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Skip Beat Vol 1 – Recensione

Skip beat

Skip Beat, punta di diamante della famosa casa editrice giapponese Hakusensha, è finalmente arrivato in Italia! Edito da Magic Press, con più di 46 volumi all’attivo in patria, l’opera più famosa della Sensei Yoshiki Nakamura è giunta in fumetteria lo scorso 14 Aprile al prezzo lancio di 2,90€ e, già dal primo volume, sarà in grado di conquistare il suo posticino nel nostro cuore e nelle nostre librerie.

Kyoko è una ragazza senza grandi pretese. Avendo vissuto da sempre nel Ryokan della famiglia del suo migliore amico Sho, quando quest’ultimo le chiede di trasferirsi con lui a Tokyo per inseguire il sogno di divenire un idol, Kyoko si sente al settimo cielo. A nulla importa il dover lavorare tutto il giorno in posti diversi solo per pagare l’affitto, spendere quei pochi risparmi per comprare i cd di Sho e passare il restante tempo a tenere ordinata la casa, neanche fosse una cameriera. Se tutto questo è per aiutarlo con la sua carriera lei ne può essere solo contenta.

Ma quando per puro caso viene a scoprire che il vero motivo per cui Sho l’ha portata con sé non è né amore, né amicizia ma mero opportunismo, tutta la gioia provata sino a quel momento si tramuterà in un profondo risentimento. La rabbia di Kyoko si riverserà su un altezzoso Sho che, dal suo piedistallo, le farà notare che lei è solo una persona ordinaria e, anche volendo, non potrebbe fare nulla contro un idol come lui. Ma a volte sentirsi troppo fiduciosi di sé può portare alla rovina. Saranno, infatti, proprio le parole di Sho che faranno nascere in Kyoko la voglia di vendicarsi del suo amico d’infanzia, a costo di dover entrare a far parte del mondo dello spettacolo.

Skip Beat è una commedia romantica che nasce come storia di un piano di vendetta. Nato ormai 20 anni fa, nel 2002, si discosta dai soliti temi dei manga sentimentali a cui siamo abituati e abbandona il tipico scenario di “amore tra i banchi di scuola” per mostrarci un palco nuovo ed originale – in tutti i sensi. Su di esso protagonisti non sono l’amore o i problemi di cuore dei personaggi, bensì il processo di crescita, maturazione e scoperta di sé affrontato da Kyoko.

Quest’ultima viene presentata come una ragazza acqua e sapone, per necessità più che per scelta. Non avendo soldi per make up o vestiti, finisce col convogliare tutte le sue energie verso Sho e la sua carriera, finendo col risultare trascurata nell’aspetto. Ma Kyoko è molto più di quanto può apparire a prima vista. Come ogni persona nasconde dentro di sé una moltitudine di emozioni, positive e negative, e ciò che la fa spiccare tra i protagonisti di opere affini è che non ha mai posto un filtro a queste emozioni.

Quando Kyoko è arrabbiata il suo volto diventa scuro, le sue espressioni si incupiscono e piccole sue miniature in formato diavolesco spuntano nelle vignette a simboleggiare la potenza di quel sentimento. Allo stesso modo, quando è felice i suoi occhi brillano, fiori iniziano a sbocciare come se fosse arrivata la primavera e tutto sembra assumere un tono più dolce nello scorrere dell’opera.

Yoshiki Nakamura è in grado di far risplendere la sua protagonista senza bisogno di renderla una paladina della giustizia o il premio conteso di un triangolo amoroso, ma semplicemente rappresentandola come una ragazza normale.

Una delle particolarità di Skip Beat che emerge principalmente con Kyoko, ma è ben riscontrabile in ogni personaggio dell’opera, è infatti il realismo con cui l’autrice cerca di mostrare le emozioni, a prescindere dal fatto che esse siano belle o brutte. Ciò ovviamente determina la creazione di personaggi insoliti, fuori dai tipici canoni dei manga, al punto che la stessa mangaka, nella prefazione, manifesta i suoi dubbi sul grado di idoneità di Kyoko ad essere pubblicata su Hana to Yume (rivista giapponese che raccoglie opere Shoujo), considerandola troppo tetra per gli standard della rivista.

Ma in realtà quella che potrebbe sembrare una debolezza finisce con l’essere proprio il punto di forza di Skip Beat. La scelta di rappresentare tutte le sfaccettature di Kyoko che, per essere una ragazza pronta ad entrare nel mondo dello spettacolo come attrice, ha dipinto sul volto tutto ciò che le passa per la testa come fosse un libro aperto, in realtà la rende semplicemente più umana. La avvicina al mondo dei lettori al punto che non sarà difficile immedesimarsi in lei. Che sia arrabbiata, triste o felice sarà impossibile non riuscire ad immaginare sé stessi nei suoi panni, finendo irrimediabilmente per sviluppare una connessione empatica con questa simpaticissima e un po’ sfortunata protagonista.

Questa particolare scelta narrativa concernente i personaggi, che non riescono ad inserirsi nei normali stereotipi del genere, determina una delle caratteristiche principali dell’opera: la sua imprevedibilità. Questo primo volume che svolge, palesemente, il compito di introdurci alla lunghissima serie, ne rappresenta una prova tangibile. Sfogliando ogni pagina, infatti, è impossibile prevedere le mosse di Kyoko o, più in generale, la piega che prenderà l’opera.

Che a leggere sia un appassionato conoscitore di manga o una persona che prende in mano un volume per la prima volta, la reazione di stupore al susseguirsi di vicende sarà la medesima. In un oceano di Shoujo, Skip Beat sceglie di differenziarsi, offrendo al lettore qualcosa di nuovo e che sia in grado di incuriosirlo ed intrattenerlo.

Ma questo tentativo di innovare il genere non vuol dire che vengano meno alcune delle caratteristiche portanti delle commedie romantiche. Nonostante l’amore non sia il protagonista della storia, infatti, ne è comunque una componente essenziale. Il vaso di Pandora aperto nel cuore di Kyoko dal tradimento di Sho, non sarà altro che il punto di partenza di un percorso di rivalsa e vendetta, ma anche di ricerca. Kyoko, che ha sempre vissuto per far contento qualcun altro, dovrà per la prima volta avere un obiettivo che sia suo e basta, dovrà partire per un viaggio che l’aiuti a trovare il suo vero io e, chi sa, forse anche quel sentimento d’amore che sembra avere perduto.

Su questo sfondo, Nakamura-sensei sceglie di mantenere dei toni tutto sommato leggeri, che non appesantiscono mai l’atmosfera, neanche quando sono le emozioni negative a fare da padrone alla scena. La comicità permea tutta l’opera andando a volte a sdrammatizzare, a volte semplicemente ad intrattenere, sempre e comunque a divertire. L’elemento comico viene abilmente sfruttato per compensare le scene più drammatiche, contrapponendosi a quella componente realistica utilizzata per la rappresentazione delle emozioni.

Ad aiutare a mantenere la lettura scorrevole vi sono inoltre i disegni della Sensei. Nel pieno rispetto del contrasto creato tra realismo psicologico e humor stravagante, il tratto dell’autrice si alterna tra momenti di serietà e momenti di puro svago. In tal modo ogni personaggio è sempre rappresentato in due modi diversi a seconda del tono che l’autrice vuole attribuire alla tavola. Nei momenti più seri Nakamura-sensei lascia emergere la sua cura per i dettagli, che trova la sua coronazione nell’illustrazione delle espressioni dei volti.

A fare da contrappeso a questi vi sono poi i momenti comici, in cui il tratto netto viene abbandonato per uno più ameno, i volti si arrotondano e i personaggi vengono rappresentati come caricature di se stessi. L’autrice si avvale dello stile chibi per smorzare le scene di tensione e riportare un sorriso sul volto del lettore, anche quando il contesto non è finalizzato a divertire. Le scene perdono di realismo, vengono esagerate, talvolta in modo quasi eccessivo, ma nonostante questo il contrasto creato non stona nell’insieme.

In questo volume, piccolo gradino di una lunga scalinata, Yoshiki Nakamura riversa tutti gli elementi necessari per attirare i suoi lettori, che nello sfogliare già solo le prime pagine, non potranno che sentirsi investiti dal fiume in piena rappresentato dalla sua protagonista e, tra serietà e comicità, non riusciranno a fare a meno di chiedersi cosa succederà nel volume successivo.

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