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The Walking Dead: lo straniero – Recensione

THE WALKING DEAD – LO STRANIERO

Se un’opera storica e iconica deve essere “toccata” da qualcuno diverso dall’autore originale, è sempre meglio che questo qualcuno sia egli stesso, un grande autore. Per fare un paragone musicale i Guns N’ Roses reinterpretarono con successo “Knockin on Heaven’s Door” del grande Bob Dylan, ecco che “The Walking Dead” viene qui reinterpretato da Brian K. Vaughan, creatore di Saga e Y:The Last Man. Assieme a lui, ai disegni, quel Marcos Martin che già aveva lavorato con Vaughan su “Private Eye”, bellissima graphic novel di alcuni anni fa.  La storia, inizialmente presentata sul sito “PanelSyndicate.com” nell’ormai lontano 2016, verrà pubblicata in Italia in un cartonato di 72 pagine da Saldapress.

ORRORE A BARCELLONA

La storia che troverete in questo volume autoconclusivo si può definire canonica e può essere inserita temporalmente in parallelo alla prima storia di TWD scritta da Robert Kirkman. I fatti si svolgono proprio mentre  Rick Grimes si risveglia in un ospedale infestato dai vaganti nelle vicinanze di Atlanta, partendo per quello che sarà un lungo viaggio di sopravvivenza ed orrori.

Teatro dei fatti che vengono illustrati in queste pagine è la città catalana di Barcellona. Nelle prime pagine si possono notare la Cattedrale di Barcellona e in lontananza la Sagrada Familia, entrambi avvolti da fumo e fiamme. Brian K. Vaughan ci porta nelle strade della città, dove un giovane si trova ad assistere all’orrore dilagante da un’impalcatura di un palazzo. Dopo aver salvato la vita di un ragazzino raggiunto da un gruppo di non morti, il nostro protagonista si ritroverà egli stesso nei guai. In suo aiuto arriverà una figura misteriosa, avvolta in un’armatura medievale spagnola, munita di alabarda a bordo di una fantastica Vespa.

JEFF LO STRANIERO

Jeff, questo il nome del coraggioso ragazzo, si scoprirà essere un americano arrivato da poco in Europa e, cosa più importante, rivelerà il suo legame di parentela con uno dei protagonisti della storia di zombie più famosa di sempre. Proprio questa parentela darà il senso ad una storia che pur non essendo banale, potrebbe essere paragonata a tante altre già viste all’interno dell’universo di TWD. Vaughan, grazie a Jeff, collega emozionalmente questa storia alla lunga avventura di Rick e dei suoi compagni, portando il significato del racconto oltre i limiti delle pagine di questo albo.

LO STILE DI MARTIN NEL SEGNO DI ADLARD

La lunga serie originale disegnata da Charlie Adlard (senza dimenticare i primi sei episodi scritti da Tony Moore) non poteva non influire sullo stile con il quale Martin ha approcciato il proprio lavoro sulle tavole de “Lo Straniero”. Pur tuttavia il disegnatore spagnolo, non a caso nato e cresciuto a Barcellona, ha omaggiato il fumetto originale da una parte, ma ha anche fatto sfoggio del suo stile peculiare e riconoscibilissimo dall’altra.

La città è naturalmente illustrata con dovizie di particolari e le sequenze, quasi cinematografiche, sono ancor più d’effetto per la decisione di utilizzare una griglia divisa su due tavole, rendendo visivamente il racconto una sequenza in simile 16/9. Oltre a questo, l’uso del bianco e nero e dei toni di grigio di Cliff Rathburn (inchiostratore anch’egli della serie originale) rendono l’opera pregna della classica atmosfera di TWD.

UN RACCONTO BREVE, MA NON EFFIMERO

Nelle 32 pagine di storia Brian K.Vaughan riesce a racchiudere un mondo di significati, di omaggi e di richiami al passato. Pur riducendosi ad sequenza di poche pagine, questo “The Walking Dead: Lo Straniero” farà sorridere gli appassionati della saga, portandoli a vedere qualcosa che non conoscevano sulla vita di uno dei principali personaggi a cui tutti noi fan siamo legati. L’inserimento di molti elementi familiari rende il tutto nostalgico, ma allo stesso tempo il modo in cui tutto è narrato e la collocazione spaziale degli eventi, sono totalmente nuovi.

CONCLUSIONI

The Walking Dead: lo straniero è un omaggio di Vaughan all’opera di Kirkman. Un retroscena piacevole ed emozionante. L’ennesima conferma della bravura di un duo di artisti che ha messo le mani su un’opera epocale con rispetto e con intelligenza. L’unica pecca potrebbe essere considerata la lunghezza della storia, brevissima nella sua interezza. Sarebbe bello poter vedere nuovamente Vaughan e Martin alle prese con il mondo di TWD, magari per raccontarci altri retroscena dell’universo zombie del secolo.

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