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The Doomsday Machine 1-4 – Recensione

The Doomsday Machine è una collana antologica edita da Leviathans labs che include più episodi autoconclusivi di autori sempre diversi. Le ambientazioni sono per lo più simili, nel senso che sono tutte collocate in un futuro distopico post apocalittico. Il genere definito dalla stessa rivista antologica è l’Atompunk – genere derivato dal Cyberpunk. 

Facciamo un passo indietro:
Il Cyberpunk è un ramo pessimistico della fantascienza, nata all’inizio degli anni ’80. Le ambientazioni sono solitamente quelle di una società metropolitana postindustriale, informatizzata e violenta. Generalmente caratterizzata dal controllo monopolistico delle informazioni e dalla manipolazione tecnologica dell’ambiente e del corpo umano. Vi sono eroi solitari, spesso socialmente emarginati, ma abili nell’uso della tecnologia.

Dalle ambientazioni cyberpunk nascono, poi, molti altri rami, come lo steampunk, il bio punk ed ovviamente l’Atompunk.

Le opere considerate Atompunk vengono ambientate nel periodo pre Terza Rivoluzione Industriale, in particolare nel periodo tra il 1945 e il 1965, ivi compresa l’era atomica, l’esplorazione spaziale, il comunismo, lo spionaggio della prima guerra fredda, ecc. La sua estetica descrive una visione retro-futuristica del mondo con scenari post nucleari.

The Doomsday Machine conta attualmente quattro volumi, gli scenari fantascientifici catastrofici sono di volta in volta diversi. Le raccolte delle storie sono, infatti, sempre eterogenee come anche gli stessi autori. Purtroppo, in piena regola che accomuna tutte le antologie, The Doomsday Machine, ne subisce i pregi e i difetti. Le storie al suo interno si confànno alla stessa costante tematica ma il livello della qualità delle opere è scostante. Alcune storie risaltano e illuminano il lettore più di altre. Una cosa inevitabile. Ma non necessariamente un difetto.

Andiamo a vedere nel dettaglio i quattro numero.

Il primo albo debutta con una storia scritta da Alessio Landi e disegnata da Pierpaolo Putignano. Rad Romance racconta la terrificante fuga di una giovane donna inseguita da creature cannibali deformate. Le loro intenzioni verso la ragazza sono delle peggiori. Un mix tra paesaggi alla Mad Max ed eroi come Dreed disegnati con un tratto grezzo ed essenziale, accompagnano testi di forte impatto emotivo.  

 Massimo Rosi, invece, ai testi della seconda avventura intitolata F.E.D.O.R., introduce l’intelligenza artificiale e robot in un clima di Guerra fredda nucleare. Una trama in pieno stile 2001: Odissea nello spazio, come anche l’arte di Alessandro Cosentino elegante, viva e coinvolgente.

L’albo si chiude con The Fortess scritta e disegnata da Officina Infernale. Racconta, attraverso disegni graffianti impreziositi da affascinanti chiaroscuri, come l’apparente fine della guerra non significa affatto il tramonto della ferocia. Rimane sempre qualcuno, là fuori, di pericoloso e feroce anche se apparentemente innocente. Dopotutto lo erano anche le gemelle di Shining. Araldi di una morte annunciata.

Il secondo albo si apre con HERO, storia molto violenta e action con, nuovamente, ai testi Massimo Rosi accompagnata dai tratti aggressivi e marcati di Giulio Ferrara. Un racconto feroce e oscuro, che non lascia speranze.

Wassup, Doc?,  invece, ha un tono molto ironico e inquietante allo stesso tempo. Un po’ come ritrovarsi in compagnia di un folle delirante omicida, ma simpatico. I testi di Roy vi accompagnano alla ricerca di un parco divertimenti in un mondo distrutto come se foste in una puntata di Bugs Bunny. L’ammirevole arte aspra e marcata di Vyles trasporta con inquietante curiosità.

Terzo ed ultimo breve racconto, scritto da Giovanni Barbieri porterà il lettore in una war action story in piena regola. Lo scenario apocalittico e desolato accompagna i protagonisti verso una fine decisamente fantascientifica. Ai disegni Francesco Biagini con uno stile delicato arricchito da bellissimi giochi d’ombra quasi acquerellati.

Il n. 3, inizia con White Buffalo elaborato da Mauro di Stefano e disegnato da Luigi Consolante.  In questo breve viaggio ritorna un po’ l’immaginario delle pellicole di Mad Max, con anche un po’ di stile western alla Leone. Il ritmo è sempre più vibrante e viene accompagnato graficamente in modo impeccabile. Primissimi piani alternati a vedute più ampie aiutano a calarsi nella storia

Joyland, secondo racconto di Paul Izzo con Mirko Fascella all’arte, vi accompagneranno in una storia decisamente sarcastica ma nostalgica e dai tratti horror.  Il lettore ne viene affascinato anche grazie alla grande bravura di Mirko Fascella che accentua con i suo tratti fini ma marcati i punti salienti della narrazione.

Conclude nuovamente Massimo Rosi, stavolta accompagnato dai disegni di Ignazio Piacenti con una storia cupa di speranza e fede. In pieno stile americano dove si pensa che la fede sia l’unica speranza. I disegni pieni e quasi reali, portano il lettore attraverso questo breve ma intenso viaggio verso….. qualcosa che dovrete scoprire.

Una collana antologica

L’ultimo, per ora, volume inizia con Louisiana Patriots di Federico Cecchi e disegnata da Renzo Lotti. Come dice il titolo è una storia dai toni patriottici in uno scenario ambientato da mostri e uomini sopravvissuti, il tutto condito da un forte orgoglio anti-comunismo. I disegni arricchiti da chiaroscuri sono pieni di dettagli inquietanti.

 Il secondo episodio vede ai testi Hannu Kesola mentre Todd Benstead all’arte. Vagare all’infinito, è la storia di un non-morto con rimorsi di coscienza.  Le tavole sono molto scure e piene, dai tratti realistici e profondi, fanno letteralmente entrare nella mente dei protagonisti.

Il terzo racconto, Perfino un uomo puro…  scritta e disegnata da Hannu Kesola. Ritroviamo uno scenario spaziale in cui dei detenuti stanno per essere portati alla colonia prigione C-17, su saturno. Tra i detenuti, però, si nasconde un pericoloso killer, ma decisamente non è quello che vi aspettereste! Una brevissima storia, intensa e violenta, con un arte impeccabile e reale, molto scura ma ottimamente accurata.

Conclude l’albo 20 Gennaio scritto e disegnato da Alessandro Bacchetta. La storia, delirante e in piena Guerra Fredda, è cruda violenta. I tratti sci-fi arricchiscono questo racconto in cui i complotti la fanno da padrona. L’arte minimal risulta chiara ma ben delineata.

L’edizione fisica di The Doomsday Machine è di buona qualità. Gli spillati sono molto ben curati sia a livello grafico che logistico. La carta, infatti, risulta spessa, liscia e piacevole al tatto. La stampa è di alto livello, sebbene in bianco/nero, i dettagli e le sfumature non si perdono nell’insieme.

Sicuramente Leviathan Labs si sta distinguendo nell’ambito fumettistico italiano. Come lo dimostra The Doomsday Machine, coraggioso esperimento da continuare a seguire, soprattutto per gli amanti della fantascienza e di tutti i suoi derivati. L’Atompunk è particolare, ben delineato negli aspetti tecnici, probabilmente non per tutti i palati, ma ciononostante gli artisti hanno spaziato, e continueranno a farlo, con originalità e inquietante fantasia.

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