al mondo in grado di capirlo e descriverlo come lei. Proprio lei, il nostro Thanos di quartiere (una scelta molto oculata). Ed è questo vero e proprio ossimoro rappresentato dal desiderio di Nakajima di aggrapparsi alla vita sotto forma di parola stampata contrapposto al suo desiderio di morire che rende l’amico una vera e propria ossessione per Kaji.

È morto. Nakajima è morto per davvero.

Torniamo al presente, dove Kaji sensei ha scritto il best seller “Il paese della siesta”, il cui protagonista, Aoi, è proprio Nakajima. La promessa è stata mantenuta. Lei ha scritto quel dannato libro su di lui. Adesso lui può anche non morire no? Ma se ha deciso di morire, posso davvero impedirgli di farla finita? Non lo vedo da tanto tempo… Non ce la faccio ad incontrarlo, non dopo quello che è successo. C’è solo buio adesso. Nakajima è morto. Come aveva promesso. Ho fatto davvero qualcosa per impedirgli di morire? Io, che sono intrappolata in un matrimonio infelice, le cui fondamenta sono menzogne e priorità del tutto opposte. Nato dal tradimento, si sta concludendo nel fango.

La vita della sensei è tutto tranne che invidiabile. Ha fallito su ogni aspetto della sua vita e la sua nomea di distruggere qualsiasi cosa che lei sfiori la precede. Dentro di sé percepisce un senso di perdita, di vuoto, di assoluta nullità, pur non sapendo esattamente che cosa lei abbia davvero perso.

Ehi, dì la verità! Tu sei ancora qui, vero?

Kaji sensei si pone tantissimi interrogativi all’interno della narrazione, ma la Torikai non ne risponde nessuno. Come per il vaso di Pandora, basta aprirlo solo di un millimetro per far fuoriuscire una valanga di dubbi ed incertezze dall’animo della sensei, ma non è ben chiaro se a lei importi davvero porvi una risposta.

Chi era davvero Nakajima? Chi sono le otto donne a cui lui ha chiesto di sposarlo il giorno in cui ha deciso di legarsi un cappio al collo e uccidersi? Qualcuna di loro è coinvolta nella sua scelta di suicidarsi? La sua morte poteva essere evitata od era scritta nel suo destino come lui aveva predetto? Kaji sensei è innocente come lei crede di essere? O è vero che tutto quello che lei tocca si trasforma in cenere? Kaji sensei ha scritto il libro con protagonista Nakajima come lui gli aveva fatto promettere, ma nonostante questo lui si è ucciso. Forse è stato il fatto che la sensei ha esaudito la sua richiesta che ha permesso a Nakajima di uccidersi? Se fosse così, significherebbe che Kaji sensei ha ucciso Nakajima nel momento stesso in cui lei ha scritto quel libro?

Tutte le persone attorno a me sono destinate ad essere infelici. Questa perdita mi sta uccidendo. Ho perso… cosa ho perso? Chi ho perso? Perché l’ho perso?

Ma questa è davvero la tua vita?“Non lo so.

Il titolo Saturn Return si riferisce ad un precetto astrologico che sembra descrivere perfettamente il significato intrinseco di quest’opera. Nell’astrologia infatti, la posizione di Saturno nella propria carta natale rappresenta il passaggio all’età matura e quindi il momento in cui ci si interfaccia, forse per la prima volta, con le proprie responsabilità di adulto. Saturno rappresenta l’autocontrollo, la disciplina, i nostri doveri ed i nostri limiti. Impiega 29 anni a completare un giro completo della sua orbita ed il suo ritorno ci impone necessariamente un cambiamento.

Saturno ci chiede di lasciarci alle spalle tutto ciò che l’universo non aveva in serbo per il nostro vissuto, nonostante noi vi ci aggrappiamo con le unghie e con i denti, fino a sanguinare. Il cambiamento è spesso accompagnato da un dolore accecante, ma come un serpente che cambia la sua pelle, dobbiamo essere disposti a lasciare indietro ciò che è morto, spento, sepolto e non tornerà più.

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By Lucia Bindi

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