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SNOWPIERCER – Recensione

La storia del treno dai mille e uno vagoni, del Transglaciale che corre tra le lande ghiacciate, prima di divenire un film nel 2013 (Snowpiercer), diretto dal regista premio Oscar Bong Joon-ho, ed una serie televisiva omonima prodotta da Netflix nel 2020, è nata come graphic novel quasi quarant’anni fa. Nel 1982. E da quel momento non ha smesso di correre, regalandoci ancora oggi delle sorprese.

Un universo piccolo, ma solo in apparenza

La creazione di questo universo, piccolo solo in apparenza, si deve alla mente di Jacques Lob e Michel Legrand, con le illustrazioni realizzate da Jean-Marc Rochette.

Quest’ultimo ha coraggiosamente sostituito ai disegni il giovane Alexis, prematuramente scomparso e cui nessuno riusciva ad eguagliarne la personalità nell’opera. Il peso era troppo pressante.

L’universo narrativo è, per l’appunto, limitato solo in apparenza. Le vicende non narrano solo di un treno, dei suoi vagoni e della società suddivisa in classi che si è andata a creare di conseguenza, come viene da pensare guardando ai prodotti televisivi.

In realtà dietro a tutto ciò, attorno al paesaggio glaciale in cui ruota il racconto, vi sono altri convogli, con diverse strutture interne, e non manca una successione di misteri che si sveleranno solo nel finale.

Il corpo dell’opera

La continuity di Snowpiercer è costituita da tre volumi. Il primo, che andremo ad analizzare in questa recensione, è stato pubblicato nel 1982 e ha funto, successivamente, da ispirazione per la pellicola del 2013.

Ne segue una pubblicazione del 1999, successiva alla morte di uno dei padri dell’opera, Lob, avvenuta nel 1990, con il titolo di “The explorers”. Questo sequel presenta la società di un secondo treno, l’”Icebreaker”, che si è andato a costruire attorno ad una struttura Orwelliana. Come da titolo, qui verrà approfondita l’attuale ambientazione, esterna ai vagoni, attraverso degli esploratori, appunto.
In appendice è presente un capitolo di raccordo, denominato 2.1. “The Crossing”, che andrà ad ingrandire ancora di più il mondo narrativo. In queste pagine verrà captato un misterioso segnale proveniente dall’oceano. Uno spunto che introdurrà al finale, dando ulteriore spinta alla storia.

I primi due volumi, con il capitolo 2.1, sono stati portati in Italia da Editoriale Cosmo, accorpati in un unico tomo.

Infine, nel 2015 vede la luce l’atto finale, “Terminus”, il terzo e ultimo volume.
Si verrà a conoscenza della società che dimora nel mare, dal luogo in cui proveniva il segnale radio. Saranno resi noti segreti ed il perché di determinate scelte di sceneggiatura.
In Italia è stato pubblicato in due albi da edicola.

Snowpiercer è quindi una creazione coraggiosa e vasta che non ha ancora visto la sua fine.
Infatti, oltre alle creazioni per il grande e piccolo schermo, continua a raccontare le proprie vicissitudini attraverso dei prequel che renderanno noto, e più chiaro, come tutto ha avuto inizio. Dal problema del riscaldamento globale, all’ipotetica soluzione e all’inevitabile catastrofe.
Il piano dell’opera comprende tre volumi: Estinzione, Apocalisse ed Annientamento. Quest’ultimo ancora in fase di ultimazione.

La bomba che ha distrutto il tempo

Un treno che corre perenne per lande desolate e ghiacciate. Ma siamo certi che sia eterno?
Lo Snowpiercer, il quale accoglie gli ultimi sopravvissuti di questo mondo. Un mondo vittima del riscaldamento climatico a cui l’umanità ha risposto con un’invenzione che avrebbe dovuto risolvere il problema. Ma che ha funzionato fin troppo bene.

Nel Transglaciale vige una dura divisione in classi sociali, più ci si inoltra nei vagoni di coda più le condizioni di vita diventano insostenibili. Senza cibo, senza la luce solare. Diversi “passeggeri” vanno a preferire la morte nel grande gelo piuttosto che rimanere altro tempo in quell’ambiente angusto. A fare da guardia dei soldati, a protezione delle carrozze di testa.

Perché non ve ne andate in vacanza laggiù per un po’? riuscirete a capire forse che persino la morte bianca è preferibile a quel che vi si trova

Uno specchio della società?

La storia prende il via con un vano tentativo di fuga da parte di un passeggero proveniente dalla classe sociale più bassa. Viene però catturato e fatto prigioniero. Qui fa la conoscenza di una donna, la quale fa parte di un raggruppamento per l’aiuto al terzo convoglio, una sorta di associazione umanitaria, con lo scopo di far trapelare la dura realtà che si vive in coda al treno. O che per lo meno immaginano, dato che da lì non giunge notizia alcuna.
Con terzo convoglio si intendono i numerosi vagoni finali ed è un ovvio riferimento alla terza classe della piramide sociale, la base di tutto, calpestata, disprezzata e abbandonata. Ma se senza di essa tutto crollasse?

Una società, quella immaginata in quest’opera, chiusa, ma dove non esiste la condivisione delle risorse con i più poveri. Questo va a rimarcare la forte divisione che caratterizza l’ambientazione.
I più poveri non sanno, non conoscono il fatto che, ancora oggi, tra gli scompartimenti di testa, è possibile simulare una quotidianità vicina a prima della catastrofe. Non sono a conoscenza che i più agiati consumano caffè e verdure. Quest’ultimi, nel loro benestare si disinteressano, ignorano e disprezzano i più “sfortunati”. Vivono per sentito dire, secondo voci allarmiste ed opportuniste. Vivono fuori dal tempo, come se nulla fosse successo, mangiando cibo raffinato, serviti e noncuranti.

Una realizzazione di certo utopistica e sfruttata innumerevoli volte in successivi opere letterarie, fumettistiche e televisive. Per quest’ultimo basti citare il recente film spagnolo, prodotto da Netflix, The platform – il buco (2019).

Non mancano le rivolte, soppresse nel sangue, cui fine viene veicolato poi a proprio piacere dagli ovvi vincitori.
Cammineremo lungo i vagoni del treno infinito, i quali ognuno ospita una propria funzione produttiva, oltre a quella abitativa. Ma proseguendo in avanti vige ancora una dura divisione.
Conosceremo la struttura, la produzione del cibo, in modo quasi sadico ed inquietante. In un piccolo mondo come questo, riflesso del nostro, oltre a povertà e proteste, non manca il fanatismo religioso, guidato dai” preti meccanici”.

Scorgeremo la partenza, il primo giorno del treno. Come ha avuto tragicamente inizio ed era già stato pensato e preparato. Come si è creata la divisione interna. A volte anche per casualità e sfortuna.

Proseguendo nel viaggio si verrà a sapere che la forza motrice del mezzo si sta indebolendo, con un impercettibile e costante rallentamento. Da qui prende coscienza un piano per liberarsi del peso considerato inutile e pericoloso per il potere al comando.

Un ritmo perfetto

E se lei fosse al posto loro? E se quelli dei vagoni di testa decidessero di liberarsi anche di noi e dei nostri vagoni, per alleggerire ancora di più la locomotiva? Liberarsi degli occupanti dei vagoni di coda non è soltanto mostruoso, è…è stupido e inutile!

Il ritmo della storia si fa sempre più veloce man mano che ci si avvicina alla fine portandosi verso la locomotiva.
La sceneggiatura è solida, ben realizzata e notevole. Un piccolo universo pieno di riferimenti all’attuale società. Un’opera che non sembra essere invecchiata e che nulla ha da invidiare alle uscite degli ultimi anni. In poco più di 100 pagine, in sette capitoli che compongono questo primo volume, si ha un’ottima distribuzione degli eventi e suddivisione narrativa.

Dalla fuga che avvia il racconto a cui consegue una momentanea prigionia, al trasferimento dei prigionieri al quartier generale, che compone un corpo centrale che man mano che avanza si fa sempre più opprimente, procedendo in maniera sempre più incalzante,  quasi contrario al destino dello Snowpiercer, che nega al lettore la possibilità di distogliere l’attenzione. Per poi interrompere bruscamente il ritmo arrivando alla fatidica conclusione.
Un capitolo finale che ti lascia scioccato ed impotente. Un un’ultima vignetta che ti fa pensare.

I disegni sono caratteristici dell’epoca, con uno stile retro, ma che ancora oggi si ritrovano nei fumetti come quelli Bonelli. Il tratto risulta essere spesso e pesante, quasi a rimarcare lo stato di claustrofobia presente all’interno dei vagoni. Le sfumature rendono le tavole apparentemente grezze e sporche, rimandando quindi ancora una volta alla situazione difficile all’interno del treno.

Snowpiercer è una graphic novel consigliato a chi afferma il proprio interesse verso il genere sci-fi con sfondi utopistici. Un fumetto ben congegnato e funzionale.

Speriamo solo, ora, a seguito della sua fortuna televisiva, di ritrovarci una ristampa dell’intera collana che compone questo gioiello del fumetto.

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