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Sulle tracce di Jack lo Squartatore – Recensione

Sulle tracce di Jack lo Squartatore – Kerri Maniscalco

Ispirato dalla figura del serial killer più misterioso della storia, Sulle tracce di Jack lo Squartatore è il primo capitolo della saga di Kerri Maniscalco, con protagonista Audrey Rose Wadsworth. E’ inoltre il lavoro d’esordio dell’autrice.
Previsto in uscita per il 15 settembre, il romanzo è edito da Mondadori, per la collana Oscar Fantastica. 

Cresciuta secondo l’educazione della perfetta Lady, Audrey Rose Wadsworth è un’energica giovane appartenente all’alta società della Londra vittoriana. Dopo la morte della madre, incurante delle opinioni di famiglia e società, Audrey ha trovato la sua strada nell’interesse per la medicina. Lo scopo è la ricerca della verità sui meccanismi e la natura della morte. Lavorando sui cadaveri nel laboratorio di suo zio, medico forense, Audrey si troverà coinvolta nelle indagini sull’assassino passato alla storia come Jack lo Squartatore. Nella sua ricerca della verità, scoprirà con orrore che la realtà dei fatti è ben più terribile di quanto immaginasse. E che gli indizi verso la soluzione del mistero la toccano molto più di quanto avrebbe creduto.

Centro della storia, e voce narrante, è la figura di Audrey Rose Wadsworth, figlia di Lord Edmund Wadsworth. La sua prima comparsa è sicuramente sorprendente e inaspettata. Intenta a dissezionare un cadavere, non è esattamente la classica lady.

Audrey ha trovato nella scienza la sua strada. E’ assetata di sapere e prova una pace personale nello studio della medicina forense. Tale identità, però, non si rispecchia nell’immagine della donna vittoriana. La protagonista si ritrova dunque osteggiata dalla propria famiglia, in nome di decoro, educazione e sicurezza. Ma nonostante la difficoltà, lei non si arrende. Audrey è una giovane brillante e testarda. Ritiene che la donna abbia diritto ad avere le stesse libertà di un uomo e non manca mai di affermare le proprie convinzioni con forza.

«Ah, sì? E in quale manuale di medicina hai letto che una donna non può affrontare questo genere di cose? L’anima di un uomo è per caso dotata di peculiarità che quella della donna non possiede?» lo punzecchiai. «Non avevo idea che le mie viscere fossero fatte di cotone e gattini, e che le tue invece fossero rivestite d’acciaio.» 

Complici i suoi diciassette anni, l’energia di Lady Wadsworth spesso si tramuta in incoscienza e superficialità. Troppe volte, ad esempio, Audrey giunge a conclusioni precipitose, mal giudicando coloro che la circondano e accusandoli, nei fatti o nel pensiero. E saranno proprio i suoi errori di giudizio la maggiore causa del suo dolore.

Inoltre, nella sua costante critica alla società e alla condizione femminile, per quanto armata di nobili intenzioni, provoca alla lunga un effetto contrario. Le accuse reiterate nei confronti dello stato sociale passano, da denuncia importante e ricca di significato, a una lamentela quasi pedante. Di conseguenza, così come il pastorello di Esopo che gridava “al lupo! Al lupo!”, Audrey Rose ottiene lo stesso risultato, perdendo di credibilità.

“Vi presento Thomas Cresswell”

Altra figura predominante nel romanzo è Thomas Cresswell, coetaneo della protagonista e membro dell’alta società. Allievo del Dottor Wadsworth, è proprio nel laboratorio dello scienziato che avviene il primissimo incontro tra lui e Audrey Rose.

A prima vista freddo e misurato, Thomas si rivela un personaggio di potente presenza scenica sin dal suo esordio nella storia. Viene descritto come un giovane di bell’aspetto, orgoglioso delle proprie fattezze. E dai capitoli successivi, diventa palese, quanto affascinante e carismatica sia questa figura.
Provvisto di grande intelligenza e impressionanti doti deduttive (spesso sembra quasi di sentir parlare lo Sherlock dell’omonima serie della BBC), sa aiutare al meglio la protagonista nella ricerca del colpevole.

Le doti del giovane, però, risultano in un carattere saccente e scontroso, che tendono purtroppo a renderlo alle volte un po’ pesante alla lettura.

Aspetti interessanti emergono grazie ai quattro capitoli della sezione “Vi presento Thomas Cresswell”, posti al termine del romanzo. In questi, è lui a parlare. Nel suo racconto dei primissimi momenti del romanzo, si scopre personaggio di Thomas nella sua interezza, cogliendone la reale profondità.

Il Thomas Cresswell in questa sezione, si conferma un ragazzo pieno di dubbi e fragilità. In conflitto aperto con la società, che lo accusa per la sua “stranezza”, il suo interessarsi allo studio dell’anatomia e dei corpi (eppure nel 1800 si sviluppò un vero e proprio gusto per l’orrido nella nobiltà. Emblematiche le “Mummy unwrapping party” o le visite, con tanto di biglietto a pagamento, negli ospedali psichiatrici, visti come veri e propri “zoo umani”).

Seppur in modo e per ragioni diverse, anche la sua libertà risulta soffocata, proprio come quella di Audrey Rose. Tale questione si manifesta anche nell’attrazione per la ragazza, che per Thomas è motivo di agitazioni e paure, tanto il disagio per se stesso e la propria identità di pensiero.

Piacevolmente sorprendenti sono i personaggi secondari, che mostrano delle definizioni caratteriali interessanti e ben definite. Esempio tra i più lampanti, la cugina della protagonista, Liza. Fedele agli ideali classici dell’età vittoriana, vive tali concezioni secondo i suoi personali principi. Si rivela così una persona libera e carismatica.

Sulle tracce della narrativa

Sulle tracce di Jack lo Squartatore si sviluppa a partire da una delle figure criminali più oscure della storia, immergendo il lettore in un clima di mistero. 

Per quanto lo stile di Kerri Maniscalco sia fluido, il romanzo impiega fatica nel raggiungere scioltezza di svolgimento. I capitoli iniziali risultano lenti e, a tratti, confusi. Oltretutto, forse anche per la narrazione vagamente spezzata, resta la sensazione in certe scene, di aver mancato dei passaggi o delle spiegazioni. Ad ogni modo, tali aspetti diventeranno più sporadici nel corso del racconto, non compromettendo la linearità degli eventi.

La sensazione di suspance, costruita omicidio per omicidio, perde però nel momento del reale colpo di scena. A quel punto l’identità del colpevole è, purtroppo, ormai palese. Il movente, per quanto emotivamente potente, si perde in una gestione della scena forse troppo confusionaria, lasciandosi trasportare dalle emozioni della protagonista. 

E’ questa una delle pecche della narrazione in prima persona. Pur essendo strumento efficace per favorire l’immedesimazione nella storia e nei personaggi, rischia di smorzare alcuni momenti di rilievo, perdendosi. La resa dei sentimenti di Audrey è ben gestita, ma adombra il momento più drammatico del racconto, lasciando un senso di spiacevole insoddisfazione.

Nota di merito si deve alla storia d’amore che si sviluppa lungo il racconto. Nasce e si muove naturalmente, senza forzarsi sulla trama. Capita infatti che, specialmente nelle narrazioni in prima persona femminile, il motivo romantico finisca col surclassare la vera e propria storia. In Sulle tracce di Jack lo Squartatore, questo non avviene e Kerri Maniscalco riesce a gestire bene i vari sviluppi narrativi.

Un appunto storico

Per gli attenti appassionati alla figura e alle vicende di Jack lo Squartatore, sarà inevitabile non cogliere alcune imprecisioni o variazioni storiche. In una nota al termine dell’opera, l’autrice specifica che tali errori sono una licenza poetica, riportando le informazioni corrette. Kerri Maniscalco spiega anche di aver ricercato con attenzione informazioni su pratiche e scoperte della medicina forense dell’epoca. Lo scopo è favorire al meglio lo sviluppo di trama e personaggi, caratterizzando la storia con la maggiore accuratezza possibile. Tale attenzione si nota, ad esempio, nella frequenza di termini tecnici utilizzati.

Restano comunque presenti errori o imprecisioni, specialmente sul campo medico o in quello sociale. Nonostante ciò, l’opera non appare compromessa nella sua integrità, dimostrandosi ugualmente una lettura gradevole e coinvolgente.

In conclusione, Sulle tracce di Jack lo Squartatore, è un romanzo che contiene tutti gli ingredienti per la riuscita di un ottimo racconto del mistero. Un’ambientazione suggestiva, personaggi intraprendenti e brillanti, cadaveri, sangue, inganni e la giusta spintarella da parte del più famoso serial killer della storia.

E’ un peccato quindi che la narrazione non sia riuscita a tenere il passo con tali caratteristiche, risultando smorzata proprio dove avrebbe dovuto brillare. Bisogna però ricordare che questo romanzo ha segnato l’esordio letterario dell’autrice. Ragion per cui confidiamo nei romanzi successivi, che, complice la maggiore esperienza, risolvano quelle mancanze che hanno sfortunatamente reso il capitolo iniziale meno intrigante di quanto sperato.

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