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The Barbarian King 3 – Recensione

The Barbarian King 3, scritto da Massimo Rosi, Alessio Landi, Simone Guglielmini, disegnato da Luca Panciroli, Nicolo Toffanelli, Bjorn Giordano e colorato da Pamela Poggiali e Luca Pinelli ed ovviamente edito da Levithan Labs.

Continua il brutale viaggio del Re Barbaro verso le inospitali terre dell’Est, mentre l’abominio di Yara si prepara a germogliare all’interno delle fredde e cupe terre del nord-ovest, pronto a divenire avatar del signore cosmico Imdugud. Nel frattempo un giovane guerriero venuto dall’estremo ovest reclamerà l’oramai vuoto trono di Aquilonia, dove un tempo sedeva il Re Caduto.

Violento, sanguinario, tremendo, il nostro Re Caduto non si dà pace. E con lui anche il gigantesco e immenso team creativo di The Barbarian King 3.

Non è un caso infatti che una delle cose che più mi sconvolge e apprezzo in questa serie di casa LevLabs, è proprio il suo “crescendo”. Avete capito bene! Se volessimo dissezionare in termini di modulazione i 3 volumi, a partire dal primo, potrete notare un proiettarsi verso svariate asticelle che salgono per arrivare al secondo volume.

Ma in questo terzo volume si raggiungono vette epicamente tremende. Queste sommità rappresentano quello che può essere considerato l’aumentare progressivamente d’intensità e di valore in ogni sua forma, sia di storia e quindi scritto, sia di disegnato e quindi artistico.

Il pathos e l’azione restano sovrani!

Ma andiamo per ordine. In questo volume 3 Massimo Rosi, assieme al resto della ciurma, ci regala momenti davvero da “Poema epico”, quasi a citare il dipinto di Jacopo Zucchi intitolato L’Assemblea degli Dèi. Ma se ci soffermassimo per un attimo scopriremmo che, nell’immaginario collettivo e al di là dei campi linguistici, antropologici o filosofici, l’idea di barbaro, in The Barbarian King 3, è rappresentata benissimo.

In genere, la figura del barbaro, è sempre associata allo straniero e alla diversità con il quale si potevano raramente instaurare sistemi di relazioni commerciali, ma contro il quale era sempre giusto condurre guerre. Un Re Caduto, che mostra il cuore, il sangue e l’animo in ogni sua essenza.

Lo scambio di battute viaggia sempre sul filo del rasoio. Come un elastico teso verso l’orizzonte di un’aurora boreale, è quasi tangibile la tensione nei dialoghi e nelle dinamiche. Ma anche la rabbia, il rammarico, l’ira e il sentimento di vendetta incommensurabile risultano palpabili oltre modo.

Potrebbe essere “inutile” parlare ancora, arrivati qui, della caratterizzazione dei personaggi, invece affrontare l’argomento potrebbe risultare interessante. Infatti, come detto poco sopra, quello che fa questo terzo volume – rispetto ai suoi precedenti (sempre di ottima caratura artistica) -, è “accrescere”.

Un dualismo con cui il nostro personaggio convive, è l’altro plus che si aggiunge alla sua bio caratteriale. Il doppio è rappresentato attraverso la conflittualità interna del Re Barbaro, che vive nel rimorso e nel pentimento. Aspetto su cui Massimo Rosi pone l’accento. Oltre all’analisi delle conseguenze fisiche, per la serie “non ho più nulla da perdere”, seppure sia presente un’obbiettivo chiaro da raggiungere, nel doppio vi è un’attenzione per la dislocazione interna del personaggio. Per fare ciò è bastato l’equivoco causato dalla dualità tra i personaggi che si prestano totalmente al lettore, quasi mettendosi a nudo. Il profilo dei personaggi non è mai costante, si espande e incrementa in altre tantissime sfaccettature.

L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è. (Paul Klee)

Il team creativo, in questa ormai affermata saga, continua a ricercare qualcosa di sempre nuovo, di sempre più difficile, che possa in qualche modo lasciare sbigottiti. L’anatomia dei corpi è splendida e segue , in un certo senso, le “regole” artistiche di uno stile che strizza molto l’occhio alle scene fumettistiche (e realistiche) americane.

Per farvi alcuni esempi concreti, l’anatomia dei torsi evidenzia gli snodi significativi dovuti alla struttura ossea. Ma si nota anche lo studio maniacale dei muscoli obliqui esterni del tronco e di quelli della scapola, rappresentati meravigliosamente. La struttura delle teste, delle spalle e di ogni fibra de corpo è accuratamente realizzata. In particolare, in questo terzo volume troviamo una guerriera che, fisicamente, non ha nulla da invidiare ad un giovane Schwarzenegger. La particolarità, nella sua realizzazione, è quella di riuscire a rendere un corpo così muscoloso, sinuoso, elegante e molto femminile.

Gli sguardi, l’espressioni nei volti, le inquadrature e la dinamicità nei movimenti più energici e non, risultano efficaci e indispensabili al compimento di un’unione tra sceneggiatura e comparto artistico. Le colorazioni sono piacevolissime e splendidamente realizzate. La palette utilizzata arricchisce i disegni e solidifica la costanza dell’espressività delle varie ambientazioni e situazioni. Pagine caricate con colori più tenui, vengono spezzate dal carico di un rosso potente che “divide” e evidenzia. I cieli stellati di notte vengono rafforzati dalle “auree” dei personaggi e dal gioco di luci e rimbalzi. Meraviglioso.

Non possiamo non parlare della qualità della copia fisica che, in questo caso, rimane attaccata alle origini. Ovvero, il brossurato non presenta le alette come nelle ultime opere di casa LevLabs. Ad arricchire l’uscita di questo terzo appuntamento, c’è anche quella dell’art book con la cover di Riccardo Burchielli e con all’interno tutti gli autori coinvolti nella serie.

In conclusione, The Barbarian King 3, edito da Leviathan Labs, è la “fine di un ciclo” che mette il punto per quanto concerne lo spessore della saga. In questo volume troverete, ancora una volta, dei miglioramenti e delle aggiunte che spianano la strada all’opera verso quella vetta che si intitola: punta di diamante.

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