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The Witcher: Il Gioco di Ruolo – Recensione

The Witcher: Il Gioco di Ruolo, edito da R. Talsorian Games e pubblicato in Italia da Need Games, è un GDR cartaceo ambientato ovviamente nel mondo fantasy dei videogame e dei romanzi di una delle saghe più amati degli ultimi 10 anni, ovvero The Witcher.

The Witcher è un vero fenomeno culturale che si è fatto strada tra le svariate realtà, più recentemente con la serie TV targata Netflix. Ad aggiungersi, ad un mosaico molto ampio è il gioco di ruolo cartaceo.

Nel mezzo della Terza Guerra Nilfgaardiana, Geralt di Rivia – il Lupo Bianco – vaga per il Continente alla ricerca del suo amore perduto. Ma la sua è solo una delle mille storie che s’intrecciano nel vasto mondo di The Witcher e tocca a voi scrivere la vostra!

Il Gioco di Ruolo di THE WITCHER permette di vivere in questo mondo oscuro. Avventuratevi per il Continente, incontrate leggende viventi e influenzate la politica dei regni! Combattete nella brutale e orrenda Terza Guerra Nilfgaardiana, oppure create le vostre avventure, ma cercate di non venir uccisi o smembrati!

L’ambientazione in The Witcher: Il Gioco di Ruolo viene collocata tra la fine del videogioco The Witcher 2: Assassins Of Kings e l’inizio di The Witcher 3: Wild Hunt.

Le vicende avvengono in una regione, chiamata Il Continente, luogo che fa parte di un mondo del quale non viene mai menzionato il nome. La particolarità di questo mondo è quella di far parte di una sorta di multiverso, in cui avviene la Congiunzione delle Sfere nonché una catastrofe magica in cui vengono sovrapposte molte realtà. Ovviamente quello che risulta da tutto ciò si traduce in: mostri, creature di ogni tipo e tanta magia. Sarete liberi di scorrazzare in questo universo a strati.

Per quanto ne sappiamo, gli antefatti vedono Il Continente un territorio pacifico abitato dalle Razze Antiche, ovvero: Nani, Elfi, Gnomi, Bobolak e Halfling. Ma l’arrivo dell’essere umano (e non solo) ne turba il concento sottomettendo e scacciando via le altre razze, ghettizzandoli in posti a dir poco arcaici.

Da questo cataclisma nascono i witcher o strighi. Esseri umani sottoposti fin da bambini ad addestramenti al limite della morte e alla somministrazione di pozioni che mutano la fisiologia per diventare ancora più potenti di quanto già di base siano. Insomma dei perfetti cacciatori di mostri.

Dunque è facile intuire che, in The Witcher: Il Gioco di Ruolo, ci sia un’ambientazione fantasy piuttosto tetra e quasi dispotica che scinde dai canoni del fantasy per come lo conosciamo. Basti pensare ad uno dei temi trattati, ovvero il razzismo nei confronti delle Razze Antiche. Infatti, molti non-umani – tipo gli elfi – hanno formato delle bande per azioni terroristiche contro gli umani.

In The Witcher: Il Gioco di Ruolo viene utilizzata una nuova versione di un motore di gioco chiamato Interlock System. Sviluppato per un’altro GDR Mekton II  del 1987 e poi calibrato per Cyberpunk 2020  del 1990. Insomma una meccanica old school  di un certo spessore. Il sistema si basa sull’uso del d10 ovvero un dado a dieci facce, come strumento principale e un d6, dado a sei facce, per i danni durante i combattimenti. Ma come inizia la costruzione del nostro personaggio?

Detto fatto! Effettivamente le “regole” non sono così diverse da altri giochi di ruolo. Infatti, in The Witcher: Il Gioco di Ruolo, una volta scelto la razza tra Umano, Elfo, Nano e Witcher, vi toccherà tirare su il background. Fatto questo, dovrete scegliere la professione tra quelle messe a disposizione: Armigero, Artigiano, Bardo, Criminale, Mago, Medico, Mercante, Prete e Witcher. Da sottolineare che, per la professione di Witcher, è presente una sezione dedicata sia nel manuale che nella tabella della scheda del personaggio. A dir poco essenziale, per i coraggiosi che vogliono intraprendere il lavoro da cacciatore.

Video Tributo – The Witcher: Gioco di ruolo – Manuale base

Generare i punti statistici; intelligenza, riflessi, destrezza, fisico, empatia, manualità, velocità, fortuna e volontà in maniera casuale non è per nulla complicato, anzi. Vi basta lanciare 1 d10 per 9 volte ritirando su i numeri 1 e 2 distribuendoli tra gli attributi.

Ovviamente potrete anche utilizzare il metodo a punti, nonché assegnare i risultati sottraendo da un tot di punti in base al livello del potere in gioco stabilito ovviamente dal Master. Noi abbiamo optato per il metodo casuale con grande stupore e successo affidando le capacità del nostro alter ego al destino. Una volta stilato i punti per le 9 statistiche sopraelencate, queste concepiscono altre statistiche, altrettanto importanti come resistenza, punti salute e recupero.

Ma se siete arrivati a questo punto, arriva il vero divertimento. E’ il momento di assegnare i punti alle abilità del personaggio! La situazione qui non cambia. La bellezza di The Witcher: Il Gioco di Ruolo risiede proprio nella sua facilità anche per chi non è addentrato nell’universo GDR. Infatti, vi basterà dividere 44 punti tra 11 abilità date dalla professione che avrete scelto. Invece, un valore uguale alla somma del punteggio ottenuto da riflessi e intelligenza, può essere aggiunto tra tutte le abilità. Questo perché, ogni abilità, è controllata da una delle 9 statistiche principali.

Per quanto concerne la meccanica di gioco, poco sopra, abbiamo detto che il tutto viene gestito da un d10. Insomma, se volete sapere se un’azione va in porto o meno vi basterà lanciarne uno, sommando il risultato al punteggio dell’abilità affine all’azione che state facendo. Ovviamente, come in qualsiasi altro GDR che si rispetti, questo risultato andrà a scontrarsi con la classe difficoltà scelta dal Master oppure da un tiro contrapposto che viene basato sull’abilità. Al solito, i punteggi alti come quelli naturali, critici e fallimenti andranno ad influire sull’azione in questione.

Queste regole, fulcro della meccanica di gioco, valgono – in parte – anche per il combat-system. Poche ma buone, vengono aggiunte a queste, altre piccole regole che amplificano il senso di realismo e possibilità nel gioco. Consistono in:

  • 2 classificazioni di attacchi: rapidi o potenti
  • 2 classificazioni di difesa: parare, bloccare, schivare e riposizionamento

La magia è un altro punto forte di tutto l’universo The Witcher. Lanciare un incantesimo in The Witcher: Il Gioco di Ruolo non sarà affatto difficile. Infatti l’utilizzo della magia sottosta alle stesse regole poste poco sopra. esistono 2 tipi di magia:

  • Elementare: incantesimi, rituali (ne fanno parte anche le magie minori)
  • Fattura: malocchi, maledizioni (molti ricorderanno le sub-quest in The Witcher 3)

Creare il proprio equipaggio, da se, è stato da sempre cosa ardua ma qui la storia cambia. Non a caso c’è una professione e dell’ampio spazio sul manuale dedicato all’artigianato e all’alchimia. Ma non voglio svelarvi tutto lasciandovi il piacere di scoprirlo da voi. Insomma, tanta roba!

Pensate sia finita qui? Vi sbagliate! Il manuale è altrettanto ricco di tanti altri contenuti che servono e aiutano sia il master, con suggerimenti e dritte, che i giocatori per essere introdotti storicamente e politicamente nell’universo di The Witcher.

In conclusione, The Witcher: Il Gioco di Ruolo edito in italia da Need Games risulta essere un prodotto di un certo spessore. Sia per quanto concerne l’edizione in se per se che la traduzione, la grafica e l’impaginazione che risultano impeccabili. Doveroso fare presente che: l’edizione Italiana ha il privilegio, sempre grazie ai ragazzi di Need Games, di avere qualche illustrazione in più rispetto all’originale. Insomma, anche in versione Gioco di Ruolo, The Witcher non perde mai un colpo.

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