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Stillwater Vol. 1: Rabbia – Recensione

Il 9 settembre Saldapress pubblicherà in Italia il primo volume della nuova serie horror targata Skybound, etichetta di Robert Kirkman (The walking dead, Invincible). Candidata agli Eisner Awards come miglior opera regolare, come miglior sceneggiatura e copertinista, Stillwater è stata creata e sviluppata da un pluripremiato duo che non necessita di presentazioni. Chip Zdarsky (Daredevil, Spider-Man La storia della mia vita) e Ramón K. Pérez (Tale of Sand, Nova, Hawkeye, Buttermutsquash) danno vita ad un inquietante storia che interessa un’anonima cittadina americana. Fino a qui non ci si attenderebbe nulla di così imperdibile, il tutto prende vita da uno spunto che non appare per nulla originale ed innovativo. Ma se alle redini del progetto c’è un talento come Zdarsky occorre mettere da parte i pregiudizi iniziali ed afferrare al volo l’occasione di poter leggere qualcosa di potenzialmente sorprendente.

Un luogo misterioso in cui nessuno muore e tutti hanno un segreto. Stillwater si presenta come la tipica, sonnolenta e monotona cittadina americana di provincia. In realtà, è ben altro: da Stillwater nessuno può andarsene, e nessuno lì può morire. È proprio qui che si trasferisce Daniel, un ragazzo che non sa gestire la propria rabbia e che deve ancora trovare il suo posto nel mondo. Ben presto Daniel scoprirà che forse quel posto è proprio Stillwater ma che questo non è affatto un bene. L’orrore e l’inquietudine della provincia americana raccontati attraverso le vite delle persone che la abitano. Un mistero che si svela man mano, trasportando il lettore in una realtà fatta di violenza e in un incubo sempre più profondo.

In Stillwater l’orrore non è quel che appare in superficie

Ciò che Stillwater rappresenta può sembrare scontato, ma in realtà contiene tutto ciò che un comics di questo genere dovrebbe possedere, ovvero la capacità di imprimere tra le pagine la vera natura della società americana, l’istinto primordiale celato dentro ogni essere vivente che, in questa ambientazione, non conosce gli inflessibili confini della morte.

Il protagonista, Daniel, ha appena perso il lavoro e viene invitato in una cittadina che nessuno sembra conoscere, per mettere mano all’eredità di una defunta prozia. Si sente puzza di trappola da lontano un miglio, ne è consapevole lo stesso Daniel ma, in fondo, le cose brutte nelle storie horror accadono solo di notte ed è sufficiente arrangiare il tutto prima del calar del sole. Semplice no? Ovviamente la risposta la conoscete già, altrimenti non saremmo qui a parlarne e voi, probabilmente, non perdereste tempo e denaro nell’acquisto di quest’opera. Arrivati in città sarete testimoni di un susseguirsi di fatti singolari, come la mancanza di una qualsivoglia indicazione stradale e l’indifferenza dei cittadini verso un ragazzino spinto giù dal tetto di un edificio.

Ma l’orrore non è quel che appare in superficie. Questo è radicato in profondità nell’animo umano. Stillwater è un miracolo divino. Così definisce la cittadina il giudice che ne governa il destino. Ma si tratta davvero di un miracolo o è più una maledizione?

Miracolo o maledizione?

“È incredibilmente crudele non permettere ai nostri bambini di crescere come è stato concesso a te. È crudele dover restare confinati qui, tagliati fuori dai nostri amici e dai nostri parenti, negando loro anche solo di saperne il motivo.”

C’è stato un giorno in cui i cittadini di Stillwater hanno iniziato a non morire e a non poter più invecchiare. Appena ci si ferisce immediatamente si guarisce. Non necessitano più di mangiare, ma permane il piacere di assaporare una gustosa bistecca. Per ottenerla, però, prende inevitabilmente vita un gioco di tortura e mutilazione, dato che anche per gli animali vige lo stesso destino. Già solo con questo Zdarsky riesce a dar vita a qualcosa di inquietante, attraverso uno spunto semplice ma estremamente funzionale. I padri di quest’opera non si fermano qui e hanno voluto essere ancor più crudeli, dando quasi l’impressione al lettore di aver a che fare con qualcosa come Il villaggio dei dannati, film horror del 1960. Non si arriva a quel livello, almeno nel primo volume è solamente appena accennato ma vedere dei bambini, anche molto piccoli, non poter crescere fisicamente ma solo mentalmente non lascia indifferenti. Una mente intrappolata dentro un corpo impossibilitato a invecchiare.

Se non può morire come si atteggia poi l’essere umano? Diverrà più spietato, impulsivo e violento, dando vita a nuove forme di punizione. Da questo lato il duo Zdarsky e Pérez mette alla luce lo spirito americano, con anche la difesa dei propri confini e l’autoisolamento. Loro sono i migliori e non hanno bisogno che qualcuno dall’esterno venga a contaminare il proprio Eden. E perché mai qualcuno vorrebbe fuggire? Non avrebbe alcun senso.

La rabbia

Nel primo volume di Stillwater è la rabbia il fattore scatenante dell’intera vicenda, la rabbia di Daniel verso un mondo che riesce ad essere felice e a socializzare. Gli stessi cittadini covano rancore verso le dure leggi imposte dal giudice che ha preso il potere con la forza e la paura. Con la rabbia si apre questa serie che pagina dopo pagina è in grado di regalare molteplici sorprese e colpi di scena, espandendo sempre di più un’ambientazione piccola solo all’apparenza.

Una narrazione con un ritmo sempre più pressante, che indirizza il lettore verso l’inevitabile caos del finale, alternando il presente a brevi squarci del passato che fanno luce e chiarezza su ciò che ha portato la cittadina di Stillwater a essere quel che è oggi. Come sono mutati i vari personaggi all’interno della storia? Come si sono adattati alla nuova situazione e quali sono le conseguenze che sono stati costretti a pagare? L’intera narrazione è accompagnata dai disegni di Ramón K. Pérez, arricchiti dalla colorazione di Mike Spicer (Murder Falcon, Extremity). Un tratto sporco, ma al contempo dettagliato e dinamico, capace di esprimere il movimento dei protagonisti e delle scene stesse.

Stillwater è una storia capace di sorprendere grazie alla maestria alla sceneggiatura di Chip Zdarsky, il quale rende originale ed accattivante un incipit che potrebbe far storcere il naso.

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By Davide Zanella

Giovane appassionato del mondo nerd, ho iniziato ad immergermi in questo mondo un po' come tutti quelli della mia generazione. Catturato dai film Marvel dello scorso decennio sono passato alla controparte cartacea, finendo ad espandermi in altre realtà. Ora provo a far conoscere a più persone possibili la mia passione cercando di parlarne al meglio. Mi potete trovare anche su instagram in @riccidanerd

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