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Un chien andalou – Recensione

Un chien andalou

L’arte non è necessariamente racchiusa in quadri e sculture. L’arte va oltre. E in questo caso vola verso un riadattamento a fumetti de Un chien andalou, targato Edizioni NPE e firmato da Andrea Cavaletto. Un chien andalou nasce come cortometraggio già entrato di diritto nella storia dell’arte a trecentosessanta gradi. Un movimento culturale, quello del surrealismo che all’inizio del ventesimo secolo, poneva al centro della sua poetica artistica il sogno, il delirio e l’allucinazione. Un chien andalou, viene alla luce grazie a due grandi artisti ovvero Luis Buñuel e Salvador Dalí. I due iniziano a scrivere una sceneggiatura inserendo i loro sogni. Nel 1929, viene realizzato il film che ad oggi non è invecchiato affatto.

Sull’onda delle suggestioni oniriche del regista e del pittore regalano al cinema una delle scene più terrificanti di sempre. Ma ci arriviamo tra poco, vi basti sapere che stiamo parlando di una sequenza iconica più volte citata non solo al cinema ma anche nella musica. A firmarne la trasposizione a fumetti, sia nei testi che nei disegni, è Andrea Cavaletto, già sceneggiatore di Dylan Dog e Martin Mystère. A distanza di anni, l’autore riprende in mano carboncino e solventi per trasferire sulle pagine ogni singolo fotogramma di questo capolavoro. Ne esce fuori un affascinante adattamento per cultori, amanti del genere, curiosi e per chiunque voglia provare una piacevole sensazione di straniamento.

Ed è proprio in quest’opera che Andrea Cavaletto non si risparmia regalando le medesime sensazioni della pellicola. Infatti, grazie a Edizioni NPE, le scene e le immagini che lo sceneggiatore porta a termine in sole 64 pagine, sono totalmente rappresentative e iconiche, sconnesse e ossessionanti. Saranno, ancora una volta, capaci di trasmettere un mix di sensazioni significative, anche scomode in certi casi e di smarrimento.

Psicoanalisi e Freud, il sogno è la via privilegiata di accesso all’inconscio.

La ragione per cui, nonostante gli anni Un chien andalou sia ancora potente, risiede proprio nei temi trattati che – all’apparenza – sembrano non esserci. Ma ad avvalorare questo, e aiutarvi a comprendere meglio, arriva la trasposizione fumettistica. Questi argomenti vivono all’interno dell’opera e sono: l’amore, il sesso, la morte e il decadimento che vengono accostati a qualcosa di perpetuo come il celeberrimo monito: “Dio è…”, ovvero infinitamente esteso nel tempo, senza principio né fine. Quindi eterni. Non siamo noi ad affermarlo, ma la storia dell’arte tutta che lo racconta da sempre. Questi temi hanno attirato (e attireranno ancora per molto tempo) artisti e pubblico senza mai perdere valore e interesse.

Come abbiamo detto, quello che vedrete nell’opera in questione, riadattata da Andrea Cavaletto, sono storie senza connessione che vengono emesse, pagina dopo pagine, come un flusso ininterrotto quasi a strizzare letteralmente gli occhi al mondo dei sogni, onirico e senza logicità, ma carico di significati psicologici profondi. Ed è proprio qui presente, come anticipato poco sopra, anche la scena delle scene. Quella più raccapriccianti e orrorifica mai viste fino ad allora. Un uomo, interpretato nel corto dallo stesso Luis Buñuel, affacciato dal balcone di notte, affila una lama ammirando la luna. Una sottile nuvola attraversa la luna quasi a tagliarla in due. Subito dopo l’uomo, si avvicina ad una donna con la lama tra le mani e, tenendogli un occhio ben aperto, lo taglia in due.

Questa immagine racchiude in sé un significato ben distante da quello visivo fine a se stesso, si tratta bensì di una delle missioni principali del surrealismo. Ovvero quello di “squarciare l’occhio dello spettatore” mostrandogli, in un certo senso, tutto ciò che non aveva mai visto prima di allora. Il senso di questa scena è sicuramente quella più accreditata, ma esiste un’altra tesi molto interessante sulla famosa scena in questione che vede un concetto ben delineato e legato a Freud.

Decifrarlo non è semplice: un’energia che si dirige verso le mete più diverse.

Per comprendere l’opera, e quindi parte di questa teoria, si necessita sicuramente di una minima conoscenza superficiale della psicoanalisi in quanto, come la maggior parte delle opere surrealiste, si prende a piene mani dalle teorie di Freud e quindi da L’interpretazione dei sogni, libro realizzato dallo stesso nel 1899. Dunque, l’altro “senso” di questa famosa scena viene direttamente dai concetti del famoso intellettuali ed è legata a questioni sessuali. Infatti, l’occhio e la luna, secondo la psicoanalisi freudiana, sono simboli femminili che richiamano l’organo sessuale della donna, il rasoio il simbolo fallico maschile. Un altro esempio presente è quello della mano dell’uomo (che rappresenta sempre un significato fallico) dove al centro risiede un buco dal quale fuoriescono le formiche. Anche tante serie di dissolvenze vi porteranno a essere consci che sono chiare allusioni sessuali mostrate sotto forma di violenza.

Tornando all’opera fumettistica, Cavaletto fa davvero un lavoro sublime riproponendo fedelmente l’opera amplificandone il senso di smarrimento e di incredulità che potrebbe vivere il letto di primo acchito. Il fumettista Piemontese, con il suo stile realistico e tutto il suo astro, nonostante mantenga l’ossatura dell’originale, realizza qualcosa che da un maggiore spessore all’opera stessa. L’edizione NPE è sempre di alto livello. L’attenzione al dettaglio, alla qualità ma soprattutto con iniziative sempre piacevoli per gli acquirenti (come quello dello sketch per i primi 100), risultano essere scelte vincenti che non fanno altro che far affezionare il lettore all’editore in questione.

In conclusione, Un chien andalou edito da Edizioni NPE risulta essere vincente in quanto la trasposizione fedele rafforza il senso dell’opera originale. Un uomo, una donna, la pulsione erotica, la violenza, le mille figure simboliche e tanto altro, sono ancora oggi messaggi chiari rivolti all’antiborghese e all’anticlericale. Un capolavoro assoluto che mantiene intatta, anche in questo caso, il suo essere crudo, d’effetto e diretto al rovesciamento e al sovvertimento.

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By Paolo Monticciolo

Tutto tutto, va bene… vi racconto tutto. Quando ero in terza ho copiato all'esame di storia. Quando ero in quarta ho rubato il parrucchino di mio zio Max e me lo sono messo sul mento per fare Mosè alla recita della scuola. Quando ero in quinta ho buttato per le scale mia sorella Heidi e poi ho dato la colpa al cane… Allora mia madre mi mandò a un campeggio estivo per bambini grassi e poi una volta non ho resistito, ho mangiato due chili di panna e mi hanno cacciato” (I Goonies, 1985)

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