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Tenebre e Ossa – Recensione

Tenebre e Ossa è il romanzo d’esordio di Leigh Bardugo. Primo capitolo di una trilogia, è anche la prima opera in cui sia presente il Grishaverse. Edito da Mondadori, l’uscita è prevista per il 3 novembre.

Orfana. Soldato. Alina Starkov è una cartografa dell’esercito di Ravka, che si appresta a compiere il suo primo viaggio attraverso la temuta Faglia d’ombra, una fascia di oscurità piena di mostri terribili che taglia il paese a metà. Alina sa che potrebbe morire, in pochi superano questo viaggio.
Durante la traversata, quando la vita di Malyen Oretsev, amico d’infanzia che ama da sempre, è in pericolo, lei non esita a proteggerlo. Nel colmo della sua disperazione, Alina risveglierà un potere enorme, in grado di evocare una luce così potente da far tremare la Faglia stessa.

Sconvolta dalla scoperta e spaventata dalle implicazioni, si ritroverà catapultata in un mondo ben diverso dal suo, che ha sempre osservato da lontano: il mondo dei Grisha. Individui dotati di peculiari poteri magici sotto il diretto comando dell’Oscuro, uomo più potente di Ravka dopo il re.

Come Grisha, Alina non vivrà semplicemente l’inserimento forzato in una realtà nuova, ma dovrà farlo senza sentirla sua, perchè anche tra i Grisha è diversa. Lei è l’Evocaluce, in possesso dell’unico potere in grado di distruggere la faglia e riportare in pace la nazione. 

Una volta giunta nella capitale, tra sontuosi palazzi e addestramenti mirati, Alina scoprirà però che la verità non è sempre come la vediamo. E che l’oscurità della Faglia non è l’unica minaccia.

Il Grishaverse

L’aspetto indubbiamente più rilevante della trilogia di Tenebre e Ossa, è il world building. Con questa trilogia, Leigh Bardugo introduce per la prima volta il “Grishaverse”, probabilmente già noto a molti per la duologia di Sei di Corvi.

Il Grishaverse è una realtà in cui, nel mondo immaginario che viene presentato, esistono delle figure note appunto come Grisha. Si tratta di individui dotati dalla nascita di poteri magici, che testati da bambini vengono poi addestrati nello sviluppo ideale delle loro capacità. Tali poteri prendono il nome di “Piccola Scienza”. La magia utilizzata è in realtà una capacità soprannaturale che permette ai Grisha di manipolare corpi, elementi o oggetti materiali. Ma mai di creare qualcosa dal nulla. In virtù di tale differenziazione, i Grisha vengono categorizzati in tre macro divisioni, a loro volta ulteriormente ripartite, che prendono i nomi di “Corporalki”, “Etherealki” e “Materialki”.

Leigh Bardugo è molto attenta e precisa nella costruzione di queste figure. La narrazione è preceduta da una pagina che esplica la suddivisione dei Grisha, così da permettere al lettore di introdursi alla storia senza grandi difficoltà.

Il romanzo infatti si apre “in medias res”. Chi legge è catapultato in una terminologia ben specifica che non risulta immediatamente comprensibile e che anzi, lascia vagamente confusi.
Importante e non scontato, però, è il procedimento esplicativo che Leigh Bardugo applica.
Spesso in un romanzo di ambientazione fantasy ci si trova davanti a mondi nuovi con caratteristiche sconosciute, che in qualche modo necessitano di essere esplicate. Il difetto più comune sta nella presenza di momenti puramente “istruttivi”, alle volte pesanti e fastidiosi, che spesso portano il lettore a perdere il filo della storia.

Nel caso di Tenebre e Ossa, questo fortunatamente non accade. Anzi, l’autrice ha saputo adattare perfettamente alla narrazione le spiegazioni necessarie per comprendere eventi e terminologia, illustrando in corso d’opera questo suo nuovo universo.
In questo modo il lettore si trova davanti a una storia che procede in modo fluido e chiaro, senza essere appesantita da inutili digressioni.

Riguardo l’aspetto geografico, all’inizio dell’opera è presente una mappa ben stilizzata, che permette facilmente al lettore di farsi un’idea della conformazione di Ravka.
Il territorio in cui la storia di Alina si dirama, Ravka Est, è quello di una nazione dilaniata dalla guerra, forzata da secoli a una divisione interna.
Tale condizione è dovuta alla “Faglia d’Ombra”, o “Nonmare”, una fascia di pura oscurità comparsa tempo addietro a causa di un Grisha assetato di potere, l’Eretico Oscuro. A renderla ancora più terribile è la presenza di creature mostruose che si cibano di carne umana, i Volcra.

Attraversare la Faglia è un’impresa estremamente pericolosa, spesso mortale, nonostante la presenza costante dell’esercito e dei Grisha. Risulta però necessaria. Infatti, la maggior parte degli sbocchi commerciali si trova a Ravka Ovest, mentre alcune materie prime sono presenti unicamente a Ravka Est. La comunicazione tra le due parti è dunque fondamentale per la sopravvivenza della nazione. 

Sul piano culturale, Ravka è una nazione di chiara ispirazione Russa, modellata sulla società russa del primo Ottocento. Troviamo infatti un’area geografica particolarmente vasta, in cui la divisione tra il popolo e la nobiltà è estremamente netta. La distribuzione delle ricchezze visibilmente squilibrata è ben mostrata nelle descrizioni del lusso esagerato del palazzo reale e del Piccolo Palazzo. 

«Il Piccolo Palazzo era una versione da fiaba della vita dei servi della gleba, non più simile alla vera Ravka del dorato splendore della corte del re. I Grisha sembravano voler emulare in modo ossessivo i costumi dei servi, fin nella scelta dei vestiti che indossavano sotto la Kefta. Ma era abbastanza assurdo mangiare “sani cibi contadini” in piatti di porcellana, sotto una cupola intarsiata d’oro vero.»

Il Piccolo Palazzo è la sede dei Grisha, in cui questi si addestrano e vivono quando non destinati al lavoro sul campo. Si tratta di un ambiente ricco di controsensi e ipocrisie. Individui potenti vogliono adeguarsi alla vita della gente semplice, senza rinunciare a quello che a tutti gli effetti è uno stile di vita agiato, ben distante dalla realtà della popolazione più povera.

I Grisha sono infatti delle figure socialmente controverse, ma fondamentali alla sopravvivenza della nazione e, soprattutto, al benessere della famiglia reale.

Orfana. Soldato. Santa.

Alina Starkov è una ragazza ordinaria. Non è dotata di grande bellezza, non è particolarmente intelligente, non ha doti peculiari. La si potrebbe quasi definire una figura mediocre. Si comporta con indifferenza verso se stessa, lascia passare la sua vita come se non le appartenesse.

La sua mediocrità le appare come un dato di fatto. Non è semplicemente qualcosa che non può essere cambiato, ma qualcosa che non valga la pena cercare di mutare.
E in virtù di questa convinzione, Alina si preclude qualsiasi possibilità di crescita ed evoluzione, a partire dai suoi sentimenti nei confronti di Mal. 

“Non sono il genere di persona che cambia il mondo”

La scoperta del suo potere, rappresenta per la ragazza un colpo emotivo particolarmente forte. Non riesce ad accettare questa sua nuova realtà, cerca di rifuggirla come può e si ostina a negare gli eventi pur vivendoli in prima persona.
Ciò che la rende unica e speciale, per lei equivale a una condanna. Dall’essere un nessuno, Alina si ritrova al centro dell’attenzione. Per tutti, lei rappresenta un faro di speranza, una salvatrice. C’è chi arriverà a considerarla una santa, eppure la giovane continuerà a rinnegare il proprio potere per lungo tempo.

Sarà attraverso l’addestramento da Grisha che si vedranno il punto più basso e l’inizio dell’evoluzione del personaggio.
Pur possedendo un enorme potere, Alina sembra ricercare intenzionalmente la mediocrità. Si arrende senza provare, scoraggiandosi davanti alle difficoltà e adagiandosi sugli allori davanti alle soluzioni più semplici. Alina stessa sembra sforzarsi per involversi.

“Non c’è niente di male neanche nell’essere una lucertola. A meno che uno sia nato per essere falco”. Queste parole di Baghra, l’insegnante che addestra Alina a controllare il suo potere segneranno l’inizio del processo di crescita della ragazza.
Dentro di lei sorgerà una nuova consapevolezza, che le permetterà di rifiorire sotto ogni punto di vista. Non sarà la sola motivazione a cambiare, ma la volontà e lo stesso aspetto fisico di Alina inizieranno a mutare. 

Ha principio dunque l’evoluzione di questo personaggio così lungamente ritardata, che sarà sicuramente analizzata in maniera maggiore nel corso dei volumi successivi.

La peculiarità di questo personaggio sta proprio nella così calcata mediocrità. L’autrice la costruisce intenzionalmente in questo modo, così da mettere più facilmente in risalto la confusione della ragazza davanti al cambiamento, valorizzandone ulteriormente la “rinascita”.

Malyen e l’Oscuro

Per quanto riguarda i personaggi comprimari, troviamo due figure maschili: Malyen Oretsev e l’Oscuro.

Malyen, o più semplicemente “Mal”, è immediatamente presentato come il più caro amico d’infanzia della protagonista, nonchè grande amore segreto. I due crescono insieme e Mal rappresenta una colonna portante nella vita di Alina. I sentimenti della giovane per lui sono profondi, ma l’incertezza che la caratterizza la convince a tenerli nascosti, per paura di rovinare il loro rapporto.

Viene descritto come un giovane di bell’aspetto e di buon carattere, carismatico, particolarmente abile nel suo ruolo. Mal è infatti un “tracciatore”, ovvero un soldato specializzato nella lettura di tracce e nella capacità di localizzazione di oggetti o persone. Di lui si dice che fosse talmente bravo che “sapeva tirare fuori un coniglio da una roccia”.

Ben diverso è l’Oscuro, figura altrettanto fondamentale nella narrazione. L’Oscuro, il cui vero nome non è reso noto nel corso del romanzo, è considerato l’uomo più potente di Ravka dopo il re. Svolge infatti il ruolo di comandante dei Grisha, posizione tradizionalmente ricoperta dalla misteriosa stirpe degli oscuri.
Tale circostanza è dovuta a due caratteristiche di questa stirpe: una innata longevità e un potere unico e ben più potente rispetto agli altri Grisha.

«L’Oscuro comandava i Grisha da prima che io nascessi, mentre l’uomo seduto sulla pedana non sembrava molto più anziano di me. Aveva un viso affilato e bello, con una massa di folti capelli neri e chiari occhi grigi che scintillavano come quarzo. Io sapevo che i Grisha più potenti vivevano a lungo, e che gli Oscuri erano i Grisha più potenti di tutti.»

L’Oscuro è una figura estremamente affascinante e di grande mistero. Alina sviluppa presto un interesse per il personaggio, favorita in parte dall’unicità dei loro poteri. Sono infatti due figure complementari, simboli di luce e ombra.
Svolge anche un ruolo fondamentale in quella che è la crescita di Alina. È proprio lui infatti a spingerla verso l’accettazione dei suoi poteri, aiutandola a comprenderli più di chiunque altro.

Nell’opera sono inoltre presenti alcuni personaggi secondari. Si tratta di figure tratteggiate ad ora solo parzialmente, ma dotate di tutte le carte per assumere ruoli che saranno probabilmente fondamentali nei successivi capitoli.

Particolarmente interessanti tra questi sono l’Apparat e Genya.

L’Apparat è descritto come un sacerdote, figura inquietante e criptica, preposto al ruolo di consigliere del re (impossibile non associarlo al famoso Rasputin). Viene descritto come un uomo dalla lunga barba scura, con occhi penetranti e accompagnato da un’odore strano, fatto di incenso e muffa, “Come di tomba”. 

Diametralmente opposta è Genya, una Grisha di enorme bellezza (Alina più volte sottolineerà si tratti della donna più bella che abbia mai visto). Pur appartenendo all’ordine dei Corporalki, nello specifico alla categoria dei Plasmaforme, Genya non vive nel Piccolo Palazzo nè indossa i colori del suo ordine. Si tratta infatti di una Grisha speciale, “appartenente” alla regina e preposta a servirla con i suoi poteri.
Importante il suo rapporto con Alina, poichè fa il necessario per aiutarla ad ambientarsi nella nuova realtà che la circonda.

Attraverso gli occhi di Alina

La narrazione avviene in prima persona, dal punto di vista della protagonista. Tutti gli eventi e le informazioni filtrano dalle sue parole, il lettore può immedesimarsi in maniera immediata e familiarizzare con i sentimenti di Alina.

Leigh Bardugo è infatti particolarmente abile nella resa emotiva dei personaggi, che risulta ricca anche in quelle che sono figure secondarie. Le emozioni vengono delineate con chiarezza e semplicità, così da favorirne al massimo l’impatto durante la lettura.

La narrazione ha un andamento ondulatorio, con una partenza rapida e concitata. Gli eventi iniziali si svolgono in modo estremamente veloce, rispecchiando le sensazioni di confusione e turbamento della protagonista. 
Altrettanto veloce risulta la terza parte ideale dell’opera, palcoscenico di eventi fondamentali che saranno alla base dei libri successivi. 
Le due sezioni sono inframmezzate da una parte più lenta e studiata, coincidente con il periodo di addestramento di Alina. Questo è logicamente più lento in quanto momento di riflessione e cambiamento della protagonista.

Particolarmente gradevole risulta la scrittura dell’autrice che, seppur in alcuni sporadici passaggi può risultare spigolosa, procede in modo fluido e leggero.
Questo, associato ad una buona costruzione di fondo della trama permette una piacevolezza costante della lettura.

In conclusione, Tenebre e Ossa è un romanzo prettamente introduttivo. Scopo fondamentale è la stesura delle fondamenta della trilogia, che avviene in modo solido e ben studiato. I personaggi sono presentati in modo accattivante e lasciano ben sperare per la loro futura crescita. Leigh Bardugo si mostra una scrittrice abile e dallo stile piacevole, lasciando al lettore grande curiosità per i futuri eventi.

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