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Ultramega 1 – Recensione

Ultramega vol 1

Pacific Rim, serie cinematografica iniziata nel 2013 da Guglielmo del Toro? Gracile. Godzilla, il mostro gigantesco più famoso al mondo? Una creaturina. È così che Saldapress ha presentano Ultramega, il nuovo progetto prodotto dall’etichetta Skybound di Robert Kirkman (Invincible, The Walking Dead) che ci presenterà una devastazione mai contemplata prima d’ora da occhi umani, tra combattimenti con creature gigantesche a cui non si può di certo rinunciare. Quel genere intramontabile che unisce fan dei comics e appassionati dei manga. Non importa la storia se di mezzo vi sono giganteschi titani, o meglio Kaiju, che se le danno di santa ragione. Ma Ultramega è qualcosa che va oltre.

La serie è realizzata da James Harren, riconosciuto come disegnatore e copertinista per etichette del livello della Marvel e DC Comics, ma anche IDW ed altri ancora. È per questo che, oltre ad occuparsi della sceneggiatura, mette mano anche ai disegni dando prova d’esser un artista completo. Artista che ha preso ispirazione da diversi maestri, sia occidentali che orientali, e nel corso della lettura ciò lo si può percepire. Alla colorazione troviamo Dave Stewart, premiato per il suo lavoro attraverso diversi Eisner Award. Arrivati a questo punto le aspettative cominciano a farsi promettenti.

Distruzione, distruzione, distruzione

Nel mondo dilaga un virus tanto contagioso quanto devastante: gli esseri umani infettati subiscono una terribile metamorfosi che li porta a trasformarsi in giganteschi mostri assetati di distruzione. Solo tre individui dotati di poteri incredibili tengono a freno questa follia che sta portando l’umanità sull’orlo dell’estinzione: gli Ultramega. Ma le loro battaglie radono al suolo le città e seminano orrori indicibili, rischiando di diventare un problema peggiore del male a cui si oppongono.

Ultramega ha nella sinossi un elemento attuale nel contagio della popolazione a causa d’un virus. Tutto poi si ferma a questo, pur presentando ulteriori spunti nel corso della storia, dando vita a qualcosa di ancor più catastrofico. Un genere spesso sottovalutato, definito trash, ma che non assume sempre note negative. Non significa che sia qualcosa da reputare come brutto, anzi, può celare qualcosa che stupirà il lettore dato che c’è la possibilità di osare, senza limitazione alcuna.

L’opera si apre mostrando come il virus colpisce, per passare poi all’arma in grado di combattere questa minaccia, denominata il Flagello. Il tutto appare sbiadito, poco chiaro, ma da subito James Harren crea la cornice della storia, presentandoci, poi, colui che dovrebbe rappresentare uno dei tre eroi, Kay, gli Ultramega. Reduce dal ritiro dalla boxe e da un susseguirsi di licenziamenti causati dalla tecnologia, più economica di un operaio in carne ed ossa, Kay fa luce sul mondo in cui vive e sugli altri due prescelti. Il tutto si apre dopo diversi anni dallo scaturire del caos, facendo notare quanto i tre Ultramega probabilmente non siano state le scelte più ovvie, a causa dei loro problemi e desideri opportunistici.

Ultramega è una storia matura

“Anni. Anni senza un giorno di tregua. Anni passati lontano dalla mia famiglia. Anni passati in mezzo alla folla. Il tizio della pupilla aveva ragione… il virus infettava la gente a caso. E la mia vicinanza sembra innescare la trasformazione.”

Fin dalle primissime pagine, pur con un inizio apparentemente ingenuo, James Harren ribadisce che il proprio lavoro racchiude temi pesanti, maturi, che fanno riflettere su noi stessi, sul mondo e su ciò che stiamo vivendo, ovvero la solitudine, il distanziamento e la paura, oltre che dar libero sfogo alla sua immaginazione fanciullesca. Persone normalissime che si ritrovano tra le mani un potere che rade al suolo intere metropoli con un singolo passo. Individui a cui non è stata fornita alcuna spiegazione esaustiva, ma piazzati come pedine in una gigantesca scacchiera che non sembra avere fine.

Ciò che apre alla prima splash-page del fumetto, prima di passare ad un combattimento tra titani, sottolinea ed imprime tutto ciò in modo drammatico. Kay si ritroverà dinnanzi ad una madre che all’improvviso si trasforma in un enorme Kaiju e vane saranno le parole dell’Ultramega che tenta di far allontanare il figlio dalla donna che fino a pochi istanti prima era una persona che amava la sua prole.

Scontri tra Kaiju con elementi profondi e drammatici in un’opera da non sottovalutare

Harren inserisce, in un momento intenso e drammatico, una lieve vena comica che alleggerisce l’atmosfera, senza snaturarlo cambiando pathos e ritmo. Non è cosa da dare per scontata e ciò identifica come il fumetto sia consigliabile ad un pubblico maturo, adulto, pur rimanendo nel target di puro intrattenimento che è quello degli scontri tra Kaiju. Ma chi si aspetta solo questo verrà piacevolmente smentito e sorpreso da qualcosa che prende pieghe più profonde e diversificate. In un certo senso può ricordare Undiscovered Country di Snyder e Soule.

Non mancano pagine ed elementi puramente horror, che fanno sì che l’opera non sia categorizzabile in un modo troppo superficiale. Quello che viene reputato come un virus appare come una creatura famelica, dallo stesso nome che lo individua. Questa è in grado di rendere una persona un gigantesco mostro, ma anche di deturpare le figure rendendo il loro aspetto pari a quello di possessioni demoniache, con momenti Lovecraftiani.

Ultramega affronta le conseguenze delle proprie scelte. Il tentativo di salvare qualcuno che ami può dar luce a qualcosa di peggiore. Qualcosa a cui nemmeno quel mondo ormai abituato da anni a convivere con giganteschi mostri è preparato. Un fatto ormai divenuto routine, in cui vi sono apposite squadre per la pulizia a seguito del passaggio dei mostri, un po’ come la Damage Control della Marvel. Il tutto è reso più vero attraverso piccoli dettagli, come la pulizia di, letteralmente, un mare di sangue coagulato per i vicoli e le strade.

Uno sguardo all’attualità con la metafora dei Kaiju

“Si diffuse la paranoia. Chiunque poteva essere infetto […] La nostra paura si trasformò in odio verso gli uomini imperfetti che ci avevano deluso.”

Ultramega è più di un fumetto d’intrattenimento. È un riflesso della natura umana che, cieca dalla paura verso il prossimo, separa, innalza muri. Il primo passo verso la discriminazione, nata per il timore di un contagio ma che guardando alla nostra quotidianità può essere paragonata alla diversità e all’odio infondato. Harren non nega di essersi divertito nella realizzazione del progetto. Lo dimostra nel corso delle pagine, nel come dirama gli eventi, costruendo qualcosa che ha radici in un cosmo lontano sia nel tempo che nello spazio.

Oltre alla storia a funzionare è anche la rappresentazione di questa attraverso i disegni. Un tratto sporco, grezzo, che ben si conforma con il tipo di narrazione ed ambientazione. Un mondo crudele, che subisce i pesanti colpi di giganti che camminano sulla sua superficie. Non poteva esser da meno ed è perfetto. Fantasioso nella raffigurazione dei mostruosi kaiju e dettagliato nel momento in cui vengono presentate le città, i grattacieli distrutti, tutto nel dettaglio.

Non vi è una vera e propria suddivisione in capitoli, o per lo meno non è confinata nelle consuete venti pagine. Gli eventi si prendono il tempo di cui hanno bisogno, cambiando più volte la scena, con diversi cliffhanger, ma senza che il capitolo termini. Questi hanno una lunghezza variabile, adeguati secondo le esigenze nel raccontare la storia di Harren. Questo fumetto può esser definito come una rivelazione che non va messa in secondo piano. Attraverso la voglia di mettere in gioco mostruosi Kaiju l’autore riflette l’umanità, le due debolezze, costruendo un’arena di gioco estremamente ricca e vasta.

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By Davide Zanella

Giovane appassionato del mondo nerd, ho iniziato ad immergermi in questo mondo un po' come tutti quelli della mia generazione. Catturato dai film Marvel dello scorso decennio sono passato alla controparte cartacea, finendo ad espandermi in altre realtà. Ora provo a far conoscere a più persone possibili la mia passione cercando di parlarne al meglio. Mi potete trovare anche su instagram in @riccidanerd

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