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Un’amica quasi perfetta – Recensione

Un’amica quasi perfetta è un thriller psicologico scritto da Barbara Copperthwaite, edito da Newton Compton Editori. Una storia di bugie e di malattie reali. Si può mentire anche a noi stessi? Fino a dove possono arrivare le bugie e confondersi così con la realtà?

L’autrice, Barbara Copperthwaite è nata e cresciuta nel Lincolnshire, per vent’anni è stata una giornalista collaborando con numerose testate tra cui «the Daily Mail» e «the Guardian». Ha deciso di trarre ispirazione dai casi e dalle interviste fatte per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Quando non è occupata a scrivere, ama fotografare la natura selvaggia.

La trama: Mi chiamo Alex e il mio mondo è appena andato in frantumi. Mio marito mi ha lasciata, i miei figli si rifiutano di parlarmi… Niente tornerà mai più come prima. Fatico persino a riconoscere me stessa. C’è solo una persona che mi dà coraggio: Carrie. È la migliore amica che si possa desiderare, l’unica di cui mi fido, la sola persona al mondo a cui posso rivelare i miei segreti. Da quando ci siamo conosciute in un gruppo di sostegno, abbiamo capito che le nostre solitudini potevano finalmente trovare un po’ di sollievo. Carrie non ha molto tempo a disposizione, ma io intendo fare in modo che i giorni trascorsi con me siano i migliori di tutta la sua vita. Perché lei è la cosa più preziosa che ho e non mi farebbe mai del male. E se mi sbagliassi?

«Fin da quando ho fatto il mio primo respiro, ero destinata a diventare un’emarginata. I segnali c’erano tutti, già nella mia infanzia». E con queste parole inizia il romanzo. Si capisce da subito che la componente psicologica sia la principale della storia, ma cosa porta la protagonista a dire queste parole? L’autrice fa immerge nel vivo della psiche delle due donne il lettore immediatamente, senza preamboli o avvisi. Ci si tuffa nelle loro vite in un battito di ciglia.

«Sono una bugiarda. Be’, un’anoressica in via di guarigione, e durante la malattia non ho fatto altro che mentire per non farmi scoprire e tenere viva la mia dipendenza».

Alex è una sarta, quarantenne, attualmente sola che soffre di anoressia. Essere anoressica, l’ha sempre portata a mentire agli altri come a se stessa, è persino la causa della sua separazione. I figli non le parlano più e lei ha un terribile bisogno di donare a qualcuno il suo amore materno. Decide, così, di condividere i suoi sentimenti e la sua malattia in un gruppo di sostegno. Ed è proprio qui che conosce Carrie, una giovane donna ventiquattrenne malata di cancro. Le due donne si identificano l’una nell’altra all’istante, e tra loro nasce un grande legame. Alex trova in Carrie qualcuno a cui donare il suo amore di mamma, mentre Carrie, all’opposto, empatizza senza indugi nel ruolo di figlia surrogata. Sarà quando per il cancro di Carrie non ci saranno più speranze che Alex, pur di farle vivere i giorni più belli della sua vita, ricadrà nuovamente nella sua malattia.

Inutile soffermarsi troppo sulla trama, ogni parola in più potrebbe essere un possibile, terribile spoiler che rovinerebbe la lettura. La narrazione è scorrevole e veloce, anche grazie alla presenza di capitoli brevi, alcuni dei quali incentrati su scene del passato della protagonista. La storia in prima persona è ricchissima di flashback delle delusioni vissute, dell’infanzia o del matrimonio. Ma proprio per la sua principale peculiarità, ossia essere bugiarda fino al midollo che spesso ci si soffermerà a pensare se quello che si sta leggendo è realtà o menzogna. Parole che si contraddicono, storie che si intrecciano ma che sembrano diverse le une dalle altre. La menzogna sarà la protagonista indistinta di questo romanzo.

Non solo, ma Barbara riesce ad affrontare i vari disagi, le problematiche di entrambe le malattie in modo profondo. Intreccia quelle che potrebbero essere le possibili cause dei disturbi alimentari. Di come viene vissuta la malattia da chi ne soffre e come, nel caso in cui voglia, possa uscirne.

«Mi sono sempre considerata una persona sincera. Naturalmente anche questa potrebbe essere una balla».

Come detto pocanzi, la narrazione è in prima persona e viene adoperata dall’autrice in modo astuto. Solo a romanzo quasi concluso si riusciranno a unire i puntini del disegno che nel complesso risulterà essere particolarmente intricato. Ma non è solo la parte psicologica che vi tratterrà gli occhi incollati alle pagine, ma persino quella thriller. Il sospetto si mischierà alla ragione e la follia al crimine. Si cercherà il bandolo della matassa ma le varie vicissitudini destabilizzeranno le certezze del lettore. Sarà un susseguirsi di avvenimenti che porteranno chi legge a porsi sempre più domande e a rimanere sbalorditi davanti a certe verità che vengono alla luce man mano che la lettura avanza. E solo alla fine si mediterà sulla vera essenza del libro. Ne rimarrete indubbiamente stupiti e soprattutto appagati.

I personaggi son tutti ben caratterizzati anche quelli che fungono semplicemente da “spalla”. Le protagoniste hanno delle personalità molto simili, entrambe forgiate dal male del passato ma allo stesso tempo rese molto fragili. La loro grande forza si alterna alla loro delicatezza d’animo. Ma la protagonista assoluta sarà sempre e solo una: La Menzogna.

Dalla casa in cui ero cresciuta non mi portai dietro nessun ricordo. Nessun peso. Non volevo niente. Perché i ricordi ce li avevo dentro, in agguato. L’inclinazione per le bugie e la crudeltà di mio padre, la predisposizione genetica al cancro di mamma. Che cosa avevo ereditato?

La trama è articolata. Fa riflettere a lungo su quello che si sta leggendo. La prospettiva cambia, ma non subito se ne comprende l’essenza. Spesso può sembrare di trovarsi davanti a delle incongruenze, o forse ad un’ennesima falsità che ormai è divenuta la realtà per la protagonista. Sarà tutto in dubbio, fino alla fine. Fino a quando la verità è l’unica soluzione. La conclusione di ogni avvenimento.  

Un’amica quasi perfetta è un geniale thriller psicologico creato dalla penna di Barbara Copperthwaite. Fin dove la mente umana può spingersi per negare a se stessa la realtà? Cosa causa in una persona la fantasia di un’altra realtà, diversa, forse migliore, per fuggire ad un avvenimento traumatico? Non sarà solo la storia di una donna anoressica con un disturbo post traumatico ad accompagnare il lettore tra le pagine. C’è molto di più, molte verità nascoste, parole non dette e bugie raccontate che pian piano vedranno la luce tra le due protagoniste. E sarà proprio la bravura dell’autrice a confondere il lettore fino alla fine. Di sicuro un libro interessante e intelligente.

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