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Sentinel – Recensione

Sentinel fumetto

Sentinel è un fumetto drammatico con sfondo psicologico, edito e pubblicato da Shockdom per la collana Yep. Scritto e disegnato da due ex allievi della Scuola del Fumetto di Palermo, Toni Sardina e Simone D’Angelo. In un solo volume, cercano di dare sfogo alla sfera più irrazionale dell’uomo tra paure viscerali e istinti primordiali in un’ambientazione oscura carica di mistero. Il richiamo al thriller psicologico si afferma ulteriormente grazie all’intensità delle azioni e la particolare attenzione verso la psicologia dei personaggi da parte degli autori. Sentinel, in poche pagine, è in grado di trasportare il lettore all’interno della dimensione più profonda della psiche umana.

Un uomo che ha vissuto fino a quell’instante con la certezza che mai niente e nessuno sarebbe stato in grado di portargli via i suoi affetti, la sua famiglia, la sua vita. Fino a quando in un solo instante, le sue certezze vengono spazzate via da un naufragio. Approdato su un’isola sconosciuta, l’uomo si troverà faccia a faccia con degli individui inquietanti. Un popolo primitivo, con comportamenti quasi animaleschi, che tenteranno, fin da subito, di rapire suo figlio. Grazie all’aiuto di una misteriosa donna, riesce a fuggire. Insieme, cercheranno di trovare una via di fuga dall’isola, che li condurrà alla salvezza, ad un futuro di luce e sicurezza. Ma sarà troppo tardi quando l’uomo capirà che nessuno fa niente per niente e lo comprenderà nel peggiore dei modi.

Solo allora capii chi ero veramente e fin dove avrei potuto spingermi pur di salvare chi amavo…

Il volume si apre con l’immagine di un uomo e la propria famiglia, circondato dal mare calmo e dall’affetto di essa. Un’immagine pacifica che è destinata a durare ben poco. Infatti, girando pagina, si trova immersi fin da subito in un’ambientazione oscura che caratterizzerà l’intera narrazione fino alle ultime pagine. 

Secondo un’analisi filosofica, il protagonista può essere associato all’idea di uomo come spirito. In modo particolare alla manifestazione dello spirito oggettivo hegeliano. L’uomo che si realizza attraverso l’eticità, in cui il bene (nominato in antitesi al male nell’opera) si attua concretamente nelle forme istituzionali, quali famiglia, società civile e Stato. L’uomo all’inizio afferma di avere tutto, di sentirsi realizzato nella sua società in quanto possessore di questi valori fondamentali. Una famiglia, uno scopo all’interno dello Stato e una casa come luogo sociale e morale. Quando si ritrova invece a lottare contro la mancanza di essi, è l’esatto momento in cui inizia la coscienza di sé. L’uomo si ritroverà a fare i conti con il suo animo più profondo per arrivare in uno stato di autocoscienza in cui comprenderà i suoi limiti e fin dove è disposto a spingersi pur di proteggere ciò che ha di più caro.

Per la prima volta dopo anni di esilio, a testa alta

In contrapposizione alla figura dell’uomo si ha la figura dell’indigena. Una donna che appare inizialmente come una figura passiva, sottomessa all’uomo e al costante servizio della sua tribù. Dopo essere venuta meno al suo scopo, quello di procreare, viene punita con l’esilio e allontanata dal popolo. Una donna che per affermare il suo ruolo sociale dovrà ottenere il rispetto della sua tribù. Un riconoscimento che sarà ottenuto solo al seguito di un gesto estremo. 

Il modus operandi dell’indigena si rifà alla visione machiavelliana dello Stato da cui “il fine giustifica i mezzi”. Per il fine di proteggere e conservare il suo popolo, ogni azione della donna (vista come il Principe del filosofo toscano) è giustificata, se pur in contrasto con le leggi della morale e con i diritti inalienabili dell’uomo. Allo stesso tempo, il suo modo di agire, è il risultato di una strategia per la parità che la porterà a raggiungere l’emancipazione. Una donna che mette se stessa al primo posto agendo anche nel male, pur di avere un ruolo nella società. L’indigena riuscirà a guidare la sua tribù verso un futuro luminoso contando sul suo ingegno e sulle sue sole forze. Diventerà così una figura fondamentale al fine del cambiamento e del progresso. È la rappresentazione di una donna guerriera che agisce secondo profonde emozioni, in virtù di ciò in cui crede e le cui gesta, verranno ricordate e tramandate nel corso della storia. 

Il disegno come mezzo di comunicazione 

Se la storia è già di per sé enigmatica, il fatto di non riuscire a comprendere le parole e la lingua del popolo dell’isola, crea una nube di mistero che sorvola l’intera narrativa e che caratterizza l’opera fino all’ultima tavola. Questa barriera linguistica tra protagonista e gli indigeni, viene risolta grazie all’uso del disegno. Il protagonista all’interno dell’opera per comunicare con la donna, rappresenterà con segni semplici e stilizzati le sue intenzioni e ciò di cui ha bisogno per poter fuggire dall’isola. Il disagio di non conoscere il mondo in cui l’uomo è approdato, di non comprendere le intenzioni del popolo e la loro lingua, si riflette anche sulla lettura. Il lettore, infatti, non potrà fare altro che assorbire ogni singolo dettaglio dei disegni per comprendere gli avvenimenti. 

È quindi facile dedurre che in Sentinel, a narrare la storia, è il disegno. La maestria di Simone D’Angelo sta nella capacità di raccontare le vicende senza l’uso di parole o dialoghi, comunicando unicamente tramite segni e colori. Essi definiscono l’ambientazione e allo stesso tempo, l’animo del protagonista. Colori brillanti aprono l’opera al fine di rappresentare la situazione di pace, il mare calmo e lo stato mentale iniziale dell’uomo. I colori più scuri, concentrati nella parte centrale dell’opera, rappresentano l’abisso più profondo della psiche umana, l’angoscia del protagonista e il mondo parallelo nel quale è approdato. Per via di una visione ciclica, nella parte finale si torna a una situazione di calma inevitabilmente diversa dalla pace iniziale, in quanto condizionata dagli eventi. Insieme ad essa, ecco che tornano i colori più accesi e chiari che portano chiarezza alla mente dell’uomo e illuminano il futuro della tribù. 

Le certezze di un uomo sono destinate a crollare nell’arco di una notte

L’intera opera si svolge in una singola notte. Lo si può comprendere grazie al valore del disegno al suo interno. La luce e il buio sono sì dovute dal percorso psicologico del protagonista e, in maniera empirica, lo si è rappresentato tramite il susseguirsi del giorno e della notte. È quando il sole tramonta che avviene il naufragio e la perdita delle certezze del protagonista. Il viaggio di riscoperta di sé, invece, avviene durante la notte, con la luna come unica fonte di luce che rischiara dalle tenebre. La notte rappresenta il momento di riflessione di ogni essere, il momento di confronto tra l’uomo e l’infinito. Una notte che non sembra avere fine. Anche la stessa indigena, trova il coraggio nelle ore notturne per poter realizzare il suo scopo. Ma con il passare delle ore, il buio lascia spazio alla flebile luce dell’alba e tutto cambia. Un’alba che segna un nuovo inizio nella vita della donna e della sua tribù e allo stesso tempo porterà le risposte alle domande esistenziali dell’uomo. Un nuovo giorno è iniziato e una nuova speranza illumina il futuro del popolo.

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By Alessia Mariotti

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