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Tokyo Revengers – Recensione

TOKYO REVENGERS

Come si possono unire viaggi nel tempo, gang criminali e amori scolastici? Tokyo Revengers ci mostra come farlo alla grande, portandoci uno shonen unico nel suo genere. J-Pop manga porta in Italia una delle serie più attese, Tokyo Revengers di Ken Wakui, un’opera fresca e accattivante, con più di 8 milioni di copie in circolazione.

Takemichi è un ventiseienne che nella vita non ha combinato nulla; vive da solo in un appartamento sciatto e sporco, con un lavoro a cui non aspirava e che non lo stimola.

Una mattina guardando il notiziario scopre che la Tokyo Manji Gang, un gruppo criminale del territorio, ha causato la morte di due persone: Hinata Tachibana, il suo primo e unico amore delle medie, e del fratellino. La notizia non pare averlo scosso inizialmente perché erano passati ben 12 anni. E Takemichi va a lavorare come se nulla fosse.

Ma alla fine di una giornata come tante, mentre pensa a cosa abbia sbagliato nella vita, accade qualcosa di inaspettato. Takemichi cade misteriosamente – all’inizio – sui binari di un treno in corsa.

Quando ho capito che stavo per morire non mi sono venuti in mente né i miei genitori né gli amici. Ho pensato a Hinata Tachibana”

Si dice che quando sia giunta la nostra ora ci passi davanti ai nostri occhi tutta la vita. Ma Takemichi in quel momento pensa solo a Hinata. Quando sembra ormai accettare la sua fine, gli riaffiora alla mente il ricordo di una giornata delle medie, quando faceva parte di un gruppo di teppisti. Ma è un ricordo troppo nitido e vero, e si renderà presto conto di essere ritornato ben 12 anni nel passato grazie ad un viaggio nel tempo, dove rivivrà il giorno in cui tutto iniziò ad andare male.

Queste sono le bellissime premesse di Tokyo Revengers, dove vedrete il nostro protagonista immischiarsi nella Tokyo Manji Gang mentre cerca di salvare il suo primo amore.

Senza girarci tanto attorno, vi ritroverete tra le mani una serie avvincente e dinamica, che unisce alla perfezione elementi apparentemente non canonici di un classico shonen. Ken Wakui, infatti, è riuscito a unire l’elemento fantascientifico dei viaggi temporali con l’elemento più grezzo della realtà fra bande criminali, creando una serie capace di stuzzicare la curiosità del lettore.

Il ritmo della narrazione è incalzante, il lettore non ha un attimo di pausa grazie ai colpi di scena che lo tengono incollato alle pagine.

“Mi piaceva tanto, tantissimo… da togliere il fiato”

Il desiderio di salvare Hinata è il filo conduttore della narrazione. Il protagonista, sebbene all’inizio possa sembrare un buono a nulla, diventa inaspettatamente determinato, smosso ovviamente da questo grande desiderio. La trama si intricherà sempre di più, senza intaccare in alcun modo l’obiettivo, che sarà sempre il perno fondamentale attorno a cui si svilupperà tutta la serie.

Ken Wakui ha la grande abilità di creare personaggi ben caratterizzati, che non vengono accantonati per dare spazio al protagonista e con cui riuscirete facilmente ad empatizzare, immedesimarvi e ad affezionarvi. Questo avverà in ogni caso, sebbene alcuni siano di dubbia morale. Ogni personaggio ha grinta, carattere e personalità da vendere, alcuni spietati ma allo stesso tempo affascinanti. Continuando la lettura avrete la possibilità di approfondirli in ogni loro sfaccettatura, scoprendo il passato che nascondono e che li ha resi ciò che sono diventati.

Un altro dei punti più interessanti della narrazione è l’inserimento dell’elemento delle lotte fra bande, segno di malavita, in un paese apparentemente così perfetto come il Giappone.

Il sistema dell’organizzazione delle bande richiama alla memoria la medesima struttura organizzativa della Yakuza. L’organizzazione infatti è verticale, dove al vertice stanno i più potenti a discapito dei più deboli, che devono obbedire e che non possono ribellarsi. Una vita da cui è difficile scappare e che segnerà in modo indelebile anche quella di Takemichi e dei suoi amici.

All’interno dell’opera troviamo uno dei simboli più controversi e incompresi dal pubblico occidentale, cioè il Manji, sinonimo di prosperità e buona fortuna. E’ un simbolo che più di una volta abbiamo trovato negli anime, basti pensare al Neji di Naruto che porta il simbolo in fronte (che è stato censurato per l’associazione che viene fatta in occidente) o che viene riprodotta con dei gesti delle braccia.

Negli anni ’70 in Giappone c’è stato un periodo in cui il simbolo veniva proprio utilizzato, e poi associato, a membri di gang e a delinquenti. Ma curioso è il fatto che il nome della gang probabilmente abbia preso spunto dal nome del suo capo, Manjirou, che contiene questo termine. Geniale.

Il tratto del mangaka è realistico e molto dinamico, tanto che i suoi disegni sembrano prendere vita. Il disegno dei combattimenti, che spesso negli shonen più famosi possiamo trovare “più sporchi” e sempre un po’ confusionari, in Tokyo Revengers invece si mantengono puliti e ricchi di dettagli. Questo aiuta il lettore a vedere le azioni dei combattenti in maniera nitida.

I primi piani sono pazzeschi, quello che rimane più impresso nella mente del lettore è il momento in cui Takemichi sembra che ormai stia per morire. Lo vediamo terrorizzato, con gli occhi sbarrati, l’ombreggiatura rende perfettamente sul suo viso questo sentimento. Idem per i primi piani su Hinata, impossibile non innamorarsi.

Le espressioni facciali dei personaggi e le inquadrature riflettono in modo impeccabile i sentimenti che stanno vivendo. Infatti essi sono così espressivi che sarà facile percepire tutto il ventaglio emozionale e a provare i medesimi sentimenti; commozione, eccitazione, impressione, trepidazione, turbamento, paura.

J-Pop manga, ci regala una Box con all’interno i primi due volumi e una cartolina olografica con rappresentato la gang al completo. Un piccolo cofanetto da collezione che, l’editore come al solito, ci offre in una splendida qualità.

In conclusione Tokyo Revengers è un’opera fresca e molto promettente, in cui nulla viene lasciato al caso. Il lettore viene trascinato nel pieno dell’azione e travolto dalle emozioni. I colpi di scena, improvvisi e pieni di suspance, coinvolgono il lettore, tanto da desiderare di avere tra le mani il volume successivo che letteralmente sbranerete.

Dinamico, emozionante, violento e crudo, questo e molto altro è Tokyo Revengers.

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