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The Turning: La casa del male – Recensione

the turning

Ci sono perle luminose che, nonostante la valva non particolarmente bella, sono rare. Poi ci sono le ostriche con tanta sabia dentro. E dunque non ci si spiega proprio come sia stato possibile rendere un disastro il capolavoro letterario di Henry James “Il giro di vite”, eppure la regista Floria Sigismondi ci è riuscita con il suo The Turning.

Dopo già due trasposizioni della stessa opera, ovvero “Suspense” del 1962 e la seconda stagione della serie NetflixThe Haunting” dal titolo “Bly Manor“, The Turning ci ripropone, in una ennesima minestra riscaldata e modificata, la storia di Kate, che in questa versione fugge dalla sua realtà famigliare (ovvero una madre schizofrenica e un padre morto quando lei era piccola) per fare da Babysitter a due bambini orfani e benestanti, Miles e Flora, nella tenuta di Bly, dopo la strana scomparsa della precedente babysitter. Strane circostanze e ambiguità metteranno a dura prova Kate e la sua stabilità mentale.

Prime impressioni

Già dalle prime battute, da quando Kate arriva a Bly, si intende benissimo che la regista non ha saputo ricreare quella complicità e l’affetto quasi viscerale tra Kate e la bambina Flora, presente invece nel libro e che sta alla base di tutta l’empatia provata verso i personaggi da parte del lettore (in questo caso, spettatore). L’ambiguità presente nel libro qui si trasforma in una serie di eventi concatenati volti solamente a beceri jumpscare e a scene del tutto prive di consecutio narrativo. 

A questo si aggiunge purtroppo una scrittura del tutto diversa del personaggio di Miles, che nel libro viene presentato come un bambino dolce e amorevole, educato e cordiale, anche se con momenti del tutto imprevedibili di ira, che lasciano sconcertata Kate, che continua comunque a volergli bene. In questo film invece Miles è un adolescente complicato, borioso e dispettoso, che subito si fa prendere in totale antipatia da Kate, che finirà per essere sempre e solo spaventata da quest’ultimo. Tutto ciò non riesce a creare la stessa atmosfera di macabro scompiglio emotivo che invece il romanzo sa trasmettere.

Il giro di vite di Henry James risulta un romanzo che tratta di una casa infestata da alcuni spiriti che, morti nei pressi della abitazione, sono rimasti legati in un qualche modo a Bly, in un circolo continuo di dolore, sofferenza e ricordi. Tutto questo viene a mancare in The Turning, che mette la presenza dei fantasmi in secondo piano, concentrandosi di più sull’atteggiamento strano e, a tratti, del tutto fastidioso dei due bambini. I fantasmi in questa pellicola appaiono in sporadiche visioni e in continui incubi di Kate, rendendo dubbia persino la loro reale presenza, e servono solo come ciliegina sulla torta per i finali. Sì, perché questo film ha ben due finali, entrambi insipidi. 

Due finali… Perché?! (Contiene spoiler)

La scelta che è stata presa per un film che sembra andare da nessuna parte, è quella di fare due finali così che lo spettatore possa scegliere il suo finale preferito. In un primo momento la situazione degenera, dopo che Kate sembra vedere il corpo della precedente babysitter affogato nel lago e che lo spirito di Quint, che stuprava regolarmente quest’ultima, pare stia infastidendo Flora e Miles. Kate decide quindi, in un guizzo di coraggio e spavento, di prendere i bambini e portarli via. Improvvisamente però, varcato il cancello con l’auto, in una transizione abbastanza bruttina, il film torna indietro di almeno mezz’ora, rendendo inutile tutto quello che è stato visto successivamente. 

Kate andrà da Miles e Flora e mostrerà segni di pura follia, come se i fantasmi li vedesse solo lei e non anche i bambini, come dimostrato invece in tutto il film. Flora sarà spaventata a morte da Kate, mentre Miles la accuserà di essere “rotta in mille pezzi”. Una scena comunque abbastanza insipida e girata male, come se non si avesse più voglia di tirare avanti la storia. Kate allora in una visione finale vede sua madre, chiusa nell’ospedale psichiatrico, e urla terrorizzata. Questo secondo finale fa quindi intendere che Kate è semplicemente malata e che tutto quello che ha visto a Bly era solo frutto della sua mente che stava collassando. Questi due finali, incollati in maniera barbara uno dopo l’altro, non lasciano nulla allo spettatore, che rimane veramente deluso e contrariato.

In conclusione, la pellicola sembra proprio non presentare alcun punto di forza, così come non presenta momenti memorabili e tantomeno che meritano di essere ricordati. Noi di solito non siamo contro a remake o rivisitazioni, anzi pensiamo che in alcuni casi i mezzi moderni possano dare a vecchie storie il modo di esprimersi ulteriormente, come successo ad esempio in The Haunting Of Bly Manor dove con coraggio e determinazione Mike Flanagan ha messo su una storia rivisitata e del tutto vincente e ben costruita di una storia già raccontata negli anni ’60 con quel capolavoro in bianco e nero che è Suspense, che invece si rifà in tutto e per tutto al romanzo. The Turning invece cambia l’opera dove non dovrebbe cambiarla, snaturando tematiche, atmosfere, personaggi e, come se non fosse già abbastanza, confezionando due terribili finali rendendo la pellicola inconcludente.

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By Saverio e Tina Maro e Pinto

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