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Umibe no étranger: L’étranger de la plage – Recensione

Umibe no étranger

Scritto e disegnato fra il 2013 e il 2014 da Kanna Kii, Umibe no étranger è un volume unico pubblicato in Italia da Flashbook edizioni. Inizialmente pensata come one-shot, la storia d’amore fra Shun e Mio ha poi riscosso un successo tale da portare alla realizzazione di un volumetto composto da quattro capitoli.

A settembre del 2020, in Giappone, è stato distribuito il film ispirato ad Umibe no étranger, il cui dvd sarà rilasciato nel febbraio del 2021.
Circa un anno dopo la creazione di Umibe, dal pennino dell’autrice è nato Harukaze no étranger, sequel di Umibe, serializzato in quattro volumi ancora in corso.

Shun vive su una piccola e tranquilla isola di Okinawa. Aiutando la zia in cambio di vitto e alloggio, Shun lavoro alla stesura del suo primo romanzo. Sull’isola fa la conoscenza di Mio, un liceale che ha perso entrambi i genitori e che di notte si ritrova sempre a guardare il mare. I due ragazzi provano attrazione l’uno per l’altro, ma dopo poco tempo Mio decide di proseguire la scuola sull’isola principale, lasciando Shun con la semplice promessa di chiamarlo. Mio farà ritorno dopo tre anni, dichiarando a Shun il proprio amore. Non sarà facile per nessuno dei due riprendere un rapporto in stand by da tempo. 

“Se dovevi tornare, potevi farlo prima.”

La storia di Umibe no étranger è, per ammissione della sensei Kanna Kii, “una storia semplice con un’adorabile coppia che potesse rendere felice chi la leggeva”. Ma in realtà la narrazione concepita dall’autrice è tutt’altro che semplice.  Nonostante la sua struttura auto conclusiva, Umibe no étranger riesce a scandagliare in maniera sufficientemente profonda le emozioni e le intenzioni dei protagonisti. 

Entrambi i ragazzi hanno alle spalle un passato sofferto, che li ha portati ad allontanarsi apparentemente dal mondo. L’isoletta di Okinawa è un rifugio perfetto. Tuttavia, mentre Shun sembra intenzionato a proseguire la sua fuga dal mondo, Mio prende in mano le redini del proprio destino e lascia l’isola madre per confrontarsi con il creato. 

Per Shun, più grande di Mio, non è facile fare i conti con la propria vita e con il proprio passato. La considerazione che ha di se stesso lo porta a tentare di allontanare Mio da sè, sebbene se ne senta attratto. Per sua fortuna, il destino ha in serbo per lui un innamorato non facile da faticare. 

L’evoluzione del rapporto fra Shun e Mio è graduale e ben calibrata. Nei soli quattro capitoli di Umibe no étranger, l’autrice riesce a presentare ai lettori una storia equilibrata e ben strutturata, in cui i brevissimi flashback presenti spezzano il ritmo della storia e ne arricchiscono la narrazione. 

“Dopotutto, fare una telefonata è facile.”

Il romanticismo di Umibe no étranger si ritrova in ogni pagina del volume, ma esplode nella parte finale. È lì che il lettore capisce che entrambi i ragazzi, finalmente, grazie alla reciproca compagnia, riescono a fare pace con il proprio passato. Ora, iniziare una vita insieme non sembra poi così surreale o difficoltoso come poteva apparire all’inizio della narrazione. 

Menzione speciale va a Sakurako, personaggio femminile che occupa una parte del manga. I Boy’s Love difettano spesso di presenze femminili, sebbene queste ultime possano – se usate nel giusto modo – rendere maggiormente interessante la trama. Nonostante il personaggio di Sakurako sia presente in un numero ridotto di tavole, è funzionale e bene integrato con la storia. Si inserisce nella relazione fra Shun e Mio senza risultare fuori posto.

“Sono contento… che quella volta tu mi abbia trovato.”

Disegni estremamente dettagliati: è questa una delle caratteristiche che meglio rappresentano il tratto di Kanna Kii. Umibe no étranger non fa eccezione. La ricchezza con la quale l’autrice riempie ogni tavola, riuscendo tuttavia a renderla leggera e gradevole, è un suo marchio di fabbrica. Che si tratti di ambientazioni antropizzate o di un paesaggio naturale, Kanna Kii è conosciuta per la pazienza e l’attenzione che dedica ad ogni singolo dettaglio od oggetto, rigorosamente disegnati a mano.

Le sue tavole, soprattutto se valorizzate con la colorazione, sono una gioia per gli occhi. La copertina di Umibe no étranger, impressa sulla sovraccoperta, ne è una prova: un tripudio di colori, mare e fiori che si estende dal davanti al retro. D’altro canto, l’eccessiva dolcezza con cui vengono rappresentati i suoi personaggi per lo più già adulti, che spesso assumono sembianze “chibi”, può non incontrare il gusto di alcuni lettori. 

Umibe no étranger è un Boy’s Love che prevede al suo interno una piccola dose di scene esplicite. La relazione di Shun e Mio, oltre ad essere molto romantica, è anche una relazione fisica. Le scene a contenuto sessualmente esplicito sono poche e ridotte, ma sono presenti, seppur censurate. L’atto sessuale conserva quella parte di dolcezza e romanticismo di cui Umibe no étranger è intriso, e suggella la complicità che la coppia ha sviluppato nell’arco dei quattro capitoli. Romantico e fisico nello stesso tempo, il sesso è una parte del tutto. Il concetto è ben esemplificato dalla frase di Mio: “voglio poter fare tutto quello posso per la persona che amo”.

“Non c’è nulla di strano nell’amare un uomo.”

In conclusione, il risultato finale di Umibe no étranger è una storia meno semplice di quello che Kanna Kii inizialmente aveva progettato, e comunque profonda e avvolgente, che non affatica la mente. 
Quasi d’obbligo per i fan dell’autrice, la storia si presta ad essere letta anche da chi cerca nei Boy’s Love una punta in più di intimità e piccantezza – senza comunque rinunciare agli aspetti maggiormente dolci e sentimentali. 

Umibe no étranger è una lettura piacevole che unisce al romanticismo una piccola dose di passata sofferenza. Scorrevole ma non banale, può essere letta limitandosi a questo volume unico, o può essere integrata con la lettura del suo sequel, Harukaze no étranger. Preparatevi, perché leggendola verrà anche a voi voglia di trasferirvi sulla stessa piccola isola di Shun e Mio. 

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By Giulia Lenci

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