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Shino non sa dire il suo nome – Recensione

shino non sa dire il suo nome cover

Cos’è un nome? Senza scomodare i grandi poeti del passato, possiamo affermare che un nome sia la base di partenza nella conoscenza di un individuo, il punto di contatto con gli altri. Potete dunque immaginare quanto possa essere doloroso per un’adolescente realizzare che qualcosa di così scontato per tutti gli altri sia per lei un ostacolo insormontabile. Shino non sa dire il suo nome è un volume unico edito in Italia da Planet Manga, scritto e disegnato da Shuzo Oshimi, famoso per opere quali I fiori del male, Tracce di sangue e Dentro Mari. Si tratta di uno slice of life scolastico con sfumature quasi autobiografiche, come si evince da una nota dell’autore in cui rivela di essersi ispirato alle difficoltà nel linguaggio parlato di cui soffriva in età adolescenziale.

“Io sono Oshima Shino! Al contrario riesco a pronunciarlo! Ma a patto che venga prima il cognome e poi il nome!”

Per Shino Oshima è ora di iniziare il liceo. I primi giorni spaventano molti studenti, così per arrivare preparata ripete lentamente una breve presentazione di sé, per allontanare la paura di fare scena muta in classe. La sua non è semplice paura di fare una pessima impressione: soffre di balbuzie, che s’intensifica nei momenti di maggiore ansia e in presenza di alcuni gruppi consonantici. Uno su tutti, quello che coinvolge le prime lettere del suo nome. E cosa c’è di più stressante del primo giorno di scuola? Le sue peggiori paure trovano un riscontro con la realtà non appena arriva il suo turno. Quando è invitata dalla professoressa a raccontare qualcosa di sé agli altri si blocca, non riuscendo a presentarsi né a spiegare il motivo della propria, evidente difficoltà.

Tutti i presenti dimostrano una scarsa empatia nei suoi confronti, creando un muro invisibile a dividerli. Fortunatamente, nella vita scolastica di Shino s’intrufola un piccolo raggio di sole. In una pausa pranzo, conosce Kayo, una ragazza completamente diversa da lei che si rifiuta di vedere la balbuzie di Shino come un problema e, anzi, la invita a formare una band dove entrambe possano esprimersi al meglio. Al suo fianco, Shino comprenderà il significato dell’amicizia e si renderà conto che ciascuno di noi ha delle insicurezze, anche le persone che all’apparenza sembrano più forti e decise. Quando nel loro duo si inserirà un compagno di classe, Kikuchi, Shino si sentirà di nuovo in difetto, e dovrà imparare a ritagliarsi uno spazio.

“So bene che la balbuzie non era colpa mia, ma mi faceva sentire in colpa, quasi una nullità”

Durante la presentazione, la reazione di Shino è espressa perfettamente dall’utilizzo che l’autore fa dei balloons, la cui superficie è in parte nascosta dalle pareti dalle vignette. L’uso di questi dettagli suggerisce al lettore che lei non stia affatto prestando attenzione a ciò che le accade intorno. È perfettamente consapevole di cosa accadrà quando arriverà il suo turno ed ecco che tutto il suo corpo si scuote per manifestare il suo disagio: Shuzo Oshimi è magistrale nel descrivere i vari step attraversati dalla protagonista: il sudore che le imperla il viso, il respiro affannato, lo stomaco che si attorciglia e i brividi che la assalgono. Shino è preparata, sa benissimo cosa deve dire, ma le parole le rimangono incagliate in gola.

Le manifestazioni fisiche di una difficoltà nel parlato

La balbuzie, spiega Oshimi, contempla ripetizioni e blocchi, che costringono la protagonista in un loop sillabico da cui non riesce ad uscire. Ancora prima di cominciare a pronunciare le sillabe più complesse, già si scontra con gli sguardi incuriositi e diffidenti dei compagni, che le sbarrano la strada ancora prima che sia la sua balbuzia a farlo. Ed ecco che tornano, uno dopo l’altro, il sudore e il tremolio. Le tavole sono così cariche di difficoltà e sofferenza che il lettore è portato quasi a sperare che il momento finisca presto ma, girato pagina, i compagni scoppiano a ridere e il malessere aumenta di intensità. Shino, dai lineamenti delicati e dalle gote rosee nei momenti di tranquillità, si trasforma drasticamente quando si sente aggredire dall’ansia, in un insieme di smorfie e movenze che deformano il personaggio.

Il mangaka ha l’incredibile capacità di trasportarvi, già dalle prime pagine, nel vortice di emozioni negative che è la vita di Shino, condannata per sempre a non riuscire a dire il suo nome per colpa di quella sillaba iniziale così complicata. La balbuzie ha delle conseguenze importanti anche sul suo andamento scolastico. Talvolta, incapace di dare immediatamente una risposta che sa essere corretta, sceglie di non rispondere, risultando malvista dal personale docente che non si prodiga a fornirle supporto, ma anzi minimizza la sua problematica associandola a una semplice ansia. “Rilassati!” è l’unico consiglio che le viene dato, facendola sentire ancora più sola e sbagliata, se possibile.

“Se non riesci a parlare, usa la carta, no?”

In netta contrapposizione con questo atteggiamento sbrigativo, si pone la sua amica Kayo, che attraverso le sue fragilità insegna a Shino che chiunque può mostrarsi indifeso o in imbarazzo. Avvezza a sentirsi ferita dagli altri ma disabituata ai rapporti sociali, Shino ferisce l’amica senza rendersi conto di quanto peso abbia il suo gesto e si ritrova per un attimo dall’altra parte della barricata. In questa parte di Shino non sa dire il suo nome, l’autore riesce a far passare un messaggio complesso nella sua semplicità: la difficoltà di Shino, molto evidente, è messa in contrapposizione all’imbarazzo segreto di Kayo, che non riesce a dedicarsi al suo sogno di fare musica perché è completamente stonata. L’autore non mette le due problematiche sullo stesso piano, ma invita il lettore a riflettere su quanto sia soggettivo il loro peso rispetto a chi lo guarda e a chi lo vive in prima persona. Anche Kikuchi mette in luce le sue difficoltà nell’esprimersi, stavolta non per un problema di pronuncia ma per il fatto di non riuscire a comprendere le situazioni e ad adattarsi a esse. Parlando con Shino, si definisce totalmente inconsapevole del mondo circostante.

Sentirsi diversi dagli altri

Oshimi affronta in queste pagine anche un tema molto forte e vivo dell’adolescenza (e non solo): l’invidia per i rapporti altrui, il sentirsi esclusi e messi da parte a discapito di personalità più di spicco. Shino non riesce a inserirsi nei discorsi perché lei stessa, per prima, non si concede il tempo che le serve. Abituata ad essere messa da parte, è lei la prima a non credere di potercela fare. L’autore, dichiaratamente, non utilizza termini tecnici per descrivere il suo stato, regalando così al lettore una storia adatta ad essere compresa da chiunque si senta o si sia sentito in difetto in passato, sottolineando con dolcezza l’importanza di affidarsi alle persone che si amano e di lasciarsi aiutare da chi tende una mano verso di noi.

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