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The Last of Us Parte 2 – Recensione

Quando si pensa a The Last of Us, si pensa ad un titolo che ha fatto la storia del videogioco. Storia da lasciare senza fiato, atmosfere horror e thriller stupefacenti, ma anche momenti di dolcezza e romanticità. In un mondo che vede ormai pochi superstiti lottare per la supremazia e il potere, Ellie e Joel ci regalarono un’avventura indimenticabile. Con questo secondo capitolo, Naughty Dog aveva il duro compito di produrre un’opera almeno allo stesso livello del primo. Ci saranno riusciti?

Soprattutto nelle ultime settimane, il viaggio di The Last of Us Parte 2 verso le nostre console, è stato a dir poco travagliato. Tra cancellazioni, rinvii, spoiler (a volte veri, altre inventati) e chi più ne più ne metta, Naughty Dog è riuscita a portare a termine il suo lavoro più ambizioso di sempre, in tempo per segnare in grande stile la fine di questa generazione che tanto ci ha dato negli ultimi 7 anni.

Una favola interrotta

In questo capitolo Ellie è l’unica protagonista, ormai sistemata in una piccola cittadina del Wyoming, Jackson. Arrivata lì insieme a Joel, quasi 5 anni prima, ora vive anche con la migliore amica Dina (da quanto tutti abbiamo potuto vedere, anche qualcosa in più). È un’atmostera utopica e quasi irrealistica, idilliaca oseremmo dire. Ma il tutto dura ancora per poco, quasi subito infatti Ellie si mette in viaggio verso Seattle con una sola cosa in mente: vendetta.

tlou 2 città jackson

Per Ellie però, la decisione di Joel sembra non essere quella che voleva, lei vuole decisamente di più. È spesso distante e pensierosa, chiaramente in conflitto con qualcosa. Ciò si nota in modo chiaro quando parte all’avventura in cerca di vendetta, lì viene fuori il suo dolore nel modo più crudo possibile. La sua è una storia di vendetta devastante e tetra, in cui la violenza subisce un escalation prevedibile ma che nessuno si sarebbe mai aspettato all’inizio dell’avventura 5 anni prima. Nel complesso, però, la storia porta con sé un grande carico emotivo e una volta conclusa ci si sente un po’ persi.

L’inizio di questo secondo The Last of Us sembra un miglioramento del primo capitolo. Anche Seattle brulica di infetti di ogni tipo, il Cordyceps vive e lotta insieme a loro, d’altronde una cura non si è potuta trovare (come visto nel finale del titolo del 2013). La città è in guerra: da una parte la WLF (Washington Liberation Front), una fazione militare, dall’altra le Iene, un gruppo religioso. Questi due gruppi combattono in continuazione sui conflitti ideologici o sulle risorse limitate. Il viaggio di Ellie passa proprio attraverso questo scontro.

La sensazione che lascia questo titolo è quella di immedesimarsi talmente tanto in Ellie da stare male per quello che le faremo fare, che sappiamo è sbagliato ma è in qualche modo inevitabile. Possiamo, in un certo senso, solo essere spettatori della brutalità di Ellie (ampiamente spiegata e giustificata, s’intende); il tutto, nonostante le uccisioni più brutali e segnanti avvengano solo durante le cutscene, fuori dal nostro “controllo”.

Un combat system rivoluzionario

Il combat system, brutalità a parte, mette tensione e diverte. Ellie si muove agilmente attraverso la mappa, quasi come fosse una danza silenziosa (se si sceglie un approccio stealth). I suoi movimenti sono talmente senza esitazione che sembrano scriptati. I nemici potrebbero accorgerci della nostra presenza e potremmo di conseguenza passare attraverso piccole aperture, finestre o scappare di corsa per rimetterci in copertura e riguadagnare il controllo della situazione. Così come ci vuole un attimo ad essere circondati da nemici e affrontare una morte atroce.

Sarà possibile anche usare armi silenziate o frecce per evitare di essere scoperti, così come si potrà assumere una posizione elevata di vantaggio per cogliere alla sprovvista i nemici. Ma bisogna stare attenti, anche loro infatti potrebbero nascondersi in zone sopraelevate e scoprire il girovagare della nostra Ellie.

L’esplorazione di nuove aree si traduce spesso in rompicapo per cercare la via migliore per arrivare alla fine, sfruttando al massimo le nostre risorse. Lo stealth è parte integrante del gameplay, come la tattica che si decide di usare per uccidere o superare tutti i nemici di una determinata area. La cosa più importante probabilmente è identificare subito l’uscita, per poter agire al meglio.

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Ci saranno occasioni in cui si dovranno affrontare sia nemici umani che infetti e in questi casi la tensione è talmente alta che si trasforma in gameplay puro, che diverte il giocatore a livelli altissimi. Si possono infatti attirare gli infetti verso gli umani e aspettare pazientemente che si uccidano a vicenda, approfittando del caso generato per far fuori quanti più avversari possibile in quell’occasione.

Un’immersività totale

Alcune uccisioni speciali lasciano senza parole per realismo ed emotività del momento, può capitare infatti che ad un nemico si stacchi un braccio dopo essere stato colpito con un colpo di fucile. L’interazione dell’IA inoltre dà ulteriore realismo al gioco, infatti tra loro si chiamano per nome o si disperano quando vedono un loro amico morto a terra. I nemici hanno a disposizione anche dei cani con cui possono rintracciarci, e farli fuori il prima possibile è l’obiettivo “primario”.

the last of us parte 2 cane

Il tutto serve a far sentire ancora di più il peso delle uccisioni che commettiamo noi in prima persona, nei panni di Ellie. Ma come detto in precedenza, le uccisioni più brutali e più importanti avvengono nelle cutscene, magari in piccoli QTE (eventi in cui premere specifici pulsanti in poco tempo). Queste morti segneranno, e non poco, ma sono per forza di cose inevitabili, e non per questo meno dure da vivere.

Un’esplorazione gratificante

La componente “lootistica” diverte e intrattiene. Infatti cercare tra i cadaveri la freccia o i pochi proiettili che potrebbero salvarti la vita, è una componente fondamentale del gioco. Si consiglia di farlo dopo aver liberato un’area da tutti i nemici per poter esplorare con calma ogni zona.

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L’esplorazione ci dice molto di ciò che è successo in una determinata zona nel corso degli anni e spinge ad inventarsi strade che sembrano impossibili da percorrere per raccogliere i vari collezionabili. Niente di estremamente difficile, sia chiaro, ma è un aspetto ludico in più che amplia l’esperienza.

Le numerose aree di gioco, durante le circa 25/30 ore in cui abbiamo concluso il titolo, sono sempre diversissime tra loro. Ogni zona è ultra dettagliata e ben studiata, la narrazione silenziosa avviene anche attraverso una strada sbarrata, un edificio distrutto o i corpi disseminati per le vie della città.

Suoni, grafica e un’accessibiità senza precedenti

L’aspetto sonoro è incredibile, le atmosfere in cui ci siamo ritrovati, sempre con i giusto suoni ambientali (a volte assordanti silenzi) e musiche capaci di regalare emozioni e reali distanze da oggetti e animali o nemici. Di altissimo livello anche il doppiaggio e l’adattamento italiano, che come spesso accade con le esclusive sa stupire e rendere al massimo.

Le animazioni sono da togliere il fiato, il motion capture risultante è sbalorditivo, e il lavoro fatto da Naughty Dog e dagli attori senza precedenti. La risoluzione massima (su PS4 Pro) è di 1440p, per cui poco adatta agli schermi 4K, mentre la fluidità del titolo è data dai 30 FPS fissi, sempre e comunque, mai nemmeno un minimo calo di frame. Questa graniticità (che ahimè non arriva a 60 FPS) rende l’esperienza ancor più da ricordare.

Il titolo presenta una grande varietà di opzioni di accessibilità, che permette di a tutti di giocare senza problemi: tra queste un sistema di assistenza vocale per ipovedenti, la possibilità di personalizzare completamente i comandi, opzione di modifica dei sottotitoli e infine la modalità contrasto e colori, anch’essa profondamente personalizzabile. Queste opzioni sono anche utili per cercare gli oggetti, ad esempio il contrasto aiuta a vedere meglio oggetti e nemici nelle vicinanze.

The Last of Us Parte 2 è un gioco dai toni molto aspri e a volte difficili da digerire. Ma ciò va a grande favore del realismo che Naughty Dog, negli ultimi anni, ha voluto introdurre nelle sue opere. Ellie è fuori controllo, anche per sé stessa e ciò si ripercuote inevitabilmente sul giocatore. Il suo egoismo e la sua vita complicata finiscono per ferire e uccidere molte persone, tutto questo però è ciò che rende The Last of Us Parte 2 il miglior gioco della sua generazione.

VOTO

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